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Rimini Revisited. Oltre il mare, Marco Pesaresi

Sabato 24 giugno inaugura nelle rispettive sedi la mostra Rimini Revisited – Oltre il mare. Marco Pesaresi, a cura di Mario Beltrambini e Jana Liskova. FOto Igea Marina 1996, Marco Pesaresi
Sabato 24 giugno inaugura nelle rispettive sedi la mostra Rimini Revisited – Oltre il mare. Marco Pesaresi, a cura di Mario Beltrambini e Jana Liskova

La riviera rivista vent’anni dopo nelle fotografie del reporter riminese, Marco Pesaresi con Rimini Revisited, una mostra e due sedi espositive a Rimini e a Savignano sul Rubicone.

Inaugurazione il 24 giugno

Rimini, 8 giugno 2023 – Rimini e Savignano sul Rubicone: le due case di Marco Pesaresi aperte, insieme, per rivivere il viaggio per immagini della riviera attraverso lo sguardo profondo e poetico di Marco.

Sabato 24 giugno inaugura nelle rispettive sedi la mostra “Rimini Revisited – Oltre il mare. Marco Pesaresi“, a cura di Mario Beltrambini e Jana Liskova, realizzata dai due Comuni, con SI FEST, Fototeca Marco Pesaresi e Fellini Museum Rimini. Il progetto è vincitore del PAC2021 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Logo della mostra Rimini Revisisted. La riviera rivista vent’anni dopo attraverso le testimonianze di Marco Pesaresi. Una mostra a cura di Mario Beltrambini e Jana Liskova

La mostra ripropone a vent’anni di distanza il lavoro del fotografo riminese, cittadino idealmente onorario di Savignano sul Rubicone che ne custodisce l’intero archivio fotografico.

Nell’ambito di un programma di valorizzazione del fondo fotografico di Marco Pesaresi del Comune di Savignano sul Rubicone,Rimini Revisited” si configura come una rilettura critica del progetto originale della mostra “Rimini”, che il reporter dedicò alla sua città e che fu allestita postuma nel 2003. Nella sua interezza, la mostra non è più stata riproposta benché le fotografie che vi confluirono siano diventate iconiche di un certo modo di fotografare la riviera romagnola e godano tuttora di una notevole diffusione e apprezzamento.

Alla luce degli approfondimenti acquisiti dallo studio dell’archivio e in particolare della scoperta del menabò originale, elaborato da Marco Pesaresi, del libro che nasceva contestualmente alla mostra e pubblicato nel 2003, anch’esso quindi postumo, la rivisitazione ripercorre e ricostruisce la ricerca continua, tormentata e ossessiva che portò Marco Pesaresi a selezionare, tra le migliaia di scatti realizzati, le 73 foto esposte e pubblicate allora.

A sinistra i curatori della mostra Mario Beltrambini e Jana Liskova, a destra i sindaci di Rimini e Savignano sul Rubicone con Isa Perazzini, madre di Marco Pesaresi, alla conferenza stampa di presentazione della mostra.
A sinistra i curatori della mostra Mario Beltrambini e Jana Liskova, a destra i sindaci di Rimini e Savignano sul Rubicone con Isa Perazzini, madre di Marco Pesaresi, alla conferenza stampa di presentazione della mostra.

Oggi, dopo 20 anni, si aggiungono ed espongono nuove immagini (la mostra si compone complessivamente di 173 fotografie), grazie al notevole patrimonio di documenti che l’autore ha lasciato, contenuti di cui Marco Pesaresi più volte ha raccontato e descritto nei suoi testi e nei suoi diari. Ne scaturisce un grande affresco sulla “romagnolità” rappresentata dall’insieme di cultura, tradizioni e paesaggi che caratterizzano la riviera romagnola. Si aggiunge in tal modo un nuovo capitolo al grande racconto per immagini che Marco Pesaresi ha costruito intorno alle atmosfere, alle persone, agli eccessi e all’originalità della sua terra e della sua città, uno dei territori più visitati in Europa.

Il Comune di Savignano sul Rubicone e il Comune di Rimini accolgono Rimini Revisited – Oltre il mare. Marco Pesaresi mettendo a disposizione, in un doppio percorso espositivo e complementare, l’Ala di Isotta di Castel Sismondo a Rimini e la Sala Allende, in Palazzo Martuzzi, a Savignano sul Rubicone.

La mostra sarà visitabile dal 24 giugno al 24 settembre, in entrambi i luoghi espositivi. L’inaugurazione si terrà il 24 giugno, in due momenti distinti, sia a Rimini (ore 17) che a Savignano sul Rubicone (ore 11). Giovedì 29 giugno a Rimini il festival Biglietti agli amici celebra Marco Pesaresi con la testimonianza-video “La voce oltre il mare”. Partecipano Mario Beltrambini e Jana Liskova, curatori di Rimini Revisited – Oltre il mare (Piazza sull’acqua, ore 20.30).

Due giorni alla Crypto Coinference 2023

L'8 e il 9 giugno si è tenuta presso Fico Eataly World a Bologna, la quinta edizione della Crypto Coinference. Crypto Coinference è un evento che nasce nel 2017, organizzato da Moneywide.
L'8 e il 9 giugno si è tenuta presso Fico Eataly World a Bologna, la quinta edizione della Crypto Coinference. Crypto Coinference è un evento che nasce nel 2017, organizzato da Moneywide.

L’8 e il 9 giugno si è tenuta presso Fico Eataly World a Bologna, la quarta edizione della Crypto Coinference.
Crypto Coinference è un evento che nasce nel 2017, organizzato da Moneywide. Ogni anno vengono proposti speech di alto livello con relatori provenienti dalle più grandi aziende del settore, sia del panorama nazionale che del panorama internazionale.
Anche quest’anno gli ospiti proposti dalla conferenza hanno portato contenuti e progetti degni di attenzione.

Francesco Redaelli, CEO e Co-Founder di Horizone Group, Managing Director di Moneywide. Francesco è il fondatore e organizzatore principale della Crypto Coinference, presentatore e moderatore sul palco dell'evento.
Francesco Redaelli, CEO e Co-Founder di Horizone Group, Managing Director di Moneywide. Francesco è il fondatore e organizzatore principale della Crypto Coinference, presentatore e moderatore sul palco dell’evento.

Interventi e relatori

Come ogni anno tutto inizia con i saluti e l’introduzione di Francesco Redaelli, CEO e Co-Founder di Horizone Group, Managing Director di Moneywide. Francesco è il fondatore e organizzatore principale della Crypto Coinference, presentatore e moderatore sul palco dell’evento, insieme ad Eleonora Rocca, anche lei Co-Founder di Horizone Group e Founder e Managing Director di WomenXImpact.
Le sale sono sempre più popolate durante gli speech di Luca Boiardi di The Cryptogateway, probabilmente l’influencer del settore più seguito in Italia, un vero mattatore dell’attenzione pubblica del settore. Luca, nei suoi interventi espone alcuni concetti di finanza comportamentale e opinioni, insieme ad altri influencer come Tiziano Tridico e Riccardo Zanetti. Interventi un po’ meno impegnativi, l’ideale per avvicinare i meno esperti alla materia attraverso chi è più in vista.
Tuttavia anche quest’anno non sono mancati ospiti di un certo rilievo. Come nello speech sulla regolamentazione portata dal MICA, tra privacy, centralizzazione e sicurezza. Un panel diviso in due puntate insieme a Erwin Voloder Senior Policy Fellor dell’European Blockchain Association, Andrew Whitworth Policy Director EMEA di Ripple, Weiss Hagen consulente presso Global Law Firm Dentons. Intervento su cosa comporta questa leggiferazione e le sue possibili conseguenze.

Romolo De Stefano, Presidente Fondazione Ateneo Impresa, The Blockchain Management School - Tiziano IppolitiCo-founder, Eldorado Agency SRL - Gian Luca Comandini, Direttore The Blockchain Management School, The Future School.
Romolo De Stefano, Presidente Fondazione Ateneo Impresa, The Blockchain Management School – Tiziano IppolitiCo-founder, Eldorado Agency SRL – Gian Luca Comandini, Direttore The Blockchain Management School, The Future School.

Nella sala 2 ho seguito un interessantissimo discorso sulla nascita, potenzialità e servizi fintech da parte di Stefano Bargiacchi, trader e formatore, insieme a Vincenzo Tedeschi CEO di Directa.
Un piccolo disguido con gli orari delle sale che sono state invertite all’ultimo, non ci ha fatto godere appieno l’appuntamento di mezzogiorno con “Il Tuo Futuro è Blockchain – Come diventare un Blockchain Manager altamente richiesto dalle Aziende“, un appuntamento, con Romolo De Stefano, Presidente della Fondazione Ateneo Impresa, The Blockchain Management School, che reputavo importantissimo da seguire . Lo reputavo importantissimo perché Romolo De Stefano pone al centro dell’attenzione le skills tecniche, che in futuro saranno di importanza cruciale nell’utilizzo delle blockchain, non solo in un’ottica relativa alle valute, ma all’utilizzo e allo sviluppo di tutte le sue funzioni.
Per i possessori di criptovalute interessati a mettersi in regola, la sala 2 ha regalato una miniera di informazioni. Francesco Avella dello Studio Avella e Associati, ha dipanato la questione fiscale in ogni sua forma ripercorrendo nuove e vecchie regole. Le nuove norme, quelle più importanti, approfondite accuratamente con il dottore commercialista Giacomo Goria.
Goria ha spiegato in che modo le nuove norme contribuiscono ad una maggiore chiarezza. Sono ancora numerose però, le questioni non concluse quando si discute di fiscalità e cripto-attività.

Visitatori e bear market

A causa del bear market e delle vicende dell'ultimo anno, l'utenza è in calo, sia per gli strumenti finanziari relativi alle criptovalute, sia per gli eventi non strettamente correlate a Bitcoin. Le cose cambieranno al prossimo Bull Market?
A causa del bear market e delle vicende dell’ultimo anno, l’utenza è in calo, sia per gli strumenti finanziari relativi alle criptovalute, sia per gli eventi non strettamente correlate a Bitcoin. Le cose cambieranno al prossimo Bull Market?

Dall’ultimo appuntamento sono passati un anno e due mesi, la scorsa edizione dell’evento si è tenuta in aprile. Nonostante  le varie problematiche che il settore ha prospettato nel corso di questi 14 mesi, molti degli ospiti e dei visitatori, sia alla loro prima visita che già presenti lo scorso anno, hanno fatto capolino portando la loro presenza.
Il bear market e la sfiducia, dopo le disavventure del progetto Terra e dell’exchange FTX si fanno sentire, le presenze sono ridotte rispetto allo scorso anno.
Nonostante tra i presenti ci fosse grande interesse e grande entusiasmo, l’utenza è in evidente calo. Si sa comunque che, i visitatori, soprattutto i retail, sono molto influenzati dall’andamento del mercato. Questo ha influenzato anche la presenza di molte aziende, che erano quest’anno presenti in numero inferiore proprio come i visitatori.
Probabilmente ci toccherà aspettare un nuovo mercato toro per un ATH di presenze.

Location, Crypto Coinference 2024 e prevendite

Fico Eataly World, come nelle scorse edizioni, è stato il luogo che ha ospitato l’evento. Si tratta del parco del cibo italiano che dispone anche di sale per conferenze, molto attrezzate e spaziose. Per questa edizione le sale si sono rivelate più che sufficienti, se non estremamente abbondanti, ad ospitare i visitatori.
Nella scorsa edizione fu un po’ difficile riuscire a muoversi da un’area all’altra a causa dell’estremo affollamento.
Il parco offre una vasta scelta gastronomica per la pausa pranzo.
Ci sarà una sesta edizione? Già dall’inizio della conferenza sono stati messi in prevendita i biglietti per la prossima edizione dell’evento di cui, per motivi ovvi, non è stata ancora annunciata la sede e la data.
Se ti è piaciuto l’evento o non hai potuto partecipare quest’anno e non vorresti perderti quello del prossimo anno, le prevendite sono acquistabili direttamente sul sito ufficiale.

SMAU Milano 2023, 18-19 ottobre

SMAU, il più importante appuntamento italiano dell'IT (Information Technology) e dell'ICT (Information Communication Technology) avrà luogo in Italia il 18 e il 19 ottobre 2023.
SMAU, il più importante appuntamento italiano dell'IT (Information Technology) e dell'ICT (Information Communication Technology) avrà luogo in Italia il 18 e il 19 ottobre 2023.

SMAU, il più importante appuntamento italiano dell’IT (Information Technology) e dell’ICT (Information Communication Technology) avrà luogo il 18 e il 19 ottobre 2023.
Il Roadshow SMAU, attraverso i suoi appuntamenti internazionali, ha l’obiettivo di mettere in connessione il nostro ecosistema nazionale con i principali centri mondiali e favorire la nascita di nuove collaborazioni. Un evento per stimolare il confronto con gli attori principali del settore e supportare le crescita delle aziende italiane.

L’appuntamento italiano, appuntamento autunnale che si tiene in ottobre, viene dopo i tre precedenti eventi primaverili di Parigi, Londra e San Francisco.

Sarà possibile candidare la propria startup a partecipare all’evento con la possibilità di confrontarsi direttamente con imprese, investitori e abilitatori attivi sul mercato internazionale. Avranno la possibilità di partecipare ben 15 startup innovative.

È possibile trovare tutte le linee guida e i requisiti per la candidatura, per la partecipazione o per altre informazioni direttamente sul sito dell’evento.

Per altre notizie torna alla sezione news.

Pedro, in teoria di Marcos Gonsalez

Pedro, in teoria, è un libro di Marcos Gonsalez, saggista, critico e professore presso la Adelphi University a New York.

L’autore

Marcos Gonsalez è un saggista, critico e assistente professore di inglese alla Adelphi University che vive a New York City.
Il libro di auto-teoria di Marcos con critica letteraria e analisi culturale “Pedro, in teoria“, è disponibile in Italia edito da Mar dei Sargassi.
Il New York Times Book Review ha descritto la teoria di Pedro come “elettrizzante“, “magistrale” e “attraentemente telescopica” con una “voce forte e personale“.
Kirkus ne ha fatto una recensione definendolo “un ripudio sottile e sapientemente scritto del sogno americano a favore di qualcosa di più inclusivo e più realistico”.
Selezionato per il Brooklyn Public Library Literary Prize 2021. I saggi di Marcos sono apparsi o sono in uscita su Literary Hub, Transgender Studies Quarterly, The White Review, Public Books, Inside Higher Education, Ploughshares, Post45, Catapult, ASAP/Journal, Los Angeles Review of Books, The New Inquiry e altrove.

Marcos Gonsalez è un saggista, critico e assistente professore di inglese alla Adelphi University che vive a New York City. "Pedro, in teoria" rappresenta il suo debutto letterario.
Marcos Gonsalez è un saggista, critico e assistente professore di inglese alla Adelphi University che vive a New York City. “Pedro, in teoria” rappresenta il suo debutto letterario.

Pedro, in teoria!

Marcos è un ragazzino, figlio di un uomo messicano e di una donna portoricana, che vive in New Jersey e cresce tra operatori scolastici che gli impediscono di parlare lo spagnolo, lingua con cui è cresciuto in famiglia, logopedisti che lo obbligano a fare delle sedute senza l’autorizzazione di nessuno e compagni di classe bianchi che lo bullizzano.
Tutto questo lo porta ad avere mancanze emotive, a sentire l’assenza di suo padre come genitore apprensivo, a desiderare l’affetto della madre, una donna dall’atteggiamento distaccato.
Vive la depressione e la voglia di morire durante l’infanzia e l’adolescenza, assaporando il disagio del corpo e del suo essere a causa di una cultura che lo spinge a sentirsi sbagliato. Rinnega le sue origini pur di non essere identificato come messicano, dapprima dai bulli della scuola, successivamente dalla borghesia newyorkese.
Pedro è un modello teorico di quello che è l’immigrato, di quello che dovrebbe o che potrebbe essere, negli Stati Uniti. Una sorta di macchietta teatrale.
Un libro che sembra essere stato scritto 70 anni fa, eppure recentissimo.
I ricordi di Marcos sono descrizioni perfette, incise nella pietra, anche i ricordi d’infanzia. La descrizione delle difficoltà di integrazione e di accettazione, sia personali che altrui, le diversità razziali e di genere, le condizioni di povertà e discriminazione, il rapporto altalenante con i genitori e la sensazione di non essere mai abbastanza, mai nel posto giusto.
Ci si affeziona al pobrecito Marcos, come un amico che ti confessa le sue difficoltà e inadeguatezze. Alla ricerca della sua Terra Promessa, naviga nei suoi ricordi descritti con la lente di ingrandimento, mette in luce diverse condizioni esistenziali dell’uomo attraverso l’esame delle diversità generazionali, sessuali e razziali. Condizioni esistenziali come senso di colpa e gratitudine nei confronti dei genitori, che comprende essere semplici persone come lui, alla ricerca di un futuro migliore, a volte promesso da un luogo o da una generazione. Una promessa che può essere rotta con facilità estrema, un efferato diniego di tutti i sogni di chi le rincorre.

“Forse la terra promessa della mamma è la terra promessa della nonna. Forse ha compreso, dopo aver setacciato un continente, un continente che credeva sarebbe stato ospitale, che la Terra Promessa non esiste, che non importa la direzione, non importa la lontananza, le origini non si possono scalciare via con un semplice cambio di scenografia, un codice postale diverso.”

Le descrizioni dei ricordi, degli attimi di vita, sono molto accurati e piacevoli da leggere. La storia di Marcos è appassionante, si può percepire il senso di liberazione nel raccontare aneddoti di vita e sensazioni raramente o mai raccontati.
Alcuni lettori potrebbe sentirsi lontani da quella che è la condizione di minoranza, ma per molti altri, che sono costretti ad allontanarsi dalla propria terra in cerca di una condizione migliore, che vivono la discriminazione o il disagio dell’accettazione personale, possono empatizzare maggiormente con l’autore.
Forse, in fin dei conti, siamo stati tutti almeno una volta nella vita, il Pedro della situazione.

Apimell, mostra internazionale apicoltura 2023

Apimell ritorna nella sua edizione autunnale il 27-28-29 ottobre 2023 a Piacenza
Torna Apimell nella sua edizione autunnale. La mostra mercato internazionale più importante del settore dell'apicoltura. PiacenzaExpo, 27-28-29 ottobre 2023.

Torna l’appuntamento autunnale di Apimell, la mostra internazionale dell’apicoltura, il 27-28-29 ottobre 2023.
Apimell è la mostra mercato più importante del settore a livello nazionale. Nel 2023 ha registrato già nella sua edizione di marzo più di 23.000 ingressi provenienti da tutta Italia e dall’Europa.
Gli espositori presenti ad Apimell sono in maggioranza apicoltori italiani ed europei, 130 espositori registrati di cui 21 esteri, certificati da ISF (Istituto di Certificazione Dati Statistici Fieristici).
La fiera si terrà come sempre a Piacenza presso la zona fieristica PiacenzaExpo in via Tirotti, 11.
Gli stessi giorni avranno luogo negli spazi adiacenti altri due importantissimi appuntamenti.
Forestalia, la fiera dedicata ai lavoratori dei boschi, appuntamento in cui i fornitori della filiera agroforestale potranno incontrare imprenditori, operatori professionali e tecnici per ottimizzare tempi e investimento. Il tutto accompagnato da esposizione di mezzi e macchinari per l’agricoltura.
Buonvivere, dove trovare prodotti biologici di qualità, tipici delle varie regioni italiane, poterle gustare nei laboratori in collaborazione con esperti del settore della ristorazione.

Per altre notizie torna alla sezione news.

Bisessualità, caratteristiche e disambiguazione

Bisessualità è l'orientamento sessuale di chi trae piacere da rapporti sessuali o affettivi con persone sia dello stesso che dell'altro sesso
Nel 1998 Michael Page crea la bandiera dell'orgoglio bisessuale. Questa bandiera si compone di tre colori. Il rosa rappresenta l'attrazione per le persone dello stesso genere o sesso, il blu per quelle del genere o sesso opposto ed infine il viola simboleggia l'attrazione per entrambi.

Sono in molti a porsi questa domanda, mossi da così tanti pregiudizi verso la bisessualità, al punto da disconoscerne addirittura l’esistenza. Del resto, si tratta di un “concetto”, per molti ancora sconosciuto o travisato, attorno al quale permangono forti dubbi, perplessità e una grande confusione. Perciò è necessario fare un po’ di chiarezza, scardinando vecchi stereotipi, pregiudizi e mistificazioni.

Cos’è la bisessualità?

In psicologia, si definisce bisessualità l’orientamento sessuale di una persona che trae piacere nell’avere rapporti sessuali e/o affettivi con persone sia dello stesso che dell’altro sesso.1 Non si tratta quindi di un’attrazione di natura solo fisica, ma anche emotiva e sentimentale.
La bisessualità viene riconosciuta come un’identità sessuale con una sua propria specificità, non assimilabile all’eterosessualità né all’omosessualità, né tanto meno da considerarsi come una semplice oscillazione tra queste due polarità opposte.

Il termine “bisessualità” è una delle diverse classificazioni che fanno parte dell’ambito dell’orientamento sessuale. Il bisessuale è attratto da entrambi i sessi o da diversi tipi di genere.

Si può distinguere tra la cosiddetta bisessualità sincrona, quando una persona prova nello stesso momento della sua vita attrazione per persone di sesso opposto o uguale al proprio e la bisessualità asincrona, quando si hanno rapporti omosessuali in un certo periodo della propria vita ed eterosessuali in un altro.
Tuttavia, è un universo così vasto e ricco di sfumature per cui è preferibile declinare il termine al plurale, parlando delle bisessualità in riferimento alle diverse modalità con le quali un individuo può muoversi all’interno di questo variegato orientamento sessuale.
Infatti, ci sono persone attratte sia dagli uomini che dalle donne, altre che sono attratte soprattutto, ma non esclusivamente, da un genere e ci sono persone che sperimentano la propria identità sessuale come fluida e cangiante nel tempo.

Essere bisessuale è sinonimo di pansessualismo o ermafroditismo?

La bisessualità va distinta dal pansessualismo, poiché quest’ultimo fa riferimento a un desiderio che abbraccia tutte le identità sessuali e di genere, indipendentemente dal sesso biologico.2
Il pansessuale è mosso da un’attrazione romantica o sessuale che non deriva dal genere o dall’orientamento sessuale di una persona, ma dal suo modo di essere e dalla sua personalità globale.

Il pansessuale è attratto dal modo di essere di un individuo e non dal sesso o dal genere
Il pansessuale non è interessato al sesso o al genere della persona da cui è attratto. Prova attrazione sessuale e/o emotiva per un individuo per il suo modo di essere.

Le persone pansessuali, quindi, nel corso della vita possono essere attratte da partner molto eterogenei, ad esempio sia da un uomo eterosessuale che da una donna omosessuale o, ancora, da un transessuale.

La bisessualità è ben diversa anche dall’ermafroditismo (con cui a volte viene erroneamente confusa), ovvero quella condizione per la quale, nello stesso individuo, sono presenti allo stesso tempo caratteristiche sia anatomiche che sessuali dell’uomo e della donna.

Storia e interpretazioni della bisessualità

La bisessualità è nota sin da tempi antichissimi, ma nel corso del tempo ha assunto valenze notevolmente diverse, a seconda del periodo storico e del tipo di cultura e società. Ad esempio, essa era comunemente diffusa presso la civiltà greca e tollerata dalla civiltà romana.
Tuttavia, si è iniziato a studiare scientificamente la bisessualità solo verso la prima metà del 1900, generando numerose controversie all’interno delle comunità scientifiche e antropologiche mondiali.
Negli anni ’50 il biologo e sessuologo americano Alfred Kinsey pubblicò i risultati di uno studio sulla sessualità umana che coinvolse ben 5300 uomini e 5940 donne. La ricerca mise in luce la fluidità dell’orientamento sessuale umano, che non può essere descritto in termini di categorie fisse quali omosessualità ed eterosessualità Kinsey, sulla base dei risultati ottenuti, ipotizzò che la maggior parte delle persone avesse una componente bisessuale, come del resto aveva già sostenuto Sigmund Freud a fine ‘800.3
Solo negli anni ’60 il termine bisessualità è stato usato per riferirsi a un orientamento sessuale indipendente e con specifiche caratteristiche e nel 1998, Michael Page ha realizzato la bandiera bisessuale, i cui colori (rosa, blu e viola) simboleggiano la sovrapposizione di omosessualità ed eterosessualità. Nel contempo hanno continuato a proliferare ricerche e dibattiti intorno alle cause di quest’orientamento sessuale, a oggi ancora ritenuto da molti anomalo.

Bisessualità è l'orientamento sessuale di chi trae piacere da rapporti sessuali o affettivi con persone sia dello stesso che dell'altro sesso
Nel 1998 Michael Page crea la bandiera dell’orgoglio bisessuale. Questa bandiera si compone di tre colori. Il rosa rappresenta l’attrazione per le persone dello stesso genere o sesso, il blu per quelle del genere o sesso opposto ed infine il viola simboleggia l’attrazione per entrambi.

La bisessualità è stata (ed è ancora) considerata da molti semplicemente come un periodo di transizione destinato a concludersi in un orientamento più definito, ovvero omosessuale o eterosessuale. Di fatto è vero che la bisessualità può essere anche una fase transitoria, specialmente durante l’adolescenza e la prima giovinezza, quando un individuo è in corso di definizione della propria identità sessuale. Tuttavia, così come non tutti sperimentano la bisessualità nel loro processo di definizione identitaria, ci sono individui nel cui percorso di sviluppo la bisessualità non ha a che fare col bisogno di sperimentazione e rappresenta un fenomeno tutt’altro che transitorio. Eppure molti considerano la bisessualità solo come un’omosessualità mascherata.

Le mistificazioni bifobiche

La bi-fobia (ovvero paura/repulsione/avversione nei confronti dei bisessuali) è legata a tutti quegli stereotipi e pregiudizi sulla bisessualità che possono portare a gravi forme di discriminazione e di violenza, esattamente come avviene in caso di omofobia e transfobia.
I pregiudizi bi-fobici derivano dai falsi miti che continuano ad aleggiare intorno alla bisessualità come ad esempio ritenere che essere bisex significhi avere bisogno di “chiarirsi le idee” o pensare che l’attrazione verso più di un genere sia segno di immaturità o una tappa sulla strada verso un’identità etero oppure lesbica/gay.4
Alcuni sostengono addirittura che le persone bisessuali non si assumano la responsabilità di scegliere e che traggano vantaggi dalla loro invisibilità. Altri giudicano le persone bisessuali promiscue o incapaci di essere monogame. Poi c’è persino chi le tratta come oggetti per realizzare fantasie erotiche poliamorose.

L'eterocentrismo non mette al riparo gli eterosessuali dal discriminazioni.
La società moderna è ancora caratterizzato da eterocentrismo seppure che negli ultimi anni si è sviluppata una maggiore inclusività e comprensione nei confronti di sessi e generi diversi. Nonostante tutto qualsiasi orientamento non mette al riparo dalle discriminazioni e dalle conseguenze nel subirle.

La bisessualità comporta dei disagi?

Il disagio che un individuo può sperimentare in relazione alla propria identità sessuale e/o di genere è determinato sopratutto da fattori psico-sociali. Può dipendere dalla percezione che ognuno ha di sé, dalla propria formazione culturale e dalle proprie esperienze, dal contesto ambientale in cui vive, dal livello socio-culturale di appartenenza e dal peso dei condizionamenti familiari e sociali.
L’essere eterosessuali non è garanzia di costruzione di un’identità sessuale sana, equilibrata e priva di disagi. Tuttavia, l’eterocentrismo dominante, dando l’eterosessualità come norma e addirittura per scontata, mette maggiormente al riparo dalle stigmatizzazioni sociali gli individui che sviluppano questo tipo di orientamento. Sebbene anch’essi devono fare i conti con tutti quei condizionamenti sociali e tabù che etichettano tutto ciò che fuoriesce dai parametri della convenzionalità, sia in termini di costellazioni affettive che di pratiche amorose.
Tuttavia, ad essere maggiormente oggetto di stigma sono gli orientamenti che si discostano dall’eterosessualità sebbene l’omosessualità negli ultimi decenni sia stata progressivamente normalizzata dalla società occidentale e riconosciuta nel suo status quo. Non è così per la/le bisessualità spesso vittima di discriminazioni anche da parte della comunità gay/lesbica e non solo di quella etero.
Se una persona omosessuale, facendo coming out, può riuscire a sviluppare crescente consapevolezza di sé e fierezza di esternarla, per i bisessuali anche questo percorso appare tendenzialmente un po’ più critico e carico di difficoltà (pur con tutte le differenze soggettive che cambiano di caso in caso). Proprio perché la forte messa in discussione dell’autenticità di questo orientamento sessuale da parte della società può ostacolare il processo di definizione della propria identità sessuale, l’auto-consapevolezza e la spinta a dichiararsi agli altri. Per questo è fondamentale puntare verso la diffusione di una sempre maggiore formazione/informazione su questa tematica.

Bibliografia

  1. Jeremy Jabbour, Luke Holmes, David Sylva, Kevin J. Hsu. Robust evidence for bisexual orientation among men. Edited by Steven Pinker, Harvard University, Cambridge, MA
  2. Greaves LM, Sibley CG, Fraser G, Barlow FK. Comparing Pansexual- and Bisexual-Identified Participants on Demographics, Psychological Well-Being, and Political Ideology in a New Zealand National Sample. J Sex Res. 2019;56(9):1083-1090.
  3. Feinstein BA, Galupo MP. Bisexual orientation cannot be reduced to arousal patterns. Proc Natl Acad Sci U S A. 2020 Dec 15;117(50):31575-31576. doi: 10.1073/pnas.2016612117. Epub 2020 Nov 17. PMID: 33203669; PMCID: PMC7749278.
  4. Anna Brown. Bisexual adults are far less likely than gay men and lesbians to be ‘out’ to the people in their lives. Pew Research Center

 

Didattica, la scuola nell’era digitale

Didattica, la scuola nell'era digitale. L'istruzione e la tecnologia corrono di pari passo, è positivo o questo potrebbe creare dei problemi?

 

La lettura del libro è come un’immersione subacquea in cui troviamo un ambiente tranquillo, visivamente limitato, con ritmi lenti, poche distrazioni, dove è necessario concentrarsi e riflettere sulle informazioni limitate che abbiamo a disposizione. Al contrario, Internet è come lo sci d’acqua; ci si muove in superficie ad alta velocità, esposti ad una ampia visuale e circondati da molte distrazioni.

Nicholas George Carr, scrittore statunitense.

Durante la lettura del libro “Internet ci rende stupidi?1 di Nicholas Carr mi sono soffermata sulla seguente riflessione. È vero che la lettura sviluppa meglio la concentrazione, la memoria, il ragionamento rispetto ai media visivi, ciò nonostante l’esposizione alle tecnologie digitali non dev’essere per forza un male.
I videogiochi, ad esempio, migliorano le abilità visuo-spaziali, aumentano i tempi di reazione e la capacità di intercettare i dettagli nel disordine. Non che io sia un’amante dei videogames, ma cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto.

La tecnologia non è per forza dannosa e nociva, non rende i giovani più o meno capaci, più o meno intelligenti, più o meno perspicaci, li rende semplicemente diversi.

Le nuove tecnologie rendono qualsiasi informazione disponibile in qualsiasi momento. Imparare a cercare sta assumendo un’importanza sempre più rilevante che non ricordare.

I ragazzi forse saranno meno abili nel memorizzare le cose, ma saranno sicuramente più abili nel ricordare dove e come cercare i dati che gli servono. Nella società digitale le informazioni sono facilmente reperibili da praticamente tutti e in qualsiasi momento, risulta quindi molto più ragionevole ed efficiente imparare dove guardare e dove cercare. Il fatto di non dover memorizzare tutte le informazioni permette di impegnarsi in un processo di ordine superiore come il pensiero critico e il problem solving.

Bene, fino a qui tutto chiaro. La domanda che mi ronza in testa però è un’altra.
I due aggettivi con i quali i leader politici descrivono la scuola italiana sono inclusiva e innovativa. Ma è un’immagine reale?

I nativi digitali nella scuola di Gutenberg

Andando oltre alle differenze, se così si può chiamarle, dei bisogni educativi speciali e dei disturbi specifici di apprendimento e di tutti quei bambini che vivono in una situazione di svantaggio socio-economico, culturale e/o linguistico, c’è una cosa che accomuna tutti i ragazzi che frequentano la scuola oggi: tutti sono nativi digitali.2

Se da una parte l’inclusione scolastica prevede una didattica sempre più personalizzata e individualizzata, in quanto i bisogni sono molteplici e mai uguali, d’altra parte c’è il mondo digitale che li rende simili, che li unisce.

Oggi le telecomunicazioni e l’informatica sono i due pilastri su cui si regge la società nell’era dell’informazione. Ciò che ha sollecitato ed accelerato lo sviluppo di questa nuova fase è stata l’esplosione della rete Internet e del web. La società ha vissuto un cambiamento radicale sia in ambito sociale che quello economico. Le reti sono diventate dominanti in tutte le dimensioni della vita.3

Chi sono i nativi digitali? Sono quegli individui che sono nati e cresciuti a stretto contatto con la tecnologia, durante la diffusione delle tecnologie digitali.

Il potere degli individui e delle organizzazioni dipende dalla capacità di accesso alle informazioni, di generare nuova conoscenza e di comunicarla efficacemente tramite la rete globale. La staticità della stampa non è più in grado di soddisfare la necessità sociale di scambiare e condividere nuove informazioni e nuove tendenze. I vecchi media sono unidirezionali e lenti. Al contrario, le nuove tecnologie sono un flusso digitale continuo e bidirezionale di informazione, comunicazione, relazioni e anche emozioni.

L’offerta di contenuti in download su device quali e-book, tablet, smartphone, oppure contenuti direttamente utilizzabili in cloud, come i film o le serie TV che vengono distribuiti in streaming, è sempre più ampia e ce ne accorgiamo benissimo dopo una serata intera passata su Netflix a scegliere cosa guardare (a tal proposito Netflix ha introdotto una funzione chiamata ‘riproduci qualcosa’ per provare a risolvere questo enorme problema).

Tutto ciò non va inteso come un semplice aggiornamento informatico, ma comporta un vero cambiamento culturale che definisce un nuovo modo di abitare e comprendere il mondo. Questo, ovviamente, non può non attaccare anche il dominio del libro educativo e i manuali scolastici che continuano a risentirne molto. La competenza digitale da parte degli adulti, in questo caso dei docenti, è quindi necessaria per poter rispondere ai molteplici bisogni dei nativi digitali.

La generazione touch

L’idea dell’esistenza di una net-generation risale agli anni ‘90, ovvero al periodo del boom tecnologico, informatico e successivamente digitale.
Ciò che distingue la nuova generazione da quelle precedenti è la capacità di utilizzare le nuove tecnologie senza sforzo, senza pensare, intuitivamente. I ragazzi di oggi fin da piccolissimi passano le loro giornate interagendo con la tecnologia e, crescendo, il tempo aumenta progressivamente.

Molti di noi sorridono vedendo bambini piccolissimi interagire con libri o riviste come se fossero un tablet che non funziona. Durante una lezione in classe prima della scuola primaria mi è capitato di chiamare alla lavagna da gesso un bambino che ha cercato di attivarla facendo scorrere il dito. Tuttavia, questi comportamenti ci pongono una domanda fondamentale: che impatto ha l’uso di queste tecnologie sulla mente, sull’identità e sul modo in cui interagiscono e comunicano i nativi digitali e soprattutto come possiamo formarli?

Analizzando la storia dei media digitali è possibile, almeno per il momento, identificare quattro diverse fasi evolutive. Queste fasi sono caratterizzate dalle diverse interfacce utilizzate: testuale, web, web 2.0 e touch. A chiudere, per il momento, l’evoluzione dei nativi digitali è dunque la generazione touch. Grazie alla manipolazione diretta e all’uso intuitivo del device, gli appartenenti a questa generazione sono in grado di interagire con le tecnologie digitali fin da piccolissimi, prima ancora di iniziare a parlare e di imparare a leggere.

I nativi digitali utilizzano la tecnologia in modo naturale e senza alcuno sforzo, al contrario delle precedenti generazioni che fanno più fatica ad integrare l’utilizzo vivendolo come una difficoltà e una riduzione della propria espressione.

Se per le generazioni precedenti i nuovi media sono strumenti vuoti e inespressivi che limitano l’azione e richiedono uno sforzo significativo per essere utilizzati, per i nativi digitali sono invece delle opportunità che essi sono in grado di attuare in maniera totalmente trasparente e immediata. Sono quindi capaci di controllare sistemi dinamici complessi, ma senza essere in grado di spiegare le regole che gli permettono di farlo, per questo si dicono media intuitivi. Pensate all’acquisto di un nuovo smartphone. Chi di noi legge il libretto delle istruzioni? Le marche più note neanche lo propongono, sarebbe uno spreco di carta, inchiostro, spazio e design della confezione.

Quindi è vero che Internet ci rende più stupidi?

Al contrario di ciò che generalmente si pensa, usare i nuovi media senza pensare offre vantaggi significativi rispetto alle generazioni precedenti. Il nativo digitale non deve usare il ragionamento per interagire con la nuova tecnologia ed è libero di utilizzarla per identificare nuove opportunità. Quest’uso intuitivo dei dispositivi libera risorse cognitive che l’utente può usare in maniera più produttiva, sempre a seconda dell’età. Per fare un esempio, perché i ragazzi quando scattano un selfie usano filtri per cambiare le loro facce in personaggi buffi? Agli occhi dei genitori sembrerà solo un gioco e, spesso, una perdita di tempo, mentre per i ragazzi i filtri consentono di giocare con la propria identità digitale e di vedere le reazioni degli altri. Non capire questi comportamenti, non significa che sono necessariamente sbagliati, potrebbe essere che i nativi digitali vedano qualcosa che le generazioni precedenti non sono in grado di vedere.

Ma dopo i pro, arrivano anche i contro. I nuovi media modificano la capacità di riconoscere e sperimentare le emozioni in quanto quest’ultime risultano essere in qualche modo disincarnate, libere dalla natura corporea. Queste emozioni servono per evadere dal mondo reale e cambiare momentaneamente punto di vista, diventa però un problema quando le emozioni non hanno più alcun legame con la realtà, quando si riduce la capacità di riconoscere le emozioni proprie e altrui. Si parla, appunto, di analfabetismo emotivo, ovvero la mancanza di consapevolezza delle proprie emozioni e dei comportamenti ad esse associati, l’incapacità di relazionarsi con le emozioni altrui, non riconosciute e non capite. Da qui, nasce tutta una serie di conseguenze più o meno problematiche, difficili da trattare e, a volte, anche pericolose, come l’incapacità di sviluppare empatia, il bullismo, il cyberbullismo.

Nonostante la lunga lista di vantaggi esistono anche una serie di pericoli e svantaggi per questa generazione estremamente a contatto con la tecnologia. L’utilizzo continuo fin da tenera età espone a vari rischi legati alla gestione delle emozioni, al cyberbullismo e alla dipendenza.

Insomma, essere nativi digitali non vuol dire per forza possedere le competenze connesse al digitale. Proprio per questo motivo dovrebbero essere la scuola e la famiglia gli enti principali ad occuparsi del loro sviluppo.

Qual è allora la risposta alla domanda iniziale? Perché la scuola non è in grado di stare al passo con la società?

La scuola di ieri nella realtà di oggi

La verità è che stiamo usando vecchi metodi per una nuova generazione di ragazzi.

Leon C. Megginson, professore universitario e saggista statunitense, in “Lessons from Europe for American Business” (1963) scrive: “Secondo L’origine delle specie di Darwin, non è la più intelligente delle specie a sopravvivere; non è nemmeno la più forte; la specie che sopravvive è quella in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti dell’ambiente in cui si trova”.4

La scuola deve costituire uno dei pilastri principali nella fase di costruzione del rispetto, dell’accoglienza e dell’accettazione delle diversità. Il ruolo della scuola non è più solo quello di insegnare, ma di sviluppare un pensiero etico, di educare, formare, di costruire un’identità diversa ma comune a tutti. Ai fini di una didattica inclusiva, che si presta a far raggiungere a tutti gli alunni il massimo grado di partecipazione sociale, motivazione ed autostima, è necessario cambiare metodi di insegnamento e di valutazione, cercando di non fossilizzarsi. La scuola potrà formare i nativi digitali solo cambiando i ritmi e le pratiche didattiche coerenti con i modelli della società digitale. Sicuramente una sfida non facile. La scuola, in tutta la sua interezza, deve stare al passo con i tempi e deve svilupparsi in sintonia con la realtà che la circonda.5

La responsabilità di preparare le nuove generazioni, l’individuazione di obiettivi e di metodi educativi e didattici adeguati, la necessità di stare al passo con i tempi…
Forse qualcosa si sta muovendo?

Bibiliografia

  1. Nicholas George Carr (2011). Internet ci rende stupidi?. Raffello Cortina Editore
  2. Giuseppe Riva (2019). Nativi digitali Crescere e apprendere nel mondo dei nuovi media. il Mulino.
  3. Manuel Castels (2004). L’età dell’informazione: economia, società, cultura, Università Bocconi Editore.
  4. Megginson, L. C. (1963). Lessons from Europe for American Business. The Southwestern Social Science Quarterly.
  5. Vittorio Midoro (2015). La scuola ai tempi del digitale. Istruzioni per costruire una scuola nuova. FrancoAngeli

Blockchain Week Rome 2023, fenomeno in crescita

La scorsa settimana abbiamo presenziato alla Blockchain Week Rome che si è tenuta dall'8 al 12 di maggio. Cinque giorni di Corso e Summit al Teatro Sistina.
La scorsa settimana abbiamo presenziato alla Blockchain Week Rome che si è tenuta dall'8 al 12 di maggio. Cinque giorni di Corso e Summit al Teatro Sistina di Roma.

La scorsa settimana abbiamo presenziato al summit della Blockchain Week Rome 2023. L’evento si è concluso Venerdì scorso, ed ha avuto luogo dall’8 al 12 di maggio. Cinque giornate intense di corsi, incontri, speech e ospiti di rilevanza nel panorama nazionale ed internazionale, legati a doppio filo con il mondo della blockchain.
Gli eventi relativi a questo tema si stanno moltiplicando a vista d’occhio, siamo quindi andati a visitare uno degli eventi più importanti e pionieri del settore. Questa quarta edizione si è tenuta ancora una volta presso il Teatro Sistina a Roma.

Speech di Riccardo Masutti (Cybersecurity and Privacy per Bitfinex/Tether) presso la Blockchain Week Rome 2023 riguardo la sicurezza e la conservazione della Seed Phrase di accesso ad un Wallet. I rischi che possono comportare la perdita dell'accesso ai propri fondi.
Speech di Riccardo Masutti (Cybersecurity and Privacy per Bitfinex/Tether) presso la Blockchain Week Rome 2023 riguardo la sicurezza e la conservazione della Seed Phrase di accesso ad un Wallet. I rischi che possono comportare la perdita dell’accesso ai propri fondi.

Corso intensive

I primi 3 giorni della Blockchain Week Rome 2023, sono stati caratterizzati dal corso intensive tenuto da Matteo Vena, Chief Strategy Officer di BCAS. Lo scopo di questo corso era quello di introdurre e chiarire qualsiasi dubbio relativo al mondo delle blockchain, e tutto ciò che ne deriva. Sono stati approfonditi argomenti a 360 gradi come il funzionamento dei registri distribuiti, dei relativi smart contract, della creazione di NFT e tutto ciò che vi è legato, per permettere ai meno esperti di poter affrontare un ingresso nel settore.
Matteo Vena è stato poi affiancato da Filippo Balsamo, Growth marketing per Binance. Filippo ha spiegato le potenzialità dell’ecosistema di Binance e illustrato l’andamento dell’adozione crescente delle criptovalute.
Il tutto è stato verificato con il “Binance quiz”. Un test di autoverifica per i partecipanti in modo da poter saggiare le nozioni apprese durante i tre giorni di corso.

Il summit

Le ultime due giornate sono state invece caratterizzate dal Summit. In questi due giorni si sono tenuti diversi speech di interesse relativo alle novità, alla sicurezza, alla crittografia e alle potenzialità di alcuni ecosistemi. All’esterno della platea, diversi gli stand di alcuni player importanti del settore. Al nostro ingresso del secondo giorno abbiamo incontrato il personale di The Nemesis, che prima di tutto ci hanno coinvolto nell’estrazione di una land all’interno del loro metaverso. Successivamente ci hanno raccontato il loro progetto, un metaverso appunto, di ultima generazione che punta attraverso l’esperienza 3D e un particolare modello di business, ad entrare a far parte della vita quotidiana di milioni di utenti.

Sèbastien Borget COO e Co-Founder di The Sandbox, ha esposto presso la Blockchain Week Rome 2023 le potenzialità e le evoluzioni del metaverso.
Sèbastien Borget COO e Co-Founder di The Sandbox, ha esposto presso la Blockchain Week Rome 2023 le potenzialità e le evoluzioni del metaverso.

Dopo aver fatto un giro tra i vari stand al piano superiore e aver fatto quattro chiacchiere con i ragazzi di Conio, abbiamo cercato di seguire quanti più speech è stato possibile. Nei giorni del summit è difficile poter seguire tutto e incontrare tutti, essendoci una quantità esagerata di informazioni da recepire e di persone da incontrare. Tra i vari speaker seguiti, quelli che abbiamo potuto seguire con maggior interesse sono stati Ricardo Masutti di Bitfinex, Valerio Dalla Costa per Villaggio Bitcoin, Sébastien Borget per The Sandbox e Giacomo Zucco.

Gli speech

Valerio Dalla Costa insieme a Massimo Musumeci hanno esposto evidenze, impressioni e riflessioni circa l’andamento dell’adozione di questa tecnologia come metodo mainstream. Riccardo Masutti, si occupa di cybersecurity e privacy per Bitfinex/Tether ed ha trattato problematiche relative alla sicurezza della conservazione della propria SEED, da cui ne deriva la possibilità perdita d’accesso ai propri fondi.
Sébastien Borget CO-Founder e COO di The Sandbox, ha illustrato in uno speech estremamente chiaro le potenzialità del metaverso e gli sviluppi futuri della piattaforma. Non poteva mancare l’eccellente intervento di Giacomo Zucco in un approfondimento circa l’utilizzo e lo sviluppo della Lightining Network, potenzialità e problematiche nell’uso mainstream di una tecnologia che vuole rendere Bitcoin fruibile a chiunque e agli scambi di valore basso.

L’entusiasmo della Blockchain Week Rome

Ciò che maggiormente è andato a segno della quarta edizione è stato l’entusiasmo e la voglia di fare networking.
Come sempre l’interesse e la voglia di conoscere queste nuove tecnologie da parte di chi si avvicina a questo contesto, è palpabilmente crescente. Esattamente come la voglia di chi già conosce il settore, aiuta a diffondere informazioni e a formare i sempre più numerosi partecipanti a eventi come questo.
Tra i corridoi del Teatro Sistina si è respirata un’euforia sempre crescente. Un’attenzione crescente verso questo mondo e verso questa tecnologia che offre mille sfaccettature diverse di utilizzo e inclusione.

Dato il successo dell’edizione, è possibile acquistare il BWR23 Digital Pack che comprende la registrazione del corso intensive e gli Speech del Summit.
Oltre questo, è anche già possibile acquistare i biglietti in prevendita per la Blockchain Week Rome 2024 direttamente sul sito dell’evento.

Fotografia Europea 2023, Europe Matters

Fotografia Europea è un festival fotografico di levatura nazionale ed internazionale
Fotografia Europea 2023, dal titolo Europe Matters, è un festival di fotografia dalla caratura internazionale che si tiene ogni anno a Reggio Emilia. Uno dei più importanti appuntamento del settore a livello nazionale ed internazionale.

Come ogni anno la primavera si apre con i grandi eventi artistico-culturali offerti dalla regione Emilia-Romagna, abbiamo quindi visitato la XVIII edizione di Fotografia Europea. Un Festival di fotografia internazionale che, come ogni anno, pone lo sguardo sulle dinamiche e i cambiamenti sociali e culturali di un pianeta in continuo mutamento. 

Come si evince già dal titolo della mostra, “Europe matters“, il tema di quest’anno è legato sia dal punto di vista sociale che da quello individuale, all’identità. Partendo dall’idea di Europa e dagli ideali che la costituiscono, indaga sulla globalizzazione di un mondo multiculturale e sul potere spirituale e materiale che l’Europa non esercita più. Da questa riflessione gli artisti tracciano attraverso la fotografia, un quadro di un’identità sempre più instabile e variegata, con l’intento di dare senso all’inquietudine che la attraversa.

Come sempre il festival suscita considerazioni e riflessioni. Voglio condividerli con voi per stuzzicare la curiosità. Credo che si possa educare ed informare attraverso infiniti linguaggi che ci permettono di guardare con altri occhi la realtà, per coglierne le sfumature più nascoste.

Mónica de Miranda al primo piano dei Chiostri di San Pietro per Fotografia Europea 2023 con il progetto The Island
Mónica de Miranda al primo piano dei Chiostri di San Pietro per Fotografia Europea 2023 con il progetto The Island, che mette al centro il riconoscimento delle storie e delle culture africane nella loro autonomia e diversità.

Spazi e volti di Fotografia Europea

Come ogni edizione, lo spazio espositivo centrale di Fotografia Europea è rappresentato dai Chiostri di San Pietro. Qui si possono ammirare i progetti fotografici di 10 artisti che mettono in discussione il tema dell’identità, indagando sulle categorie di genere, razza, società, emarginazione, lavoro, politica e società. 

A partire dal primo piano della struttura, si può ammirare il progetto The Island di Mònica De Miranda.
Grazie ad un allestimento simbolico che richiama la terra africana di appartenenza, indaga e smantella i pregiudizi radicati nella società portoghese, dando valore alla partecipazione attiva di uomini e donne di origine africana, che hanno vissuto e vivono ancora oggi in Portogallo. Uno sguardo possibile verso il futuro che nasce dalle singole narrazioni che si battono per il riconoscimento della storia e della cultura africana nella loro autonomia e diversità.

A seguire, nella sala successiva, troviamo Güle Güle, la visione personale di Istanbul e della società turca di Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni. Gli artisti pongono l’attenzione ai cambiamenti sociali in Turchia documentando le comunità emarginate, le classi meno abbienti, ma anche la discriminazione di genere della comunità LGBTQ+.

Güle Güle – Jean Marc Caimi & Valentina Piccinni. La rappresentazione personale di Istanbul e i cambiamenti che stanno interessando la città e l’intera società turca. Un ritratto della gentrificazione, della discriminazione della comunità LGBTQ+ e della drastica situazione delle classi più deboli.
Güle Güle – Jean Marc Caimi & Valentina Piccinni. La rappresentazione personale di Istanbul e i cambiamenti che stanno interessando la città e l’intera società turca. Un ritratto della gentrificazione, della discriminazione della comunità LGBTQ+ e della drastica situazione delle classi più deboli. Un progetto che documenta le comunità emarginate per esplorare il substrato umano della società turca.

Scatti nati grazie ad uno stretto contatto tra gli autori e la città, al fine di scavare e fare emergere il substrato umano che rappresenta la natura semplice e sincera di quel luogo. Un lavoro che mi ha particolarmente colpito in quanto studiato nei minimi dettagli, le cui immagini in sequenza appaiono interconnesse da elementi comuni le cui combinazioni cromatiche danno spazio a diverse interpretazioni.

Il confine tra identità sociale e culturale

Proseguendo l’esposizione ci inoltriamo in progetti di grande attualità politica che riflettono sulle dinamiche cruciali identitarie della storia contemporanea. The Brexit Lexicon del duo Simon Roberts e Merrie Albion, un progetto incentrato sul significato più interiore dell’essere britannico in questo fondamentale momento della storia contemporanea. A seguire The Archive of Public Protests – Will never walk alone che invece raccoglie tutto il materiale che documenta l’attivismo sociale, le rivolte popolari che protestano contro le decisioni politiche e si battono per i diritti umani. Area espositiva che salta subito all’occhio sin dall’ingresso nelle sale antistanti grazie alle gigantografie che ritraggono volti di giovani in protesta e bandiere che rendono viva l’azione populista.

The Archive of Public Protests – You will never walk alone Foto documentarie dell’attivismo sociale.
The Archive of Public Protests – You will never walk alone. Foto documentarie dell’attivismo sociale, delle iniziative di di massa in opposizione alle decisioni politiche e alle violazioni dei diritti umani.

Foto che invitano a riflettere con l’intento di prolungare la vita delle immagini della stampa, che il più delle volte, è destinata ad essere dimenticata.

Subito dopo le atmosfere ancestrali e popolari del Sud Italia nel progetto multimediale Parallel Eyes della fotografa pugliese Alessia Rollo.
Una parte degli spazi dedicati alle sue opere sono ritratti nella copertina dell’articolo . Una sala evocativa che, da lucana, ha risvegliato le mie origini e il senso di appartenenza fatto di culto e tradizioni popolari. Fotografie disposte ad angolo che nascono dalla manipolazione analogica e digitale per ricostruire l’identità di appartenenza culturale dell’Italia meridionale. A partire da foto storiche di archivio, ritrae volti di un popolo contadino in armonia con gli effetti digitali che evocano la magia che abita l’esistenza, ricreando la dimensione evocativa di un patrimonio di tradizioni popolari e rituali che ancora oggi resistono al tempo. 

Proseguendo ci troviamo davanti all’imponente progetto Bilateral dell’artista francese Samuel Gratacap.
Un lavoro incentrato sul paesaggio e sul confine come limite tra un mondo e un altro che le persone da lui ritratte cercano di attraversare per trovare la loro identità.
Sul concetto di confine inteso come fronte di guerra, si sviluppa il progetto fotografico Odesa dell’artista ucraina Yelena Yemchuck. Questo ritrae momenti di vita quotidiana dei giovani adolescenti nel periodo precedente alla loro scelta di arruolarsi nell’Accademia militare. 

Nelle sale affrescate del piano terra dei Chiostri di San Pietro quest’anno, è stata adibita la mostra relativa alla più grande fotografa di tutti i tempi: Sabine Weiss – Una vita da fotografa.

Sabine Weiss durante la sua carriera ha lavorato per stilisti famosi come come Dior e Yves Saint Laurent.
Sabine Weiss durante la sua carriera ha lavorato per stilisti famosi come come Dior e Yves Saint Laurent. Una delle più importanti fotografe umaniste francesi.


L’artista più attiva nel campo della fotografia, che traccia l’intensa carriera dagli esordi del 1935 fino agli anni 80, racchiudendo il denso archivio di foto, documenti e riviste dell’epoca. Ciò che colpisce del suo lavoro è la potenza compositiva dell’immagine in cui domina l’aspetto emotivo e sentimentale dei soggetti immortalati. Particolari sono gli scatti in bianco e nero del popolo gitano o i primi scatti sulle collezioni per le riviste di moda divenuti icona di stile degli anni 70.

Percorrendo le varie tappe tracciate sulla mappa del festival, proseguiamo verso Palazzo da Mosto immergendoci nella collezione Ars Aevi Masters of Contemporary photography fron the Aers Aevi collection, che celebra il territorio bosniaco nonché paese ospite del festival. Collezione che mette in primo piano la cooperazione etica per la rinascita civile e culturale di un paese sotto assedio in cui artisti di tutto il mondo si mobilitano donando le loro opere alla città di Sarajevo durante la guerra. Una mostra riflessiva sugli avvenimenti storici che sottolinea come la fotografia e l’arte contemporanea in generale, con la loro azione, riescono a veicolare importanti valori estetici e morali a sostegno della rinascita di un mondo libero e sostenibile.

Palazzo da Mosto – Ars Aevi – Masters of Contemporary photography fron the Ars Aevi collection. Il direttore artistico dello Stiftung Museum of modern Art Ludwig Wien, oggi MUMOK, invitò 46 artisti da tutto il mondo ad esporre le loro opere per Ars Aevi nello spazio espositivo del museo.

Appartenere, tra identità e sguardi testimoni nel tempo

Dalle atmosfere storiche del Palazzo da Mosto, ci spostiamo in quelle naturali e ambientali del Palazzo dei Musei con le mostra Un piede nell’Eden di Luigi Ghirri e altri sguardi e Giardini in Europa e l’Architettura degli Alberi.
Sezione ricca del festival che riflette sul ruolo dell’immagine fotografica come strumento in grado di mostrare le dinamiche della realtà e dello scorrere del tempo. Immagini che ritraggono la natura che ci ospita rimodulando la nostra percezione dello spazio naturale come testimone del senso di appartenenza. L’appartenenza come concetto del far parte di uno spazio, di una realtà naturale e culturale, che ruota attorno ai progetti dei sette giovani talenti promossi dal Premio Luigi Ghirri 2023.

Tappa immancabile del nostro tour è stata quella tra gli spazi espositivi dei Chiostri di San Domenico. Come sempre ospita la mostra dedicata alla committenza che il festival affida ad un artista diverso insieme ai due progetti vincitori della Open Call.

Chiostri di San Domenico – Myriam Meloni – Nelle giornate chiare si vede EuropaRitratto delle “Europa” contemporanee: giovani donne, autonome, professioniste, l’esito più felice del Novecento.
Chiostri di San Domenico – Myriam Meloni – Nelle giornate chiare si vede Europa
Ritratto delle “Europa” contemporanee: giovani donne, autonome, professioniste, l’esito più felice del Novecento, un’educazione al viaggio e all’incontro con l’altro.

Lo scorso anno la committenza era stata affidata alla giovane fotografia italiana composta da sette artisti che hanno rielaborato il tema del possibile (“XVII edizione di Fotografia Europea“). Quest’anno invece, la committenza è stata affidata all’artista Myriam Meloni – Nelle giornate chiare si vede Europa, per raccontare le sfumature dell’identità di un’Europa comunitaria e multietnica. Il progetto ritrae un’idea di Europa basata sul concetto di appartenenza e adattamento ad una nuova cultura e comunità, costellato di possibilità che invitano a costruire una visione più aperta alla contaminazione culturale.
Presenti anche i vincitori dell’
Open Call.
Da un lato una riflessione sulla lotta alla riconquista e alla liberazione del cielo notturno dall’inquinamento cosmico con Mattia Balsamini in Protege Noctem – If Darkness disappeared.
Dll’altro un progetto a lungo termine sul rapporto tra individuo, potere e società con Grande Padre di Camilla de Maffei, che ritrae la società albanese contemporanea. Scatti di vita di un paese segnato profondamente dalle dinamiche politiche del regime totalitario. In alternanza alle sue fotografie le testimonianze di antropologi, scrittori e giornalisti che hanno vissuto in prima persona il clima rigido del regime. 

Il progetto di Mattia Balsamini Protege Noctem If Darkness Disappeared documenta l'alleanza tra scienziati e cittadini per contrastare la scomparsa della notte.
Il progetto per Fotografia Europea di Mattia Balsamini Protege Noctem If Darkness Disappeared documenta l’alleanza tra scienziati e cittadini per contrastare la scomparsa della notte.

Nonostante la stanchezza stesse per chiamarci in ritirata, siamo riusciti a visitare gli spazi della Biblioteca Panizzi e il bellissimo Spazio Gerra. Quest’ultimo, trasformato in palcoscenico dove ammirare i ritratti dei più grandi musicisti contemporanei come Brian Eno, John Cage, Michael Niman.

Fotografia Europea: Circuito OFF

Tante sono state le esposizioni e gli eventi collaterali promossi dalle istituzioni culturali della città di Reggio Emilia per Fotografia Europea. Tra queste il bellissimo CIRCUITO OFF, manifestazione indipendente che quest’anno ha visto giovani artisti, associazioni e amatori cimentarsi con il tema delle identità insostenibili. Gli spazi espositivi luoghi pubblici come cortili, strade e gallerie d’arte, ma anche privati come studi tecnici, ristoranti e abitazioni che in alcuni casi hanno saputo evocare, se pur estranei al luogo, un forte senso di appartenenza dando la sensazione di aver abitato e vissuto quello spazio.

Sensazione bellissima che ho avvertito nella mostra BACK HOME dell’artista Giovanna Zampagni, curata da Stefania Dubla. Si perché Giovanna, accogliendoci nel suo spazio, ci accompagna in un viaggio alla scoperta del suo luogo di appartenenza, studio, ma anche abitazione che l’ha accolta per due anni durante la sua permanenza reggiana. Un’indagine identitaria che inizia dall’esterno e quindi dalla rampa di scale del palazzo per finire poi nella camera da letto dell’artista, in cui durante la sua performance, riesce a trasportarci nel pieno del suo vissuto tra i gesti e le azioni che hanno abitato appunto quella casa e in particolare quella stanza. Un racconto di unicità di vite sovrapposte diverse quanto identiche che abitano i luoghi, vivono gli spazi ma che appartengono alla sola unicità di noi stessi.

Circuito OFF – BACK HOME di Giovanna Zampagni Vèstiti di Pelle 2023 Scarti di carne di agnello lavorati in ceramica, simbolo di vita e di sacrificio in nome di staticità e routine. Una riflessione sulla vita e sul concetto di abitare e appartenere la cui ripetizione come un mantra allude all’abito e al momento della decisione su come e cosa si abita.
Circuito OFF – BACK HOME di Giovanna Zampagni Vèstiti di Pelle 2023 Scarti di carne di agnello lavorati in ceramica, simbolo di vita e di sacrificio in nome di staticità e routine. Una riflessione sulla vita e sul concetto di abitare e appartenere la cui ripetizione come un mantra allude all’abito e al momento della decisione su come e cosa si abita.


Nel lavoro di Giovanna ho trovato la sua personalità. Seppur abitante di un nuovo spazio, di nuove abitudini, nuove tradizioni, il suo tornare a casa (appunto BACK HOME), rappresenta un ritorno ai ricordi costruiti in quella casa, agli incontri e ai racconti. Attingendo anche al suo passato, reinterpretando attraverso matite da carpenteria i suoi disegni dell’infanzia, che oltre a far rivivere ricordi, rivelano situazioni, scandiscono il passato delineando un’identità presente. 

Conclusioni

Insomma, come ogni anno possiamo dire che il festival ha soddisfatto le aspettative.

Mi ha lasciato con la curiosità e la voglia di indagare su nuove visioni e nuove esposizioni che, seppur opposte alle nostre, permettono di confrontarci su temi culturalmente differenti allenando il nostro senso critico.

Con il tema dell’identità di quest’anno, Fotografia Europea si configura come luogo di immedesimazione e di incontri inaspettati.
Qui la
fotografia diventa interpretazione ma anche scoperta dell’altro. Mantenendo sempre ben saldo l’obiettivo della fotografia stessa, documenta e rappresenta con tutta la sua potenza espressiva i lati più nascosti e gli intrecci che il vissuto umano custodisce, in un mondo dominato da momenti istantanei fugaci in cui tutti alzano la voce per farsi sentire, sovrastando quella dell’altro. La fotografia rompe gli schemi, prendendo il posto delle parole.
Ecco il festival di fotografia è questo, uno spazio condiviso in cui gli sguardi della fotografia si mescolano con il vissuto di chi guarda, in una riflessione introspettiva in cui le vite si confondono generando un flusso di nuovi significati.