Quando le immagini educano lo sguardo
Il mio rapporto con gli albi illustrati nasce quando li sfogliavo e li studiavo da studentessa, cercando di capire e interpretare il mondo prima ancora delle parole.
Poi, nel tempo, quello sguardo si è trasformato da sola lettrice a illustratrice, entrando dall’altra parte della pagina e scoprendo quanto ogni scelta visiva sia in realtà una forma di comunicazione. Oggi, da illustratrice e appassionata di questo mondo, li ammiro con una consapevolezza diversa in cui ogni immagine è una scelta, ogni segno una possibilità di comunicare.

Negli anni, studiando e poi lavorando per un breve periodo nell’ambito dell’editoria, ho visto questo linguaggio crescere e uscire dai confini dell’infanzia diventando uno strumento sempre più diffuso, capace di educare, includere e raccontare la complessità con sorprendente semplicità.
La cosa che mi incuriosisce è come negli anni l’approccio a questo linguaggio sia cambiato e ciò che era spesso considerato come oggetto “solo per bambini” si è trasformato in strumento trasversale, capace di attraversare ambiti educativi, sociali e progettuali sempre più ampi e disparati.
Oggi, l’albo illustrato è per me un territorio vivo, in continua evoluzione, dove l’espressione estetica e l’inclusione linguistica si intrecciano in modo sempre più consapevole.
Frequentando fiere, librerie e spazi dedicati all’editoria per l’infanzia, mi capita sempre più spesso di soffermarmi sugli albi illustrati non solo come oggetti graficamente belli, ma come strumenti divulgativi potenti in grado di veicolare messaggi difficilmente trascrivibili a parole. Per quanto si possa pensare il contrario, non sono semplici libri ma sono dispositivi narrativi complessi, in cui immagini, ritmo narrativo, colore e spazio costruiscono in sinergia un linguaggio che parla direttamente al bambino, prima e oltre la parola scritta.
La meraviglia della lettura che prende forma
Negli albi illustrati, il testo non è mai solo testo e l’immagine non è mai solo ornamento. È proprio nella loro relazione che si genera significato.
Se pensiamo all’apprendimento, un bambino impara a leggere il mondo molto prima di saper leggere le parole perché, se pur privo di esperienza, riconosce emozioni, anticipa azioni e interpreta dettagli attraverso la fantasia. In questo senso, l’albo illustrato educa alla lettura lenta in modo profondo, perché educa allo sguardo e all’attenzione delle piccole cose. Educare al guardare, diventa oggi azione significativa e consapevole in una società che corre veloce in cerca di like e gratificazione istantanea.
Penso, ad esempio, agli albi pop-up, che trasformano la pagina in uno spazio tridimensionale dove la lettura diventa esperienza fisica e interattiva in cui il bambino, come l’adulto, apre, esplora e scopre l’universo in una dimensione immersiva condivisa. Il gesto stesso del leggere si carica di meraviglia e coinvolgimento, rendendo la narrazione qualcosa da abitare, non solo da seguire.
Raccontare con i simboli. I libri per tutti ad alta leggibilità

Accanto a questi, sempre più rilevanti sono gli albi ad alta leggibilità, progettati per essere accessibili a tutti i bambini, inclusi quelli con difficoltà cognitive o disturbi dello spettro autistico.
Ho scoperto per la prima volta questa tipologia di comunicazione illustrata durante gli anni di servizio presso la Libreria per l’infanzia Giannino Stoppani di Bologna i cui libri venivano spesso richiesti da maestre o mamme che avevano la particolare esigenza di rendere semplice un racconto o un contenuto divulgativo per i propri bambini con un linguaggio più accessibile e immediato rendendo così la lettura piacevole e coinvolgente anche in situazioni difficili.
Sicuramente qualcuno si domanderà in cosa consiste questo linguaggio e in che modo questo linguaggio riesce ad essere accessibile a tutti.
Alla base del racconto c’è sempre l’illustrazione che guida lo sguardo e la comprensione ma a livello grafico testuale ci sono scelte precise di impaginazione, carattere, spaziatura e simboli, i cosiddetti simboli CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa). In molti casi gli albi usano il testo allineato a sinistra, parole non sillabate, interlinea ampia e carta poco riflettente per facilitare la comprensione e la continuità della lettura.
In questi libri ogni elemento è pensato e calibrato con precisione per rendere chiara e semplice la leggibilità. Font chiari, spaziature ampie, frasi brevi, uso calibrato del colore e, soprattutto, supporti simbolici che accompagnano e rinforzano il testo. Non si tratta di semplificare, ma di rendere il contenuto leggibile e fruibile.
In questo panorama si inserisce il lavoro di Serena Borsella, grafica e operatrice yoga che ho avuto modo di conoscere pria su Instagram e poi incontrare durante la Fiera del Libro di Torino, quest’anno fortemente incentrata sul tema dell’infanzia. Il suo albo, Luna e la schiuma di nuvole, nasce dalla quotidianità vissuta e dall’esigenza di supportare la comunicazione in qualità di madre di una bambina autistica raccontando il momento magico del bagnetto. Ed è proprio da questa esperienza che prende forma un libro interamente raccontato attraverso simboli CAA, pensato per offrire una narrazione accessibile e inclusiva.

Ciò che mi ha colpito è come l’idea semplice di un’azione quotidiana alla base di questo albo possa nella sua semplicità aiutare a gestire l’umore e il comportamento in un bambino con disturbi del neurosviluppo . La routine vissuta dalla piccola Luna nel suo bagno caldo, tra bolle scintillanti e la soffice schiuma trasforma un momento di stanchezza in una fiaba, in cui la fatica si dissolve e le nuvole di sapone conciliano il riposo e i sogni. Un’idea semplice che racchiude la routine di una bambina che riesce ad addomesticare le sue emozioni altalenanti immergendosi nell’acqua, circondata dall’amore e dalla fiducia del momento.
Sfogliando le pagine dell’albo, ho avuto la sensazione che il linguaggio visivo non fosse un supporto al testo, ma il testo stesso. Un racconto che non esclude, ma invita alla lettura supportandola e accogliendo diversi modi di leggere e comprendere.
Riflessioni Infanzia e futuro
Parlare di infanzia e discutere di tematiche ad essa connesse oggi, significa parlare del tipo di adulti che vogliamo formare domani. Per questo gli albi illustrati, con la loro capacità di unire estetica, empatia e accessibilità, sono uno degli strumenti più concreti che abbiamo per costruire un immaginario più aperto e più inclusivo.
Spesso si sottovaluta la forza dell’albo illustrato, come se fosse un oggetto delicato e poco maneggiabile, quasi secondario.
In realtà, è uno dei mezzi espressivi più potenti a nostra disposizione.
L’albo non si limita a raccontare, ma accompagna, stimola e aiuta a crescere in tutte le fasi della vita del bambino, ma anche dell’adulto più di quanto un gioca possa fare.
Attraverso il suo linguaggio visivo ed emotivo, l’albo dà forma a sentimenti, paure e desideri, dando risposte a domande che non sempre trovano parole immediate.
Ed è proprio nella capacità di dire l’indicibile che, per me, si manifesta la sua più forte carica espressiva.


