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Generazioni a confronto, una scala di grigi generazionale

Ogni periodo storico, le loro caratteristiche e peculiarità, economiche e sociali, hanno determinato una generazione culturale diversa

Ogni tanto mi capita di leggere sul web, ma anche su testate giornalistiche di una certa importanza, sia nazionali che internazionali, approfondendo questo o quell’altro argomento generazionale, una classificazione delle generazioni per anno di nascita.
Si fa un riassunto generale, di quelle che sono le caratteristiche di una generazione, i suoi pregi, i suoi difetti, i trend famosi, i motivi di tutte queste peculiarità per via delle situazioni economiche, politiche e sociali comuni in quel periodo specifico. Si tratta spesso di etichette storiche per le vecchie generazioni, ma di marketing per le generazioni che sopravvivono, lo standard utilizzato fa riferimento perlopiù alla popolazione statunitense.

É davvero possibile stabilire quando avviene un passaggio generazionale? Più che differenze nette sembra essere una scala di grigi

Ma facciamo un riepilogo, quali sono queste generazioni e perchè vengono chiamate in questo modo? Il modello di riferimento di cui parleremo, si riferisce ad una questione statistica, la fetta grossa di una popolazione vissuta in un determinato periodo, avrà vissuto certe dinamiche generazionali, ma ci saranno sempre state le eccezioni che confermano la regola.

Oggi, ignorando le eccezioni, prendiamo in esame questa classificazione e alcune delle valutazioni scritte di seguito saranno strettamente personali.

 

Greatest generation e generazione silente

La greatest generation e la generazione silente, sono ritenute rispettivamente le generazioni di persone nate dal 1901 al 1927 per la prima, e dal 1928 al 1945 per la seconda. Nonostante siano state importantissime anche per la situazione attuale, non saranno motivo di approfondimento dell’articolo trattandosi comunque delle generazioni degli attuali over 80.

 

Baby boomer

I baby boomer sono i nati tra il 1946 e il 1964. Cronologicamente è la generazione che segue la generazione silente. Questa è la generazione dalle nascite più numerose, un vero e proprio boom demografico, da qui il loro nome.
É la generazione che vive  i maggiori cambiamenti storico-culturali, grazie all’industria bellica e all’innovazione. Si vive un periodo di grande ripresa dopo la seconda guerra mondiale, tutto deve essere ricostruito e vengono stanziati enormi fondi di investimento per creare lavoro, ed aumentare il livello di istruzione rispetto alla precedente.

Grazie all’ European Recovery Program, famoso anche come piano Marshall, l’Europa ebbe una ripresa che fu già evidente nel 1948.

Nel ricordo di molti giovani e meno giovani italiani, la lira è un simbolo spesso associato ad un grande potere di acquisto

L’ondata di ottimismo fu percepita anche in Italia, dove ci fu un esplosione di natività, negli anni successivi questa generazione diede vita alle più grandi rivoluzioni economico-sociali che cambiarono profondamente i ruoli sociali.
É la prima generazione in cui le donne iniziano a potersi permettere di andare all’università o di poter lavorare nelle fabbriche, molti di loro sono ancora oggi impiegati nei posti di lavoro che hanno ottenuto durante la loro gioventù o sono ai primi anni di pensione.

Trattandosi della più numerosa, vissuta durante un periodo di grande opportunità economica con ottime prospettive di una vita migliore rispetto ai loro genitori, hanno avuto il potere di cambiare le regole in famiglia, nella società e nel lavoro. Per il marketing questa è una delle generazioni più appetibili a livello economico, trattandosi dei detentori della maggior parte dei risparmi del paese.

In loro è molto forte la cultura del lavoro, dell’impegno e del patriarcato. Avendo vissuto l’intera età adulta durante il periodo in cui il lavoro era retribuito per impegno e competenze, la maggior parte di loro, ha un’idea molto standardizzata dello studio e dell’impiego.
Nella maggior parte dei casi, non in maniera assoluta, nella famiglia che nasce tra gli anni 60 e gli anni 80 è l’uomo a lavorare e a portare la fetta grossa di reddito, la donna è stata più spesso impegnata nella crescita dei figli o nel ruolo di “guardiano del focolare”. É proprio da questo dato di fatto e da questo concetto, che nascono le note lotte femministe dagli anni 60 in poi.

Generazione X e Millennial

Generazione X, è il termine usato comunemente per indicare i nati dal 1965 al 1980, millennial invece, i nati dal 1981 al 1994. Seppure che di queste due generazioni se ne parli con grande differenza, si tratta più di una scala di grigi che non di una netta differenza.

Quando la tecnologia digitale era assente, ma si potevano avere mezzi analogici per ottenere la multimedialità, X-GEN e millennial vivevano la loro gioventù e adolescenza

I componenti della X-GEN che sono nati nella prima parte del lasso temporale attribuito a questa generazione, in pratica i nati negli ultimi dei ’60 e nei primi ’70, hanno potuto sfruttare quel che era rimasto del boom economico, la loro concezione del lavoro e della famiglia è molto simile a quella dei baby boomer ed in parte, hanno avuto delle possibilità molto simili.

Per chi di loro è nato invece nella seconda parte di questo lasso temporale, ha vissuto una realtà molto più simile a quella dei millennial.
I millennial (aka generazione Y), si sono trascinati dietro gli ultimi arrivati della generazione X, per quanto si faccia a mio avviso, questa erronea divisione. Questa è una generazione che vive il cambiamento dettato dalla tecnologia.

Questa fascia generazionale, condivide appieno i ricordi dell’infanzia vissuta dalle due generazioni precedenti. Nell’infanzia dei millennial della prima decade, non c’è tecnologia invasiva della quotidianità, non esistono ne cellulari e ne social network, i bambini giocano ancora per le stradine secondarie a nascondino, o a palla al grido di “MACCHINA” per avvertire il gruppo del sopraggiungimento di un’auto.
Tuttavia, è la prima generazione ad essere agile e veloce nell’uso della tecnologia, dei computer, dei cellulari, degli smartphones, di internet e dei social network, hanno insegnato ad usarla alla vecchia generazione ed alle nuove generazioni, nonostante questo, hanno conosciuto anche il mondo prima dell’instant gratification.
Gli ultimi della X-GEN ed I millennial degli anni 80, sono molto spesso i figli dei baby boomer della decade dei ’50, proprio per questo motivo sono cresciuti con i valori insegnati da questi ultimi, ma allo stesso tempo diventano adulti proprio all’inizio di una grande recessione economica; questo ridurrà di molto la qualità della realtà di questa generazione, la realizzazione derivata dall’impegno e dallo studio è estremamente più bassa rispetto a quelle che sono state le aspettative dei giovani millennial, cresciuti ed educati dall’etica dei baby boomer.

A partire dal 1994 sono avvenute diverse recessioni economiche a livello globale

Per quanto i nati nella prima parte dei ’90 vengano comunque definiti millennial, in moltissimi non condividono questa infanzia, queste radici pregne di convinzioni che non trovano riscontro nella realtà odierna e che spesso sono motivo di disagio sociale.

 

Contraddizioni tra valori e mutazione della società

Gli ultimi della Generazione X e i Millennial, appartengono a quel periodo storico in cui si ha, o si può avere apparentemente tutto. A parole, moltissimi media e personalità della politica, hanno pubblicizzato questa tendenza degli ultimi anni del puntare sui giovani.

I millennial nella stragrande maggioranza dei casi sono usciti tardi di casa, hanno avuto la possibilità di studiare ciò che desideravano, ed hanno potuto puntare alla carriera che più hanno preferito, nella maggior parte dei casi, sostenuti dai genitori.
Ma è davvero così? A questa generazione, inconsciamente radicata ai valori di chi non conosce l’economia e la società odierna, è stato insegnato che con l’impegno e lo studio è possibile ottenere qualsiasi cosa, una stabilità economica, un buon lavoro, una casa, una famiglia. Prima o poi sarebbe arrivata la situazione giusta, quella migliore, ma la realtà in cui si sono imbattuti quando è arrivato il loro turno, è ben diversa.
Questa generazione ha imparato e sta imparando tuttora, a sdoganare un altro tabù che proviene da queste radici ingombranti. Il peso del senso di fallimento e dell’impotenza, di fronte alla necessità assoluta di “produrre successo” che ha causato un fenomeno generazionale di rilievo per la psicologia. All’alba di questo impasse, ai millennial è stato tolto il diritto di poterne parlare, perché come dichiarava anche un ministro del welfare italiano, considerati troppo schizzinosi e choosy, viziati e senza voglia di lavorare ed imparare. Questa citazione è un esempio reale per esprimere una mentalità esistente e proveniente dalle generazioni precedenti, che ha creato una paura di parlarne per il conseguente e scontato iniquo confronto generazionale.

La malattia del secolo, la depressione, è uno dei disturbi più comuni e riguarda il tono dell’umore costantemente basso. L’OMS ha stimato che diventerà la seconda malattia più diffusa, dopo le malattie cardiovascolari.

É indubbia l’importanza sociale della condivisione, un tassello fondamentale per superare momenti difficili e stressanti che possono inevitabilmente sfociare in patologie mentali, vedi ansia e depressione, che sembrano essere dilaganti in questa fascia generazionale, a causa della profonda contraddizione socio-economico-culturale della realtà a confronto con i valori ereditati dalle precedenti generazioni
Provenendo da nuclei familiari costituiti perlopiù da boomer, nonché nipoti dei silent, è la prima a dover scardinare altre colonne portanti dei valori trasmessi da queste radici, un nucleo familiare tradizionale.

L’impatto di questi preconcetti trasmessi di generazione in generazione, in una società che non li rispecchia più, consegue in altri disagi sociali e la sensazione di aver fallito ulteriormente.
Non si vuole insinuare che i millennial siano stati i primi ad avere a che fare con l’instabilità coniugale, era cosa già nota anche ben prima della legge sul divorzio del 1970, ma in una società che fino a soli 40 anni fa permetteva il “delitto d’onore” o il “matrimonio riparatore”  (quei due istituti di legge che permettevano di rapire una donna, violentarla e poi dirsi disposti a sposarla così come ucciderla se era venuta meno ai doveri di fedeltà coniugale praticamente con il favore dalla legge), quei cambiamenti che nel presente sono riscontrabili nella realtà, all’epoca erano poco più di qualche eccezione.

Sempre in questa generazione, si possono toccare con mano i risultati di decenni di lotte femministe. Le donne hanno scardinato i meccanismi dei ruoli che erano a loro stati assegnati, contendendosi oggi, posizioni di rilievo che prima erano ad appannaggio esclusivo dell’uomo, nonostante sia andato perso questo patriarcato istituito, in molte circostanze ancora oggi sussistono delle differenze lievi ma sostanziali tra generi, come la disparità salariale, questo fenomeno di parità non parità, rende instabile l’odierno già fragile nucleo familiare di qualsiasi tipo. Sebbene il patriarcato istituito sia un ricordo del passato, la percezione nei confronti del ruolo maschile è rimasta invariata rispetto a 50 anni fa, ci si aspetta che l’uomo della fascia generazionale in questione, faccia come i suoi predecessori, assumendo un ruolo di perno familiare da “persona che porta il pane a casa“, ma  ammesso e non concesso che qualcuno lo volesse, il maschio di questa generazione il patriarcato non può permetterselo.

 

La generazione Z è composta dai nati dal 1996 al 2010, sono i primi nativi digitali perchè nati dopo l’invenzione di Internet

Generazione Z

La generazione Z è definita  dai nati dal 1996 al 2010, sono i primi nativi digitali in assoluto dal momento che è la generazione che nasce dopo l’invenzione di internet. La coorte più anziana di loro si sta affacciando ora al mondo del lavoro, tutto ciò che per i millennial è un valore trasmesso dalle radici boomer, per i Z-GEN è già sdoganato e l’impatto della loro idea della realtà è molto meno condizionato da preconcetti provenienti dal passato rispetto a chi li ha preceduti.

Non condividono l’infanzia delle precedenti generazioni, non conoscono un mondo senza mezzi di comunicazione rapidi e senza instant gratification. Sono più a conoscenza dei problemi relativi all’ambiente perché sono i primi a studiare queste tematiche già durante l’istruzione primaria.

Per il momento, le tendenze dei nativi digitali non sono dettate da cambi di ruolo essenziali nella società e nel lavoro, o da eventi economici, ma da tendenze comunicative e social. Dovranno probabilmente avere a che fare, più di chiunque altro, con la dualità della tecnologia, che migliora la comunicazione in senso pratico, ma spesso la impoverisce dal lato umano, e con una socialità sempre più individualista che ha i suoi enormi vantaggi, ma anche moltissimi svantaggi.

Sarà con molta probabilità, la generazione che più di ogni altra avrà da insegnarci sul valore della diversità. Le particolarità di una generazione vengono dalla sua storia e sicuramente questa, avrà molto da raccontarci in futuro insieme alla generazione alpha.

 

 

Protezione dell’ego, distorsione cognitiva di superiorità

Sentirsi superiori alla media e protezione dell'ego.. Perchè alcune persone non riescono a fare amicizia a causa del loro sentirsi superiori agli altri?

Qualche giorno fa, leggendo un post di un ragazzo su una piattaforma social, mi è venuto in mente un film del 2001, una fantastica protagonista Nicole Kidman e una trama thriller-horror.
Insomma, qualcosa di memorabile.
Il post, parlava di persone intelligenti messe in difficoltà da persone meno intelligenti.
Nell’immaginario popolare, se si cercasse di evocare le caratteristiche di una persona “meno intelligente“, verrebbe immediatamente alla mente uno sfondo azzurro, delle persone sedute sul palco di “Uomini e donne” che urlano e si insultano, usando i peggiori spergiuri, sbraitando una valanga di volgarità ed errori grammaticali.

The Others con Nicole Kidman. Cercando di difenderci dagli “altri”, potremmo scoprire di di essere noi “gli altri”

Percependo questo stereotipo abbastanza diffuso e collocando la persona “meno intelligente” in quel contesto, in maniera molto naturale ci si autoelegge tra le persone più dotate e più intelligenti, quasi come in “The others” appunto, il problema sono gli altri.
Grace (Nicole Kidman) vive con le tende chiuse perché i suoi figli sono fotosensibili, immersa in una fitta nebbia di realtà difficili da accettare dove ognuno, dovrà imparare a riconoscere quelli che sono realmente gli altri.

Anche nella vita reale, senza tirare in ballo l’aldilà, spesso ci si divide tra noi e gli altri.
In alcuni casi, si percepisce la media delle persone intorno a noi come molto più alta della nostra; in altri casi invece ci si sente al di sopra della media, così tanto, da credersi molto intelligenti o comunque di avere un modo di pensare superiore a quello degli altri, con un valore al di sopra della massa.
Concentriamoci sulla seconda possibilità che, è motivo di grande difficoltà di relazione con le altre persone. Si ha l’impressione che tutti siano dei superficiali e stupidi e avendo poca fiducia in quello che possono offrire gli altri, si diventa di conseguenza eccessivamente selettivi e incontentabili.

Chi ha una grande autostima non ha bisogno di essere messo al centro dell’attenzione, al contrario di chi ha un’ego smisurato che ha bisogno di nutrirlo anche sovrapponendosi agli altri.

Spesso e volentieri chi giunge in questo stato mentale, finisce per pensare che le persone siano stupide nella stragrande maggioranza dei casi, se cerchiamo un difetto in un’incompatibilità caratteriale, si finirà sempre e comunque per trovare qualcosa che non va bene nell’altra persona, non importerà cosa diranno o cosa faranno gli altri, quando approfondirai una conoscenza e si passerà a stringere amicizia, qualcosa ti farà cambiare idea. Questo ti porterà a mettere le distanze anche con persone che potrebbero essere interessanti e avrebbero potuto offrirti qualcosa, perdendo opportunità sociali.

Tranquillo, lo so che stai pensando che anche tu, qualche volta, ti sei sentito superiore alla media per qualche tuo successo in determinate occasioni, ma non preoccuparti, è la natura umana ed è normale che accada, non è di questo che stiamo parlando.
Non stiamo parlando nemmeno della famosa sindrome di superiorità illusoria, più famosa come effetto Dunning-kruger, una distorsione cognitiva che fa credere, ad alcuni individui, di essere molto competenti in alcune materie, iniziando a credere di essere degli esperti del campo dimostrandosi estremamente supponenti.

Ma perché pensiamo di essere superiori agli altri? Le motivazioni sono molteplici:

  • focalizzarsi su determinate caratteristiche particolarmente positive per se stessi, eleggendo queste caratteristiche come parametri imprescindibili di superiorità, è un modo molto semplice per nutrire il proprio ego e confermare ciò di cui si è già convinti;
  • credere inconsciamente che alla fine si verrà sicuramente ignorati e dimenticati per questioni di scarsa autostima, per questo motivo, allontanare preventivamente possibili nuove conoscenze con qualsiasi scusa valida o meno valida che sia;
  • convincersi del fatto di essere effettivamente più intelligenti della media, è un ottimo modo per difendere il proprio ego. Potresti pensare che forse stai sbagliando qualcosa, ma è più semplice e funzionale fare pensieri pratici di superiorità, come premio di consolazionenon sono una persona sociale, ma almeno non sono stupido come loro“; disprezzare quello che non si può avere “non voglio amici, non mi piace stare in mezzo alle persone, la gente fa schifo!” o “è impossibile che io abbia qualcosa in comune con loro, talmente sono fissati con la loro tv spazzatura“.
    Insomma un generale “Non sono io, sono gli altri!“.

La verità, è che dovremmo essere sempre disposti a dare una possibilità agli altri, anche quando pensiamo di essere in una condizione di superiorità, dovremmo cercare di valutare se siamo vittima di un bias cognitivo, ovvero una distorsione del pensiero che ci rende sicuri di determinate convinzioni che sono invece solo il frutto di un’errata intuizione oppure di una povera disponibilità di informazioni.

 

Crispr Cas9, la forbice molecolare del DNA

Illustrazione di una struttura ad elica del DNA

Dal giorno in cui è stata pubblicata la scoperta del Crispr Cas9, ho sempre pensato che questo argomento avrebbe fatto parlare tantissimo di se negli anni a venire, trattandosi probabilmente, di una delle più grandi scoperte della storia dell’umanità.
Non essendo una rivista scientifica e trattandosi di un argomento complesso, lo scopo di questo articolo è solo quello di rendere semplici e contenute, informazioni che normalmente sarebbero ostiche da comprendere alla maggior parte delle persone.

Quindi, Cos’è Crispr Cas9? Per praticità, da questo momento solo crispr (si legge crisper), viene definito come una “forbice molecolare”, è una tecnica di editing genetico, in grado di individuare un segmento bersaglio del DNA da tagliare e da sostituire con una sequenza DNA con cui viene equipaggiato il vettore programmato per farlo, oppure, più semplicemente eliminare totalmente un segmento DNA dannoso. Quindi questa tecnica consente una modifica mirata del DNA.

Struttura molecolare di base del DNA. I legami nucleotidici sono formati da citosina, guanina, adenina e timina.

La proteina Cas9, che è il fulcro del processo e fa parte della classe delle endonucleasi (enzimi in grado di apportare dei tagli all’interno dei legami nucleotidici), viene equipaggiata con una molecola di RNA, detto RNA guida, che agisce come una sorta di guinzaglio utile ad ancorarla al segmento di DNA che è stato scelto come bersaglio.

Detto questo, facciamo un passo indietro e spieghiamo cos’è l’RNA per rendere più chiaro il concetto. L’RNA o acido ribonucleico, è ciò che si occupa della regolamentazione e dell’espressione dei nostri geni, che contengono le informazioni necessarie per la sintesi delle proteine.
Un po’ come se, il DNA fosse il manuale d’istruzioni per la composizione chimica di ogni individuo, e l’RNA invece, il meccanismo che procede alla messa in atto di quelle istruzioni.

Ricapitolando, questa proteina, equipaggiata con un segmento di DNA corretto da sostituire a quello presente, si ancora attraverso l’RNA guida ed effettua la sostituzione del segmento. L’attività dell’enzima Cas9, serve a introdurre volontariamente questa mutazione in un segmento specifico, il taglio verrà poi riparato in modo automatico dalla cellula, tramite un meccanismo conosciuto come ricombinazione omologa. Questa scoperta, apre la strada alla possibilità di correggere variazioni del DNA che causano un’errata sintesi delle proteine e di conseguenza situazioni patologiche, o anche a modifiche genetiche che potrebbero diventare motivo di prevenzione di malattie conosciute.

 

Vantaggi e limiti

Nonostante questa tecnologia abbia grandi potenzialità, ha anche molti limiti dettati dalla sua giovane età, il metodo deve ancora essere studiato e raffinato.
Uno dei problemi maggiori è la probabilità che, Cas9 riconosca come segmento bersaglio una parte del DNA che non era stata indicata come tale, andando così a creare delle mutazioni non previste. Questo è un limite che può essere abbattuto, ed è attualmente materia di studio approfondito da parte di molte università mondiali.

Crispr rende possibile la modifica genetica senza l’aggiunta di segmenti di DNA provenienti da altre specie ma semplicemente editando il codice genetico

Tuttavia, ci sarebbero dei vantaggi indiscussi rispetto alle precedenti metodologie di modifica del genoma che permettono, si di modificare il genoma, ma con l‘introduzione di sequenze di DNA in nuove posizioni del genoma.
Crispr è molto di più, permette di sostituire una parte di uno specifico gene sul segmento già esistente, con una precisione che non  ha precedenti nella storia dell’ingegneria genetica.

Tutto questo, permette di indagare ulteriormente sulle basi molecolari delle malattie genetiche, inoltre trattandosi di un metodo applicabile su qualsiasi specie animale o vegetale, i casi di utilizzo sembrano quasi illimitati.
Nel campo industriale si pensa che si possano generare dei migliori biocombustibili, mentre in campo agroalimetare, sarebbe possibile rendere le piante più resistenti alle malattie, migliorare i valori nutrizionali, aumentare la resa.
Per quanto riguarda l’applicazione sugli umani, in alcuni casi, Crispr è stato utilizzato per curare patologie che non richiedono la modifica di geni della linea germinale, perchè quei geni modificati, sarebbero poi ereditati dalle future generazioni.

 

Implicazioni etiche

Come già detto in precedenza, nonostante questa tecnica fornisca una precisione elevata di modifica del DNA, attualmente non c’è la certezza che in un intervento di modifica, non vengano coinvolti segmenti non previsti. Ne è stata dimostrazione uno dei primi tentativi di modifica di embrioni umani.
Uno studio cinese, nel tentativo di creare un embrione umano modificato eliminando la mutazione causa delle talassemie beta, ha letteralmente diviso la comunità scientifica (Chinese paper on embryo engineering splits scientific community).

Crispr rende possibile la modifica del DNA dei microrganismi, che possono essere resi aggressivi o utili per sviluppare le difese immunitarie.

I risultati fecero discutere. I segmenti bersaglio non erano stati editati correttamente in tutte le loro parti, non si è potuta avere la certezza che non fossero state coinvolte nella modifica altre sequenze in posizioni totalmente differenti, su geni che nulla hanno a che fare con la patologia in questione.

Anche considerando questi risultati, la comunità scientifica internazionale ha invocato una maggior parsimonia nell’uso di questa tecnica, ad effettuare ricerche più profonde prima di poterla utilizzare su grandi scale.

Esiste, un dibattito bioetico estremamente complesso nella comunità scientifica internazionale, riguardo le possibilità che offre il Crispr, ovvero modificare a proprio piacere con precisione e a costi molto ridotti il patrimonio genetico di qualsiasi essere vivente, sopratutto per quanto riguarda gli embrioni umani e la linea germinale (quindi tutti quei geni che verrebbero ereditati dalle future generazioni). Allo stato attuale non si dispone di abbastanza informazioni per poter immaginare le possibili conseguenze future.

Oltre questo, ci sarebbe anche il tema della modifica dei microrganismi, come i virus, che potrebbero essere modificati e resi molto più aggressivi, oppure editati in modo tale da funzionare da vaccino.
Il punto è che si tratta di uno strumento estremamente potente e come ben sappiamo, da grandi poteri derivano grandi responsabilità, sarà quindi necessario approfondirne lo studio e regolamentarne l’eventuale abuso.

 

Quadrotta di Pane di grano Saragolla

La farina di Saragolla è un equivalente italiano del Khorasan, il grano meglio conosciuto come Kamut®, che non è un cereale, ma un marchio registrato.

Cos’è il grano Saragolla? É il trisavolo dei moderni grani duri, una tipologia di cereale che si presta molto bene all’agricoltura biologica grazie alla sua resistenza alle fitopatie più conosciute, oltre che alla conformazione della sua spiga che gli conferisce una buona resistenza all’allettamento. Per allettamento s’intende il piegamento della spiga fino a terra ad opera della pioggia o del vento.

Grano Saragolla, un grano tutto italiano coltivato in Lucania, Abruzzo e nel Sannio, progenitore dei moderni grani duri

A livello nutrizionale è molto simile al Khorasan, più famoso come Kamut®, trattandosi comunque sia di un Khorasan.
In realtà quando facciamo riferimento al Kamut®, nominiamo un marchio registrato da un’azienda statunitense e non un cereale.

In Italia è possibile reperire la Saragolla, una varietà di Khorasan tutta italiana, coltivata in Abruzzo, in Lucania e in Campania, e in una zona geograficamente definita Sannio. Visto che abbiamo la disponibilità di questa prelibatezza, perchè non farci un bel pezzo di pane?

La parola Saragolla infatti deriva dal bulgaro antico sargo che vuol dire  ‘giallo‘ e goyo vuol dire ‘chicco‘ per il suo intenso colore giallo.
Così come la semola che se ne ricava ha una colorazione gialla.
La farina ottenuta dalla macinazione di questo grano, è altamente digeribile grazie al basso contenuto di amidi e di glutine, tuttavia anche se la presenza di glutine è inferiore piuttosto che nella farina ottenuta dal creso, rimane una farina non adatta ai celiaci in quanto genera glutine.

Vediamo come ottenere dell’ottimo pane da questa eccezionale materia prima.

Lavorazione

300gr di farina 00;
300gr di farina di grano Saragolla;
350ml di acqua con 12 gr di sale;
120gr di lievito madre;
10gr di farina di fave in alternativa Farina di Frumento Maltata (malto diastasico);

Unire le farine nelle proporzioni indicate. Le farine di grano tenero 00 contengono una maggior quantità di glutine, questo conferisce all’impasto una maggiore elasticità, se non si desidera un pane più alto e più soffice è possibile mettere solo farina di grano Saragolla.
In questa ricetta è stato utilizzato Il lievito madre ottenuto da un impasto lasciato acidificare, è possibile sostituirlo con l’equivalente di lievito di birra per mezzo chilo di farina. Infine i 10 grammi di farina di fave o di frumento maltato, servono a costituire una crosta più croccante, ma non è un ingrediente strettamente necessario.

Inglobare bene il lievito madre nelle farine e dopo averle mischiate bene, aggiungere anche l’acqua. Potrebbe variare la quantità di acqua da aggiungere in base alla forza della farina che userete. Mischiare fino ad ottenere l’impasto.

In questo caso è stata realizzata una quadrotta, ma chiaramente è possibile dare qualsiasi forma desideriate al vostro pane.

Prima e dopo la lievitazione della quadrotta di pane di grano Saragolla, con lievito naturale ottenuto da pasta acida.

Lievitazione

Ottenuto l’impasto, metterlo a lievitare in un posto che sia riparato, ad una temperatura che sia intorno ai 25 gradi.
É importante mantenere questa temperatura perché, i saccaromiceti, ovvero i microrganismi che fermentano all’interno dell’impasto, generando anidride carbonica e quindi gonfiando il pane, si riproducono più facilmente a quella temperatura, per cui più sarà la riproduzione di questi microrganismi, maggiore sarà la fermentazione e maggiore sarà la lievitazione del pane.

Il tempo di lievitazione varia in base al tipo ed alla quantità di lievito utilizzata, o anche in base alla temperatura. Nel caso di un lievito madre ottenuto da pasta acida come quello utilizzato in questa ricetta, potrebbero essere necessarie dalle 12 alle 24 ore in base all’intensità della pasta acida, è possibile ridurre i tempi anche fino ad un’ora con l’uso del classico lievito di birra.

Ad temperature troppo altre, quindi oltre i 35 gradi, il lievito potrebbe morire e non fermentare, non avvenendo per nulla la lievitazione, oppure si potrebbe andare incontro ad un’acidificazione estrema che renderebbe l’impasto troppo acido. Al contrario a basse temperature, sarebbe necessario più tempo in quanto il freddo rallenta la fermentazione.

Cottura

Ottenuta la lievitazione come desiderata, cuocere il pane nel forno a 200 gradi tra i 25 e i 35 minuti.
Anche la cottura  può variare. La migliore soluzione in assoluto è una cottura in caduta, ovvero una camera ad altissime temperature senza fonte di calore attiva, anche se è molto difficile ottenerla con i forni moderni a ventilazione, è un tipo di cottura che generalmente si ottiene con un forno a legna. Un esposizione troppo diretta alla resistenza è sconsigliata, può creare una scorsa troppo dura e spessa.

 

 

NFT, Non-Fungible Token

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Cosa sono gli NFT?

I Non-Fungible Token, sono la risposta della blockchain alla necessità di rendere unico e irriproducibile un contenuto multimediale.
Ma cosa significa Token non fungibile? La capacità di un bene di essere fungibile sta nell’essere intercambiabile, non per l’oggetto stesso e per le sue caratteristiche, ma per il valore che gli è stato assegnato.

Gli NFT generano l’unicità di qualsiasi contenuto di tipo multimediale, diventando non replicabili.

Ad esempio, due banconote da 10 euro saranno intercambiabili con una banconota da 20 euro, non per quella specifica banconota che viene scambiata, ma per il valore che è assegnato a quel tipo di banconota.

Gli NFT sono unici e non sono in nessun modo intercambiabili, come potrebbe essere un bene immobile o un dipinto su tela, ma in versione digitale.
Questa unicità, può essere data ad ogni sorta di prodotto digitale come audio, video, applicazioni, documenti, ebook, foto o qualsiasi altro.

Ma come funzionano? Gli NFT sono dei Token digitali, vengono registrati e associati ad un indirizzo di portafoglio di una rete blockchain. La registrazione di un NFT , detta coniatura, è come una transazione che viene salvata all’interno della catena di blocchi della rete. La rete permetterà di verificare l’autenticità, il creatore e il possessore di quei beni digitali.

Per capire come funziona la catena di blocchi, è necessario leggere l’articolo “Cos’è la blockchain?“.

A cosa servono gli NFT?

Le applicazioni pratiche sono già svariate, nonostante sia una tecnologia nata da pohissimo tempo. Per il momento, escludendo possibili sviluppi futuri per altri impieghi, sono riassumibili in tre macrocategorie:

  • Arte digitale
  • Collezionabili
  • Metaversi

Il discorso dell’arte digitale, nonostante abbia già macinato milioni di dollari se non miliardi, rimane un discorso un po’ controverso a causa del non riconoscimento di questo genere di arte da parte dei critici d’arte tradizionale. Questo probabilmente accade per la confusione tra, la vendita di collezionabili e la vendita di arte digitale.

Crypto Punk è un progetto NFT realizzato in pixel art

Uno dei casi più famosi da poter prendere come esempio, per fare questa disambiguazione, è la vendita dei Crypto Punk. 

Crypto Punk è un progetto NFT  che nasce ben prima di questa tecnologia. Si tratta di 10.000 avatar realizzati in pixel art, ognuno con caratteristiche differenti.

Una volta registrati come Token non fungibili sono stati scambiati a prezzi esorbitanti, fino ad attirare l’attenzione anche di case d’asta come Christie’s, dove un lotto di 9 di queste immagini sono state vendute per  17 milioni di dollari.
Piattaforme di scambio NFT con comunità estese come OpenSea, hanno inoltre dimostrato che, molti investitori sarebbero disposti ad acquistare questi Crypto Punk anche per decine di migliaia, se non per centinaia di migliaia di euro.

Usando una scala di valori legata all’arte tradizionale, questo genere di opere hanno ricevuto severe critiche a causa della scontatezza e della bassa qualità che molte di queste opere trasmettono.

Come saranno sviluppati in futuro metaversi ed NFT? Come interagiranno con la nostra realtà?

Trattandosi comunque di un fenomeno nuovo, in molti casi come quello dei Crypto Punks, sembra trattarsi di qualcosa più simile alle collezioni delle figurine Panini in versione NFT, con valore percepito in base alla tiratura, più che di arte vera e propria.
Trattandosi di un ecosistema ancora molto giovane, queste differenze verranno sicuramente chiarite con il tempo e lo sviluppo di altre community.

Infine, parlando di uno dei trend più in crescita nell’ultimo anno, ci sono anche i metaversi, che interagiscono con entrambe le categorie di NFT appena citate.
Cos’è un metaverso? É un mondo virtuale, in cui ci si potrà muovere attraverso il proprio alter ego digitale per fare qualsiasi cosa si faccia nella vita quotidiana, come ad esempio lavorare, fare shopping, andare a scuola, fare la spesa.
Immaginiamo di dover fare shopping, di poter visitare un negozio, vedere i capi che ci interessano in una tridimensionalità molto più definita, oppure di voler visitare una mostra e di volerci aggirare per una galleria per guardare l’esposizione di un famoso fotografo.
Il metaverso vuole rendere possibile questo genere di dinamiche, dove i capi del negozio o le foto della galleria, sarebbero degli oggetti unici e irriproducibili, in qualità di NFT registrati su una rete blockchain.

Oltre questo genere di metaversi, esistono anche gli NFT per il gaming. Ambientazioni in cui all’interno di un videogioco, è possibile acquistare questi oggetti unici o a tiratura limitata, che possono essere semplici oggetti di scena o da utilizzare per qualche particolare scopo dalla piattaforma ludica, potrebbero essere un bazooka per uno sparatutto, o un motore per una simulazione di competizioni automobilistiche.
In The SandBox, uno dei videogiochi più quotati su blockchain , si possono acquistare i terreni per creare esperienze digitali, ogni terreno che fa parte di una mappa è unico e non riproducibile, oltre ai terreni vengono commercializzati una serie di oggetti di scena o di utilità al gioco.

Esistono anche metaversi paralleli alla realtà come OVRland, una piattaforma per esperienze di realtà aumentate e/o virtuali (AR/VR) geolocalizzate, basata sulla blockchain di Ethereum, dove gli asset NFT sono collegati a posizioni geografiche (standard ERC-721). Una mappa, che riproduce fedelmente la geografia del mondo reale, è stata divisa in 1,6 trilioni di esagoni, ogni esagono (OVRLand) rappresenta una posizione geografica unica, acquistabile come NFT, il proprietario dell’esagono può decidere quale esperienza AR/VR verrà visualizzata in quella posizione. I casi d’uso sono: giochi, eventi dal vivo, vendita al dettaglio virtuale, avatar, turismo e molti altri.

Il valore degli NFT e dei metaversi

Cosa definisce il loro valore? Come abbiamo già detto in precedenza, il valore intrinseco di questi oggetti multimediali si basa sul principio di scarsità come conseguenza della loro unicità, tuttavia, un oggetto anche se unico non è per forza di valore, ed è qui che subentra il concetto di domanda e offerta.

Da cosa è definito il valore di un asset? Domanda ed offerta sono la risposta

Come spesso accade nel mondo reale, se esiste la domanda per un bene o per un servizio, il prezzo andrà a salire, soprattutto se si parla di un bene scarso da reperire.

Ma da cosa dipende la domanda? La domanda dipende dalla percezione del valore di quel determinato bene o servizio. Il valore percepito che non è per forza collegato alla sua utilità o a un valore “reale”.
Ne è dimostrazione l’oro che è Il metallo più capitalizzato al mondo, ma perchè un metallo dovrebbe valere più di un altro? Se la percezione del valore di un determinato oggetto diventa collettiva, associata al principio di scarsità, il suo prezzo potrebbe lievitare ben oltre il buon senso, come tante volte accaduto anche nell’arte tradizionale o nel collezionismo di francobolli e monete.

Gli NFT  che invece sono legati ad un uso funzionale relativo al gaming, potrebbero assumere un valore dettato dall’utilizzo che se ne dovrebbe fare all’interno del gioco.

Esaminare queste tecnologie ed immaginare la loro applicazione nella vita di tutti i giorni, per moltissimi potrebbe apparire come voler riprodurre male l’ambientazione di un film di fantascienza futuristica e distopica.
La prima domanda che ci viene in mente è “chi dovrebbe voler comprare una roba del genere?”, oppure potremmo pensare che questi mondi e oggetti virtuali, non abbiano alcun nesso con la realtà e rimarranno incastonati nella loro nicchia astratta.
Tuttavia il 2022, sarà probabilmente l’anno in cui inizieremo a comprendere che internet sta cambiando aspetto, questo ce lo suggeriscono anche i massicci investimenti che le Big Tech stanno effettuando sul mercato dei metaversi.

Lo scorso ottobre Marck Zuckerberg, ha rebrandizzato la sua azienda da Facebook in Meta (come si può notare all’avvio di tutte le App che appartengono all’azienda), dichiarando che è un nuovo capitolo per l’intero mondo di internet, che nei prossimi anni subirà incredibili cambiamenti inerenti alla realizzazione di metaversi.

Microsoft effettuando l’acquisizione più costosa della sua storia per la modica somma di 68,7 miliardi di dollari, fa sapere che la Activision Blizzard avrà un ruolo centrale nella realizzazione del suo metaverso.

Intanto su Opensea, Nike (che ha acquistato la startup Rtfkt), crea scarpe da ginnastica e accessori virtuali e Adidas, ha venduto coniando NFT, animazioni e buoni per l’acquisto di beni materiali per oltre 23 milioni di dollari.

E la lista è ancora lunga.
Questi sono solo esempi, di come in futuro questa tecnologia potrebbe entrare a far parte delle nostre vite e interagire ben oltre quello che ci aspettiamo.
Il Web3 (definizione dell’insieme di questi nuovi ecosistemi), sono qui per definire soldi e identità su internet.

La strada dello sviluppo è solo all’inizio.

Algoritmi di consenso

Cosa sono gli algoritmi?  Genericamente, possono essere definiti un flusso di passi elementari, condizionati, per risolvere un problema ed ottenere dei risultati. Nel mondo dell’Information Technology, gli algoritmi sono delle linee di codice, definiscono una serie di istruzioni in sequenza (salvo diverse istruzioni) per ottenere dei risultati. Un pratico esempio quotidiano per scomporre un algoritmo potrebbe essere rispondere alla domanda: “come si fa una carbonara?“.

Cosa sono gli algoritmi? Un flusso di passi elementari, condizionati, per risolvere un problema ed ottenere dei risultati
  • Metti una pentola con dell’acqua sul fuoco e rompi un uovo in un piatto;
  • se l’acqua bolle aggiungi la pasta nell’acqua, altrimenti aspetta;
  • se l’uovo non è condito inserisci gli ingredienti;
  • finchè la pasta non è cotta fai cuocere il guanciale;
  • se la pasta è cotta, aggiungi gli altri ingredienti;
  • per 2 minuti fai saltare la pasta condita;
  • buon appetito;

Questo è un algoritmo relativo ad una situazione reale. Normalmente, risolvono problematiche relative a calcoli e scelte di tipo logico-matematiche che, non sono poi estremamente distanti dalle scelte che facciamo nella vita di tutti i giorni. All’interno di una rete blockchain, gli algoritmi di consenso sono utilizzati per raggiungere un accordo su un singolo valore di dati tra processi o sistemi distribuiti, sono procedure pensate per ottenere l’affidabilità in una rete che coinvolge più nodi inaffidabili.

Una delle principali caratteristiche di questi algoritmi è il presupposto intrinseco che, alcuni processi e/o sistemi non saranno disponibili e alcune comunicazioni andranno perse, questo gli conferisce la tolleranza d’errore. Per via di questa tolleranza d’errore, l’algoritmo di consenso presuppone che almeno il 51% dei nodi dovrà dare una risposta per validare correttamente un’informazione. Ad esempio, qualora l’ecosistema su cui si sta effettuando una transazione abbia 100 nodi, sarà necessario che 51 nodi rispondano per scrivere l’informazione e registrarla nella catena di blocchi.

A tal proposito, per aumentare la sicurezza, la scalabilità, l’efficenza del dispendio energetico relativo all’attività di mining, sono stati creati diversi tipi di algoritmo di consenso. Tutti gli ecosistemi blockchain o registri distribuiti analoghi che siano, ne hanno uno alla base. Vedremo di seguito i più importanti o diffusi.

Proof of Work

L’algoritmo di consenso Proof of Work (PoW), è stato il primo a riuscire a generare il consenso distribuito in una rete decentralizzata e ha risolvere il problema del double-spend. Non si tratta di un’idea nuova, ma il modo in cui il creatore di Bitcoin, Satoshi Nakamoto, ha combinato l’idea di un sistema di consenso distribuito con diversi concetti già esistenti, come le reti peer to peer e le firme crittografiche, ha reso questo algoritmo particolarmente innovativo.
Ma come funziona in pratica? I miners mettono a disposizione la potenza computazionale per convalidare le transazioni, in cambio verrà data loro una ricompensa attraverso la valuta dell’ecosistema. I minatori competono quindi tra di loro nella risoluzione di questi enigmi matematici per avere il diritto di registrare queste transazioni, ed essere quindi ricompensati.
Alla base della competizione tra i miners, ci sono dei complessi problemi matematici da risolvere attraverso la potenza computazionale. Più la rete si amplia e maggiore sarà la difficoltà del problema da risolvere, di conseguenza sarà maggiore la necessità di potenza computazionale. Purtroppo, il meccanismo appena descritto è causa di lentezza all’interno della rete.
L’algoritmo aumenta la sicurezza incrementando la difficoltà degli enigmi matematici all’implementarsi della grandezza dell’ecosistema, ma un problema più complesso richiede più tempo per essere risolto. Al momento della scrittura, sono ancora poco più di un centinaio le blockchain  (Bitcoin, Litecoin, Dogecoin, Ethereum, Bitcoin Cash, Ethereum Classic, Bitcoin SV, Monero, Zcash, Ravencoin, etc…) che fanno uso di questo algoritmo, spesso dibattuto, a causa del consumo energetico che richiederebbero i processori che danno la possibilità di svolgere l’attività di mining.
 

Proof of Stake

La Proof of Stake (PoS) è stata creata come alternativa alla Proof of Work, per
Schede video con GPU adatte al mining con algoritmo Proof of Work
risolverne i problemi inerenti. La Proof of Stake è pensata per sostituire il mining  con lo staking di una percentuale di valuta dell’ecosistema. Cosa si intende per staking? Si intende una quota di interesse congelata all’interno del sistema, dove se si possiede il 5% della valuta totale, si avrà il 5% di possibilità di avere il prossimo blocco da minare e quindi di ricevere una ricompensa. Rispetto alla sua prima versione, sono state sviluppate diverse varianti con metodi di selezione del forger (il nodo che compilerà il successivo blocco), che avrà il diritto di scrivere il successivo blocco. In questo algoritmo la ricompensa non viene distribuita dalla creazione di nuova moneta, ma si tratta di una ridistribuzione delle commissioni. Questa logica, è stata introdotta per ridurre il consumo energetico imposto dalla difficoltà crescente del mining in Proof of Work, oltre che per impedire economie di scala. La Proof of Stake risolve anche un problema di economia di scala. In che modo? Come descritto precedentemente, nella Proof of Work, i miners competono per il blocco, chi ha una maggiore potenza computazionale, risolvendo per primo un problema matematico, vince il diritto di scrivere il blocco per quindi essere ricompensato. Qualora ci fossero 10 miners privati contro una mining pool con l’attrezzatura equivalente a quella dei 10 miners, i singoli avrebbero sempre meno diritto di scrivere il blocco per la loro maggiore potenza computazionale localizzata. Lo staking è inoltre un incentivo economico per aumentare la sicurezza del network, il forger che tenta di convalidare una transazione fraudolenta, perde il diritto di partecipare allo staking in futuro e quindi anche il diritto a ricevere delle ricompense.
L’elezione di un testimone nella DPoS, incentiva il corretto comportamento da parte dei testimoni e la redistribuzione delle ricompense proporzionalmente a quanto versato al testimone.
Per poter aggirare la sicurezza di questo algoritmo, sarebbe necessario ottenere più del 51% della valuta dell’ecosistema in circolazione che si intende compromettere. I grandi vantaggi di questo algoritmo sono il basso dispendio energetico e la sicurezza. Ad oggi in uso negli ecosistemi di BSC, Cardano, Algorand, Tezos, Celo e molte altre. É prevista prossimamente la transizione di Ethereum dal PoW al PoS.

Delegated Proof of Stake

La Delegated Proof of Stake (DPoS) è una versione più democratica ed efficiente della PoS. I partecipanti al network, attraverso la loro quota congelata come nella Proof of Stake, delegano il proprio lavoro ai cosiddetti testimoni, che hanno il compito di raggiungere il consenso con gli altri nodi durante la generazione e la validazione di nuovi blocchi. Il potere di voto, così come la distribuzione delle ricompense successive alla scrittura dei blocchi, sono proporzionali alle coin possedute in staking nell’ecosistema. Il DPoS, è un sistema di reputazione sulla proporzione della partecipazione dei testimoni delegati dagli utenti, più è il totale congelato dagli utenti deleganti e maggiore sarà la possibilità di voto del testimone; questo crea il vantaggio di una maggiore onestà dei delegati, che per ricoprire questo ruolo dovranno essere rieletti. Nonostante questo algoritmo permetta una maggiore scalabilità, lo svantaggio è  una maggior centralizzazione.

Proof of Authority

Nei network basati su Proof of Authority (PoA), la validazione delle transazioni è effettuata da accounts che sono stati precedentemente approvati. Il processo di validazione delle transazioni è automatico, avviene attraverso dei software che vengono eseguiti sui nodi, un software che permette loro di inserire i blocchi nella catena. Per far parte della rete di nodi decentralizzati, sarebbe necessario soddisfare alcune condizioni.

  • il nodo non può essere eletto troppo facilmente, vengono selezionati arbitrariamente con affidabilità certificata;
  • l’identità del nodo deve essere verificata formalmente;
  • devono esserci procedure di uniformità nella valutazione dell’autorità del nodo;

Queste condizioni, rendono la Proof of Authority una struttura molto scalabile, ma allo stesso momento molto centralizzata in quanto prevede un numero limitato di nodi validatori. Si tratta certamente di un ottimo algoritmo per aziende che vogliano avvalersi dei vantaggi della blockchain, senza dover necessariamente utilizzare un network pubblico e quindi mantenere una maggiore privacy. É ritenuta una buona soluzione per le blockchain dedicate alla logistica, come ad esempio per il tracciamento dei prodotti della grande distribuzione. Non richiede una valuta nativa da usare come gas in quanto non è previsto il mining.

Altri algoritmi

Oltre gli algoritmi appena citati, ve ne sono molti altri:

  • Proof of Space and Time
  • Proof of Capacity
  • Proof of Importance
  • Proof of Burn
  • Byzantine Fault Tollerance
  • Proof of Existence
  • Proof of Time
  • Delegated Bizatine Fault Tollerance
  • Proof of Believability
  • Stellar Consensus
  • Ouroboros
  • RAFT
  • Proof of Activity
  • Proof of Stake Velocity
  • Proof of Elapsed Time
  • Proof of Reputation
  • Proof of Weight
  • Proof of Retrievability
  • Cerberus Consensus;
  • Directed Acyclic Graphs
  • Tangle
  • Hashgraph
  • Holochain
  • Block-lattice
  • SPECTRE
  • ByteBall

Alcuni di questi fanno parte di tentativi di rendere maggiormente scalabile il Proof of Work, che nonostante il problema del dispendio energetico elevato e della lentezza, rimane uno dei migliori algoritmi di consenso esistenti. Molti altri, dopo la loro creazione sono stati superati da algoritmi più performanti e sicuri, quindi sono rimasti in uso a alcune reti di nicchia o quasi in disuso (come ad esempio il Proof of Stake Velocity di ReddCoin), altri fanno parte di servizi più piccoli, poco conosciuti oppure in fase di sviluppo che approfondiremo qualora dovessero rivelarsi quella tecnologia dirompente che ancora non siamo riusciti a capire chiaramente.

Blockchain, il registro distribuito in catene di blocchi

Cos'è la blockchain? Spiegazione del funzionamento base della blockchain

 

Negli ultimi tempi si sente spesso parlare di blockchain.
L’informazione di massa associa spesso la parola blockchain alla più famosa e quotata delle criptovalute, ovvero Bitcoin. Tuttavia quest’ultima è solo una delle tante valute virtuali associata ad uno dei tanti ecosistemi blockchain.
Ma esattamente di cosa stiamo parlando?  Tralasciando il concetto di criptovaluta, la blockchain è un registro distribuito, come il libro mastro che si usava un tempo, tiene nota delle transazioni che avvengono tra portafogli privati e senza un intermediario.

Esattamente! La caratteristica principale di questo sistema è proprio il fatto che non esiste un ente centrale, ed ogni portafoglio (l’equivalente del conto per le banche) è in totale gestione del suo proprietario.
Ciò che è contenuto all’interno del portafoglio è l’equivalente di quanto riportato sul libro mastro.

L’altra caratteristica che dona a questa tecnologia il titolo di “tecnologia dirompente” è la decentralizzazione. Il libro mastro viene distribuito alle decine di migliaia di nodi, i cosiddetti miners (al momento della scrittura 11.588), che validano le transazioni tra gli utenti che possiedono un portafoglio.

L’invenzione della blockchain dà ancora più potere alle persone e sfida l’insidiosa cultura della proprietà e del controllo. La tecnologia alla base del bitcoin spezza la ’massima’ di Orwell.

Julian Assange, fondatore di WikiLeaks

Si parla ancora di una tecnologia in fase di sviluppo. Nonostante il potenziale sia molto alto, come è stato per la nascita e la divulgazione dell’uso di internet e tutte le tecnologie collegate ad esso, ci saranno una serie di requisiti che devono essere testati e superati, sia a livello legislativo che a livello tecnico.
In primis la scalabilità, ovvero la capacità di servire un bacino d’utenza sempre maggiore, fino a permettere il suo utilizzo a chiunque lo richieda, evitando congestioni della rete.
La sicurezza, la certezza che le possibilità di modificare il registro distribuito o ottenere l’accesso a fondi privati sia molto bassa o quasi nulla.
In fine una sufficiente decentralizzazione (Figura 1), che proporzionalmente apporta spesso una maggiore sicurezza ma una minore scalabilità.
Queste tre problematiche vengono spesso definite “trilemma“.

Perché è ritenuta una tecnologia dirompente?

Con l’avvento dell’era della digitalizzazione ci è stata data la possibilità di creare dei contenuti di qualsiasi tipo (libri, musica, film, etc…), di riprodurli ed inviarli attraverso la rete internet, in modo relativamente molto più semplice che in passato.

Figura 1 – Topologia di rete di un servizio decentralizzato, ogni nodo possiede tutte le informazioni validate ed è in grado di trasmettere o ricevere nuove o vecchie informazioni a qualsiasi nodo della rete.

Questa possibilità che la tecnologia ci ha offerto ha creato un nuovo problema, quello dell’unicità, in quanto è possibile creare infinite copie e distribuirle a nostro piacere.

La blockchain è un mezzo per risolvere questo problema e dare autenticità al valore scambiato o ai contenuti, senza la necessità di un ente centrale.

Per fare un esempio pratico, possiamo immaginare che Mario invii due monete ad Anna tramite un sistema blockchain, i nodi validatori scriveranno all’interno di un blocco questa transazione, due monete dal portafoglio di Mario verso quello di Anna, così come un ente di un servizio centralizzato (Figura 2) registrerebbe la transazione su un libro mastro.
La sostanziale differenza sta nel fatto che per invalidare questa transazione, nel primo caso sarebbe sufficiente modificare il libro mastro; nel secondo il registro distribuito sarebbe presente su una quantità non definita di nodi, per manomettere quindi l’informazione relativa a quella transazione tra Mario e Anna sarebbe necessario modificarne la registrazione su un numero imprecisato di nodi che detengono il registro.

Figura 2 – Topologia di rete di un servizio decentralizzato, ogni nodo possiede tutte le informazioni validate ed è in grado di trasmettere o ricevere nuove o vecchie informazioni a qualsiasi nodo della rete.

Anche se un nodo cambiasse l’informazione e sostenesse che Mario non ha mai inviato 2 monete ad Anna, tutti gli altri nodi avrebbero la vera copia del libro mastro distribuito e saprebbero com’è andata realmente la transazione.

Questo renderebbe la registrazione del trasferimento di quel valore più trasparente e immutabile oltre che consultabile da chiunque, questa sua caratteristica, conferisce a questo sistema la possibilità di combattere più efficacemente traffici illegali ed evasione, al contrario di quanto divulgato molto spesso dai media tradizionali.

Pur trattandosi di un registro trasparente, la privacy viene comunque tutelata in quanto le informazioni relative ai soggetti che hanno effettuato i trasferimenti di valore, sarebbero sotto forma di pseudonimi o di indirizzi di portafoglio (Wallet), non si potrebbe mai collegare un portafoglio all’identità di una persona fisica con la semplice consultazione del registro.