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Manovra 2026: nuove regole per fisco, pensioni e crypto

La Manovra finanziaria 2026, approvata dal Consiglio dei ministri e ora all’esame del Parlamento, muove 18,7 miliardi di euro per sostenere redditi, imprese e famiglie, bilanciando tagli fiscali e nuove entrate.​

Sul fronte fiscale, il taglio dell’aliquota IRPEF intermedia dal 35% al 33% per i redditi tra 28 e 50 mila euro promette vantaggi medi fino a 440 euro annui. Viene confermata la “pace fiscale” decennale e introdotta una tassa rafforzata su grandi patrimoni e rendite finanziarie (FiscoeTasse – “Legge di Bilancio 2026: IRPEF, rottamazione e altro”).

Per i lavoratori, la Manovra prevede detassazioni su straordinari, notturni e premi di produttività, con incentivi mirati per nuove assunzioni e rinnovi dei contratti collettivi. Le imprese potranno contare su Transizione 5.0 e il rifinanziamento della Nuova Sabatini per innovazione e digitalizzazione. (Incentivimpresa.it – “Tutte le novità per le imprese”).

Il capitolo fiscali include per la prima volta le criptovalute: i token ancorati all’euro saranno tassati al 26%, mentre per le altre valute digitali si applicherà un’aliquota del 33%. L’Italia istituirà anche un Tavolo di vigilanza sulle cripto‑attività, con MEF, Banca d’Italia e Consob, per monitorare stabilità e rischi del settore (Borsa&FinanzaCriptovalute: tasse al 26% ma non per tutte, cosa dice la Manovra)

Sul fronte previdenziale, le pensioni minime aumentano di 20 euro al mese dal 2026, raggiungendo in media circa 630 euro mensili. È confermata la proroga dell’Ape sociale, mentre l’età pensionabile crescerà gradualmente a partire dal 2027, con un mese in più, salendo di altri due nel 2028.​

Prorogati infine i bonus casa e introdotta una stretta sugli affitti brevi, con aliquota del 26% se gestiti tramite piattaforme digitali.​

Il testo “bollinato” è ora in Parlamento: il via libera definitivo è atteso entro il 31 dicembre 2025.

Cloud o On-Premise? Riflessioni Critiche sull’Era dei Servizi

CLoud computing, blackout di AWS il 20 ottobre 2025

Nel mondo digitale contemporaneo, l’adozione del cloud computing è diventata un fenomeno dominante nel settore IT, soprattutto per le aziende di certe dimensioni, accelerata dall’innovazione e dalla promessa di agilità, scalabilità e riduzione dei costi.
Tuttavia, eventi recenti come il significativo blackout di Amazon Web Services (al secolo AWS) del 20 ottobre 2025, riaccendono il dibattito su quale sia la scelta tecnologica più opportuna per imprese e organizzazioni: affidarsi al cloud o mantenere infrastrutture on-premise, un dubbio amletico.
Facciamo una veloce valutazione critica di queste opzioni, integrando considerazioni sull’inarrestabile trend verso servizi digitali in abbonamento che stanno progressivamente sostituendo la proprietà tradizionale di beni digitali, analogamente a tutti gli altri beni che si stanno trasformando da beni in servizi senza sosta (vedi streaming online).
Questo modello è noto come “servitization” o “access economy” e riguarda diversi settori, non solo l’IT.

Il blackout AWS: una lezione sull’affidabilità del cloud

Il blackout di AWS ha avuto ripercussioni globali, centinaia di aziende e milioni di utenti sono rimasti senza accesso a servizi cruciali per ore.
L’interruzione ha messo in luce la dipendenza critica dall’infrastruttura cloud, in particolare dai leader di mercato, come Amazon, che detengono una quota di circa il 37% del mercato globale del cloud. La causa principale è stata una problematica di risoluzione DNS su DynamoDB (un servizio database servless), che ha innescato un effetto domino su numerosi servizi, compromettendo settori come finanza, sanità, intrattenimento e commercio elettronico.

Questo evento dimostra un rischio intrinseco del cloud: la concentrazione di una massa critica di dati e risorse in pochi provider crea un “single point of failure” che, in caso di malfunzionamento, può paralizzare interi ecosistemi digitali.
Nonostante la rapidità nella risoluzione e il ritorno completo alla normalità in poche ore, l’episodio ha sollevato domande sulla resilienza della dipendenza da servizi esterni e ha spinto le aziende a riflettere seriamente su strategie di backup, piani di continuità operativa e gestione del rischio.

Ma partiamo dal principio approfondendo l’argomento anche per i più profani.

Cloud computing: cos’è, vantaggi e limiti.

Il cloud computing è una tecnologia che permette di utilizzare servizi informatici di vario tipo (vedi archiviazione, programmi o potenza di calcolo tramite Internet), senza dover avere fisicamente i dispositivi o i server a casa o in azienda. In pratica, è come noleggiare risorse informatiche da grandi server remoti, accessibili ovunque con una connessione a Internet.
Questo rende più semplice, veloce e spesso meno costoso (in quanto potresti comprare il servizio commisurato alle tue esigenze anche se dovessero variare) gestire dati e applicazioni, perché non dovrai preoccuparti di acquistare o mantenere hardware e software, tutto è disponibile on demand, come un servizio.
È un po’ come avere a disposizione un enorme computer virtuale sempre pronto all’uso, senza doversi occupare della sua manutenzione, spazio fisico o potenza computazionale.

La migrazione al cloud porta numerosi vantaggi che spiegano la sua crescente popolarità:

  • Scalabilità e flessibilità: possibilità di adattare risorse a domanda, importante per picchi di traffico o crescita rapida;
  • riduzione dei costi upfront: assenza di spese per hardware fisico e manutenzione;
  • accessibilità globale: utilizzo di dati e applicazioni da qualunque luogo con connessione internet;
  • aggiornamenti automatici e sicurezza gestita: riduzione del carico di gestione IT interna;
  • tempi di implementazione rapidi: provisioning quasi istantaneo di risorse;
Quando un servizio esterno va in down, anche l’infrastruttura più solida diventa impotente. In questi casi non resta che attendere il ripristino da parte del provider, mentre la produzione si ferma e ogni minuto perso si traduce in costi e inefficienza. Un promemoria concreto di quanto la dipendenza da servizi esterni e una mancata diversificazione, possa impattare sull’operatività aziendale.

Tuttavia, checché se ne dica, il cloud non è privo di limiti:

  • uno dei punti più dolenti è la dipendenza da internet. Interruzioni di connessione possono paralizzare l’accesso ai dati (nei miei giorni in assistenza TLC ho visto aziende con linee estremamente pro/business ferme per mesi a causa di cavi tranciati da lavori in strada);
  • problemi di sicurezza e conformità, nonostante i grandi investimenti delle piattaforme cloud, la responsabilità della protezione dei dati sensibili resta condivisa e può essere complessa da gestire. Di questo punto ho discusso spesso quando ho scritto circa la privacy sui sistemi decentralizzati, che probabilmente ancora, per i sistemi Cloud non sono certamente pronti;
  • rischio di vendor lock-in: trasportare dati e applicazioni tra provider può diventare difficile e costoso e se domani non sei più soddisfatto del servizio, portare indietro le tue risorse o trasferirle altrove sarà un’operazione difficile e costosa;
  • i costi saranno ricorrenti e talvolta imprevedibili, i modelli pay-per-use potranno sicuramente permetterti di risparmiare se amministrati in maniera parsimoniosa, ma possono sorprendere con spese maggiori di quelle previste.

Questi aspetti devono essere valutati attentamente in funzione delle specifiche esigenze aziendali e del settore di appartenenza.

On-premise: il controllo a scapito della flessibilità

Rimane invece il modello on-premise, basato su server e infrastrutture gestiti internamente. I vantaggi principali possono includere:

  • pieno controllo e personalizzazione dato che l’infrastruttura è di propria appartenenza, si può avere massima libertà nel configurare e proteggere dati e applicazioni;
  • di contro quindi, sicuramente una minore dipendenza da infrastrutture esterne, resilienza in caso di problemi di rete globale o provider cloud.
  • conformità normativa facilitata, gestione diretta e localizzata di dati sensibili o regolati.

D’altro canto, l’on-premise non ha chiaramente solo lati positivi, si accompagna a costi elevati legati a hardware, energia, manutenzione e personale specializzato, oltre a tempi di provisioning più lunghi e scalabilità più complicata a causa di migrazioni a nuovi sistemi (perché la sicurezza viene meno quando il supporto ad una distribuzione viene terminato) o esaurimento dello spazio.
La gestione IT diventa complessa e onerosa, specie nelle organizzazioni con risorse limitate, che spesso sono quelle che curano meno questi aspetti e, di conseguenza, optano ancora per un on-premise molto votato al fai da te.
Molte realtà adottano un modello ibrido, mantenendo on-premise servizi critici e delegando al cloud carichi di lavoro più elastici o sistemi e dati sotto specifici audit.

In un ambiente ibrido, i dati vengono gestiti sia internamente che su infrastrutture cloud esterne, aumentando la complessità di gestione della sicurezza. Diventa più difficile monitorare, controllare e proteggere uniformemente i dati, soprattutto quelli sensibili o regolamentati.
Gestire un’infrastruttura ibrida richiede competenze sia sul data center interno che sulle tecnologie cloud, aumentando i costi e la complessità operativa. La sincronizzazione tra sistemi on-premise e cloud può causare problemi di compatibilità, latenza o inconsistenza nei dati.

La trasformazione verso i servizi in abbonamento: impatti critici

Le aziende oggi vivono una fase di ibridazione tecnologica, mantengono infrastrutture on-premise per motivi di sicurezza, controllo o costi pregressi, ma spostano sempre più servizi sul cloud per la flessibilità e la scalabilità.
Questo crea un problema: servono professionisti che comprendano entrambe le realtà, sappiano gestire un data center fisico, reti, virtualizzazione, backup, disaster recovery, ma anche architetture cloud-native, automazione, IaC (Infrastructure as Code) e DevOps.

Parallelamente alla transizione verso il cloud, si osserva un cambio di paradigma nella fruizione di software, dati e tecnologie.
La proprietà di beni sta cedendo il posto a un modello di consumo basato su servizi in abbonamento (SaaS, PaaS, IaaS, etc…), che offrono vantaggi di agilità e accesso continuo ma che ha introdotto nuove dinamiche:

In primis, una dipendenza economica e contrattuale. le aziende pagano un canone continuativo senza mai possedere realmente “il bene”. Questa dinamica può generare una sorta di “stanchezza da abbonamento“, che scritto così potrebbe sembrare una brutta sindrome metabolica, ma penso che chiunque, nel proprio piccolo, abbia sperimentato una sensazione simile con i vari abbonamenti di streaming, connessioni dati fissi e mobili o piattaforme AI. Ogni abbonamento a modo suo rappresenta una nuova superficie di attacco e quindi un potenziale rischio.
E infine c’è lui, il terrore di ogni PMI, che come hanno dimostrato i fatti del 20 ottobre può avere un fondo di verità, la perdita relativa di controllo. L’utente finale delega infrastruttura, aggiornamenti, e sicurezza al provider, aumentando il rischio di fallimenti o cambi di policy (questo insieme alla necessità di know-how, credo sia uno dei motivi principali che tiene le piccole-medie imprese italiane lontane dal settore).

Nonostante le innovazioni, il modello a abbonamento solleva dunque questioni su sostenibilità economica e autonomia decisionale. L’episodio AWS evidenzia che la comodità e la velocità del cloud si accompagnano a vulnerabilità sistemiche e rischi che l’utente deve imparare a gestire con strategie ponderate.
Affidarsi totalmente a sistemi remoti gestiti da provider esterni mette davanti al paradosso di potersi trovare da un momento all’altro e senza alcun preavviso completamente sprovvisti di qualsiasi strumenti lavorativi. Come se un pizzaiolo avesse la sua cucina super attrezzata piena di forni a legna e impastatrici professionali, e proprio mentre sta per infornare la prima pizza della serata, qualcuno gli dicesse: “Scusa, oggi niente forno, devi cuocerla su ferro da stiro!

Considerazioni finali

Non esiste una ricetta che risolva tutti i problemi, di costi e scalabilità per i grossi gruppi che magari si affidano a Cloud esterni, o di proprietà e ridondanza fisica, occorre svolgere una valutazione critica delle proprie esigenze aziendali, il livello di controllo e sicurezza richiesto, la capacità organizzativa e finanziaria di sostenere infrastrutture interne e il grado di tolleranza al rischio di interruzioni di servizio.

Questo blackout AWS genera un momento di riflessione per l’intero settore IT. È stato dimostrato dimostrato come l’interdipendenza tra servizi cloud e mercato digitale possa generare rischi sistemici, mettendo in luce la necessità di bilanciare innovazione e affidabilità. Scegliere il cloud significa abbracciare un futuro dinamico e agile, ma non senza dover affrontare le nuove sfide di resilienza, sicurezza e gestione economica che il modello a servizi in abbonamento comporta.

La proprietà, intesa come controllo diretto su infrastrutture e dati, si sta ridefinendo, non più un possesso fisico, ma una responsabilità condivisa con fornitori che agiscono su scala globale.
Per le aziende è fondamentale sviluppare consapevolezza e competenze per navigare questo scenario in continua evoluzione, adottando strategie che non rinuncino a flessibilità senza perdere di vista la sicurezza e la continuità operativa.


La scuola come campo base

Il paradosso della scuola ferma

Sono una pedagogista e insegno nella scuola primaria. Sono anche istruttrice di yoga per bambini e maestra di sci alpino. Ogni giorno, nella mia pratica educativa, vedo quanto il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza sia cambiato. Viviamo in una società fluida, in costante trasformazione, eppure la scuola italiana sembra ancora legata a un modello rigido e trasmissivo, tra banchi, verifiche, circolari e campanelle. Il paradosso è che la scuola è sempre la stessa, mentre i bambini e i ragazzi sono profondamente cambiati. Oggi viviamo in un mondo che corre sempre più veloce, in cui conta apparire, mostrarsi, essere performanti. È un mondo che spesso diventa narcisista, in cui l’attenzione si concentra sull’immagine più che sulle relazioni profonde. Conseguenze? Isolamento emotivo, ansia, depressione, per non parlare dei disturbi più gravi, che talvolta sfociano in scelte estreme. I bambini arrivano a scuola già carichi di tensione e nervosismo, eppure il sistema scolastico risponde con la stessa medicina di sempre: seduti, ascoltate, studiate, verifica, voto. Ma ogni giugno questo sistema rigido va in stand-by, e arriva l’estate… e in estate tutto cambia.

Il bosco come maestro

Durante l’estate propongo pratiche di yoga per bambini immerse nella natura del bosco.
Partecipo a un campo estivo organizzato da Vicky, guida di montagna ed educatrice esperienziale in natura, una ragazza davvero genuina. Ha creato Vicky Outdoor Experience, una proposta di “Estate in Natura” che offre ai bambini e agli adolescenti giornate immersive in ambiente naturale, con attività sia libere che organizzate, e uno spazio compiti per chi lo desidera.
Accampandosi su un prato in mezzo al bosco, Vicky ha ricreato un vero campo base per i ragazzi, che passano le giornate a piedi scalzi nel torrente, senza banchi né campanelle. Ascoltano il silenzio, costruiscono rifugi, si arrampicano sugli alberi, esplorano il territorio, suonano la chitarra. Giocano. E ogni tanto, stendono i tappetini per fare un po’ di yoga.
In questo bosco, che io chiamo “bosco magico di Vicky”, i bambini ritrovano concentrazione, memoria, fantasia, creatività, motivazione. Durante lo yoga sembrano davvero calmi e presenti. Senza dover ripetere “stai fermo” o “concentrati”, lo fanno da soli, perché il corpo e la mente sono finalmente sincronizzati. E allora mi chiedo: perché la scuola non può imparare, in questo caso, dal bosco? Perché continuiamo a chiedere prestazioni scolastiche a bambini che non hanno ancora imparato a respirare, a stare nel proprio corpo, a gestire le emozioni, a sentirsi parte di un gruppo? Se fossi il Ministro dell’Istruzione non partirei da un nuovo programma o dall’ennesima riforma dei voti. Partirei da una visione diversa.

Ripensare lo scopo della scuola

Prima di tutto bisognerebbe cambiare lo scopo della scuola. Oggi la scuola ha come obiettivo implicito quello di trasmettere conoscenze e valutare prestazioni individuali, invece servirebbe un cambio radicale, ovvero coltivare esseri umani completi, capaci di pensiero critico, empatia, adattabilità, consapevolezza e collaborazione. Lettura, scrittura e calcolo – le basi – sono strumenti fondamentali, ma andrebbero ri-contestualizzati, resi significativi. Un bambino che ha contato davvero le pietre di un sentiero, o che ha scritto un diario della sua esperienza nel bosco, non dimentica ciò che ha imparato. Io lo so, non sono sola. So che tantissimi colleghi e colleghe, forse la maggior parte, sentono le stesse cose che sento io e ci provano, ogni giorno, a cambiare. Si inventano laboratori, progettano percorsi diversi, costruiscono relazioni profonde con i ragazzi, anche dentro le rigidità del sistema.
Ma finché resteremo chiusi nelle aule, anche la nostra voglia di innovare resterà chiusa.

Ripensare gli spazi

Naturalmente, so bene che una scuola all’aperto o una scuola che si apre al mondo non si può improvvisare.
Uscire dalle aule non significa semplicemente portare fuori venti o venticinque bambini senza una struttura adeguata. Per esperienza diretta so bene quanto diventi difficile e rischioso gestire più di dieci bambini in ambienti naturali, come ad esempio la montagna. Per garantire sicurezza, sorveglianza e qualità educativa, serve un rapporto numerico più umano, una soglia che permette di accompagnare i bambini con attenzione, rispettando i loro tempi e garantendo l’incolumità in contesti che possono presentare rischi.
Bisognerebbe ripensare la scuola stessa come edificio, come spazio fisico. Nei grandi centri urbani non è facile portare classi intere in natura con continuità, ma si può immaginare una scuola che sia già costruita in dialogo con la natura. Edifici vicini a parchi o boschi, scuole diffuse in piccoli plessi invece di grandi blocchi centralizzati, aule che si aprono su giardini, cortili trasformati in microboschi, orti scolastici, spazi polifunzionali.
Insomma, luoghi pensati non solo per contenere bambini, ma per farli crescere.

Una scuola pensata per i bambini

Come afferma Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta:

La scuola non è fatta per i bambini e per gli adolescenti. È ancora costruita come se vivessimo in una società stabile, quando tutto cambia rapidamente. […] In realtà è da 25 anni che la politica sa che tipo di scuola ci vorrebbe, ma nessuno si azzarda a proporla. Il vero motivo è che non si può fare una scuola per i bambini. Da quarant’anni, i provvedimenti sulla scuola sono pensati per gli adulti — per i dipendenti, per il sistema, per i genitori — non per gli studenti. […]
Se tocchi la scuola italiana, hai perso le elezioni.
Matteo Lancini, Psicologo e psicoterapeuta

Parole forti, ma vere.
In sostanza, non basterebbe cambiare qualche metodo o introdurre qualche attività nuova, cosa che, tra l’altro, già si fa, servirebbe ripensare l’intero impianto scolastico.
Dovremmo capovolgere il ragionamento: prima decidere quale scuola vogliamo, quali esperienze vogliamo far vivere ai bambini e ai ragazzi, e solo dopo costruire intorno un’organizzazione che lo renda possibile. Invece accade il contrario: il sistema scolastico è costruito intorno a elementi esterni e l’insegnamento è costretto ad adattarsi a queste strutture.
Non servono miracoli, servono scelte politiche coraggiose che mettano al centro il benessere e lo sviluppo complessivo dei bambini e dei ragazzi.
Serve il coraggio di pensare a scuole che non siano più caserme di cemento, ma luoghi vivi, aperti, vicini alla natura.

La scuola campo base

Ed è qui che entra in gioco la metafora che più sento mia: la scuola come campo base.
In alpinismo il campo base non è il punto d’arrivo, ma il luogo sicuro da cui partire per esplorare e a cui tornare per riposare e ritrovare forza. È il cuore pulsante della spedizione, un rifugio che prepara e incoraggia a spingersi oltre. Così dovrebbe essere la scuola: non una gabbia di cemento che trattiene, ma un luogo vivo che accoglie e sostiene. Un punto di partenza per esplorare il mondo e un porto sicuro a cui tornare per condividere scoperte ed esperienze.
Ecco perché immagino la scuola come un campo base: un luogo che accompagna i bambini nelle loro esplorazioni, che li prepara a spingersi oltre la comfort zone e che dà loro la forza di partire e la certezza di poter sempre tornare.

Analisi, Home BIAS e BTP

L’Home Bias può avere un impatto significativo anche sul mercato nel suo complesso. Ad esempio, se un gran numero di investitori domestici preferisce investire in titoli domestici, questo può portare a una sovravalutazione di tali titoli. Allo stesso modo, può portare a una sottostima dei titoli stranieri, creando potenziali opportunità di arbitraggio.
L’Home Bias può avere un impatto significativo anche sul mercato nel suo complesso. Ad esempio, se un gran numero di investitori domestici preferisce investire in titoli domestici, questo può portare a una sovravalutazione di tali titoli. Allo stesso modo, può portare a una sottostima dei titoli stranieri, creando potenziali opportunità di arbitraggio.

L’Home Bias è un fenomeno ben noto nel campo della finanza comportamentale. Si tratta di un errore cognitivo che spinge gli investitori a preferire gli investimenti che sono familiari e conosciuti. Questo bias può portare a un sovrappesare la quota di azioni e obbligazioni del proprio paese.

Home Bias e BTP

In Italia, l’Home Bias si manifesta spesso con un’eccessiva concentrazione di investimenti in titoli di Stato italiani, noti come Buoni del Tesoro Poliennali (BTP). Questo comportamento può essere spiegato dal senso di sicurezza che deriva dal fatto di investire in qualcosa di familiare e conosciuto.
Tuttavia, questo comportamento può portare a una mancanza di diversificazione nel portafoglio di un investitore. Ad esempio, se un investitore italiano ha un portafoglio composto principalmente da BTP, potrebbe essere esposto a un elevato rischio in caso di difficoltà economiche dell’Italia.

L’Effetto dell’Home Bias sul Mercato e sulla politica monetaria

L’Home Bias può avere un impatto significativo anche sul mercato nel suo complesso. Ad esempio, se un gran numero di investitori domestici preferisce investire in titoli domestici, questo può portare a una sovravalutazione di tali titoli. Allo stesso modo, può portare a una sottostima dei titoli stranieri, creando potenziali opportunità di arbitraggio.
L’Home Bias può anche avere implicazioni per la politica monetaria. Ad esempio, se gli investitori domestici detengono una grande quantità di debito pubblico domestico, come i BTP in Italia, questo può limitare la capacità della banca centrale di condurre una politica monetaria indipendente. Inoltre, può aumentare la vulnerabilità del paese a shock finanziari esterni.

Riduzione dell’Home Bias

Per ridurre l’Home Bias, gli investitori possono cercare di diversificare i loro portafogli investendo in una varietà di asset da diverse regioni geografiche e settori. Questo può aiutare a ridurre il rischio e potenzialmente aumentare i rendimenti. Inoltre, gli investitori possono cercare di essere più consapevoli dei loro bias e cercare di prendere decisioni di investimento più obiettive

Cercherò di fornire un esempio diverso. Ecco un altro modo di illustrare l’Home Bias con una tabella.
Supponiamo che tu abbia 100€ da investire e ci sono quattro diverse aziende in cui puoi investire: due sono italiane (Azienda A e Azienda B) e due sono straniere (Azienda C e Azienda D).

Azienda Investimento Località
Azienda A 40€ Italia
Azienda B 30€ Italia
Azienda C 20€ Estero
Azienda D 10€ Estero

In questo esempio, hai investito il 70% del tuo denaro nelle aziende italiane e solo il 30% nelle aziende straniere. Questo è un esempio di Home Bias, poiché hai una preferenza per le aziende del tuo paese rispetto a quelle straniere. Spero che questo esempio sia più chiaro.
L’Home Bias può avere conseguenze significative per gli investitori. Ad esempio, può portare a una mancanza di diversificazione, che può aumentare il rischio e ridurre il rendimento potenziale. Inoltre, può portare gli investitori a trascurare opportunità di investimento in altre economie o settori.

Conclusione

In conclusione, l’Home Bias è un fenomeno comune che può avere un impatto significativo sulle decisioni di investimento individuali e sul mercato nel suo complesso. Comprendere e mitigare l’Home Bias può aiutare gli investitori a fare scelte di investimento più informate e potenzialmente più redditizie. Ricordiamo, tuttavia, che la diversificazione non garantisce un profitto o protegge contro una perdita.

Festa della Bruna, il giorno più lungo di Matera

Ogni anno, il 2 Luglio a Matera si celebra la festa patronale in onore di Maria Santissima della Bruna. La festa della Bruna è il giorno più lungo per i materani in quanto inizia con le prime luci dell'alba.
Ogni anno, il 2 Luglio a Matera si celebra la festa patronale in onore di Maria Santissima della Bruna. La festa della Bruna è il giorno più lungo per i materani in quanto inizia con le prime luci dell'alba.

In questi anni, viaggiando tra nord e sud Italia, ho scoperto la bellezza di posti e folklore che prima non conoscevo e che contribuiscono a rendere unico il nostro Paese.
Feste e sagre di paese, con i loro usi e costumi mi hanno permesso di entrare nel tessuto sociale dei territori toccando con mano le articolate tradizioni e il loro culto popolare.
In Italia  tanti sono i santi patroni venerati e onorati con feste patronali  che si differenziano di area in area geografica, dalle più piccole alle più grandi, ognuna con la sua identità.

In questo articolo vi parlerò della Festa della Bruna, la festa patronale che celebra Maria Santissima della Bruna, patrona e protettrice della mia città di origine, Matera. Prima di parlarvi di questa festa millenaria a me cara, al fine di cogliere aspetti e peculiarità, bisogna fare un appunto sull’origine delle feste.
La festa del santo patrono di un paese, nasceva con un intento spirituale e sociale che in origine aveva un significato puramente religioso e umano, momento di incontro e di dialogo tra persone della stessa comunità.

Le luminarie ornamentali che caratterizzano la città durante i giorni di festa. Di anno in anno la struttura varia per grandezza e tipologia.
Le luminarie ornamentali che caratterizzano la città durante i giorni di festa. Di anno in anno la struttura varia per grandezza e tipologia.

Nel tempo, poi, l’aspetto commerciale, pagano e folkloristico ha preso il sopravvento trasformandosi in una festa culturale fatta di momenti, tipicità e tradizioni che negli anni hanno contribuito a dare un segno distintivo alle feste. 

Tradizione e folklore

La Festa della Bruna che si celebra a Matera il 2 luglio  è l’esempio emblematico di questo insieme perché la festa in onore di Maria Santissima della Bruna, fortemente sentita dai materani, non è solo un evento religioso ma è la festa del popolo materano che, al di là del credo religioso, unisce la comunità che vive l’anno in attesa dell’arrivo di questo grande giorno.
Il giorno più lungo per i materani perché la festa si attende trepidanti dal giorno prima e inizia con le prime luci dell’alba con la “Processione dei Pastori”. Processione che richiama l’antica tradizione dei pastori che vivevano nelle campagne circostanti e si recavano in città per omaggiare la Madonna.
La processione simboleggia la semplicità e la fede dei pastori, che in passato portavano i loro doni alla Madonna in segno di gratitudine e devozione.

Sin da piccola la Processione dei Pastori era il momento più atteso della festa perché tra i giovani era tradizione riunirsi la notte prima, nell’attesa dell’alba che segnava, dalle prime luci del mattino in una città dormiente, l’inizio della grande festa.
La processione rappresenta uno dei momenti più suggestivi e antichi della festa in quanto rappresenta un momento di grande devozione popolare in cui i fedeli onorano la Madonna con canti, preghiere,  bande musicali e fuochi d’artificio lungo le strade dei quartieri centrali della città.
Il culmine della processione con la messa solenne presso la Chiesa di San Francesco da Paola, segna ufficialmente l’inizio delle celebrazioni della Festa della Bruna.
La festa patronale a Matera è tra le feste popolari più sentite in quanto il culto sacro attira l’attenzione non solo dei materani, in loco e fuori sede, ma anche di tantissimi lucani della provincia oltre che di stranieri e turisti che negli ultimi anni scelgono di visitare Matera in occasione dell’evento per vivere appieno tutta la tradizione. 
Tradizione che il 2 luglio vede il riunirsi delle famiglie in pranzi sontuosi tra teglie di pasta tradizionale e piatti tipici di ogni sorta.

A mogghj a mogghj all’onn cj vahn Detto in dialetto materano, traduzione non letterale “Di bene in meglio per il futuro”
Storia leggendaria della festa

Questa festa dedicata alla Madonna della Bruna,  ha origini medievali risalenti all’VIII secolo  e alla base di questa celebrazione, ci sono diverse storie leggendarie affascinanti e piene di simbolismi.
Secondo la leggenda, un giorno un contadino di ritorno dalla solita giornata di lavoro nei campi, incontrò una donna con un bambino in braccio che gli chiese un passaggio sul suo traino fino alla città. Il contadino accettò di buon cuore e fece salire la donna e il bambino sul suo carretto. Giunti alle porte di Matera, la donna chiese al contadino di fermarsi davanti alla Chiesa del quartiere Piccianello e prima di andarsene incaricò il contadino di consegnare un suo messaggio al vescovo in cui rivelava la sua identità: era la Madonna.
Ricevuta la notizia, il vescovo e il clero si recarono sul posto dove la donna era scesa e trovarono un’immagine della Vergine che, su un carro trionfale addobbato, veniva portata in trionfo verso la cattedrale.
Secondo un’altra storia leggendaria, il carro verrà distrutto, come da tradizione, da un probabile assalto dei saraceni.

Statua della Madonna Santissima della Bruna di Matera, conservata e portata in processione durante la festa.
Statua della Madonna Santissima della Bruna di Matera, conservata e portata in processione durante la festa.

I materani così per scongiurare il pericolo che le icone della loro devozione cadessero nelle mani degli aggressori, distrussero loro per primi il carro, evitando il saccheggio.
Ma perché la Madonna è detta “della Bruna”? L’appellativo “della Bruna” appare per la prima volta nei documenti storici del 1520, ma fino ad allora era denominata Santa Maria o Santa Maria da Matera. Questo appellativo ha diverse origini perché alcune fonti fanno ricondurre il nome al colore scuro dell’incarnato delle figure affrescate, dovuto invece ai fumi dei ceri;  altri asseriscono che il nome derivi dalla terra nera o dalla parola longobarda  brùnja, “corazza”, dunque “difesa”.

Momenti salienti della festa

Ad oggi la Festa in onore della Bruna, si articola in varie tappe che negli anni hanno cambiato il loro tracciato, raccontando un po’ la storia di questo culto leggendario, diventato oggi oggetto di studio di una civiltà millenaria.
Discutendo di tradizioni popolari e di come si festeggiano i santi patroni nelle rispettive città con persone che non conoscono la tradizione del 2 luglio materano, è emerso subito quanto questa tradizione, a differenza di altre, sia articolata e si sviluppi attraverso diversi momenti suggestivi.
Oltre alla prima messa solenne, la Processione, la messa e la deposizione del quadro della Madonna descritta nelle righe precedenti, tanti sono i momenti caratteristici e suggestivi della festa tra cui:

il trasferimento della statua della Madonna dalla Cattedrale alla chiesa del quartiere Piccianello – alle ore 12 la statua viene prelevata dalla Cattedrale e accompagnata in carrozza, scortata dai cavalli, nella chiesa di Piccianello, dove verrà accolta e onorata da una folla di fedeli in attesa del suo arrivo. Il momento solenne viene segnalato alla città attraverso tre rintocchi pirotecnici.

Processione della Statua della Madonna – alle ore 17, la statua della Madonna della Bruna viene posizionata sul carro trionfale in cartapesta raffigurante scene religiose. Viene tirato a mano fuori dalla fabbrica del carro da una decina di uomini per essere poi agganciato a una coppia di muli che verranno guidati dall’auriga al comando del carro in cartapesta. Anche in questo caso, la partenza del carro dalla fabbrica del carro, viene celebrata con due rintocchi di fuochi d’artificio. La statua è così pronta per essere portata in processione per le vie della città, scortata da un centinaio di cavalieri a cavallo e accompagnata da autorità, una folla di fedeli e da bande musicali. La processione culmina nel piazzale della Cattedrale con i tre giri del carro trionfale attorno alla piazza in nome dello spirito santo.

Lo strazzo del carro è il momento conclusivo della festa in cui il popolo assalta il carro trionfale richiamando la storia del possibile assalto dei Saraceni.
Lo strazzo del carro è il momento conclusivo della festa in cui il popolo assalta il carro trionfale richiamando la storia del possibile assalto dei Saraceni.

Deposizione della Statua in Cattedrale – al termine dei tre giri nel piazzale della Cattedrale, la Statua della Madonna viene calata e depositata in Cattedrale. Verrà rimossa anche la parte anteriore del carro che verrà consegnato alla chiesa. Il carro in cartapesta sarà così pronto per essere consegnato al popolo per l’assalto.

Lo “Strazzo” del Carro – il carro viene consegnato al popolo materano e viene simbolicamente ”assaltato” dalla folla e distrutto. Questo momento è il momento più concitato e atteso della festa perché è un vero e proprio rito che simboleggia la vittoria del bene sul male e quindi la rinascita. I pezzi del carro in cartapesta vengono gelosamente conservati in segno di portafortuna.

Spettacolo pirotecnico – dopo lo “strazzo” del carro, la giornata si conclude con un grande spettacolo di fuochi d’artificio sul belvedere di murgia Timone, regalando uno scenario mozzafiato. Momento finale che diventa momento conviviale in cui giovani e meno giovani si radunano tra le vie dei Sassi per ammirare lo spettacolo pirotecnico.

Insomma una festa articolata fatta di momenti salienti, situazioni solenni e anche rituali. Tra i più sentiti la vestizione del generale che sarà alla guida dei cavalieri, il saluto solenne dei cavalieri a terra prima di salire a cavallo per scortare la Madonna, la vestizione dei cavalli e la vestizione dei cavalieri che, con i loro sontuosi mantelli fatti da lustrini e ricami, dovranno sfilare tra le vie della città onorando la Madonna. 

Riflessioni
Artista di strada mentre esegue il ritratto sull'asfalto della Santa Patrona Maria Santissima della Bruna, durante le celebrazioni del 2 luglio a Matera.
Artista di strada mentre esegue il ritratto sull’asfalto della Santa Patrona Maria Santissima della Bruna, durante le celebrazioni del 2 luglio a Matera.

La Festa della Bruna è molto più di una semplice celebrazione religiosa; è un momento di forte identità comunitaria e culturale per i materani.
Ogni anno, la costruzione del carro e l’organizzazione della festa coinvolgono gran parte della comunità, che lavora con dedizione per mantenere viva questa antica tradizione. Tradizione che viene tenuta viva anche dai Madonnari, artiste e artisti che negli ultimi anni rappresentano figure cardine della festa (di cui ho parlato in un articolo precedente “Madonnari, tra arte e tradizioni popolari“). Artisti con i quali ho avuto il piacere di collaborare per alcuni anni, contribuendo ad onorare con colori e fantasia la Madonna della Bruna.
La leggenda della Festa della Bruna e le celebrazioni in suo onore non solo onorano la Madonna, ma rafforzano i legami tra i cittadini di Matera anche fuori sede, celebrando la storia, la fede e la cultura della città.

Il mio augurio è che la festa possa sempre mantenere la sua identità nonostante i tempi che corrono e senza snaturarsi. La speranza è che gli organizzatori possano dare più spazio ad attività artistiche, rendendo più partecipi i giovani che vogliono dare il loro contributo all’evento con la loro arte per diffondere sia il culto mariano, sia la tradizione folkloristica che caratterizza la festa, rendendola di anno in anno sempre migliore.
Anche se distante, spero che anche quest’anno la festa possa unire e regalare grandi emozioni a tutti.
Buona Festa Matera.

A mogghj a mogghj all’onn cj vahn!  

Larspel di Stefano Centritto

Larspel, ovvero di magia e oscura fine, è un libro di Stefano Centritto, edito da Albatros Edizioni, Il filo, appartenente alla collana "Nuove voci, Imago", una raccolta di autori emergenti.
Larspel, ovvero di magia e oscura fine, è un libro di Stefano Centritto, edito da Albatros Edizioni, Il filo, appartenente alla collana "Nuove voci, Imago", una raccolta di autori emergenti.

L’autore

Stefano Centritto è nato a Campobasso nel 1986. Si è laureato in Medicina e Chirurgia a Bologna. Dopo alcune esperienze formative all’estero e il ritorno per sette anni nella sua regione d’origine, si è trasferito in Trentino dove lavora come medico di famiglia. È sposato, ha avuto di recente un maschietto e vive con due cani. Da quando è piccolo, cerca di coltivare e non tralasciare mai le passioni di una vita: arti marziali, escursionismo, viaggi e letture.

 

L’opera

Larspel, ovvero di magia e oscura fine” di Stefano Centritto è un’opera di fantasy epico che cattura l’immaginazione con una trama estremamente avvincente e complessa.
Personalmente, ho iniziato la lettura convinto che non avrei trovato grande coinvolgimento, in quanto il mio genere di lettura è spesso diversa rispetto a questo tipo di libro, tuttavia mi sono dovuto ricredere in quanto è cresciuta in me la curiosità di conoscere i risvolti della storia e il futuro dei personaggi.

La storia ruota attorno a Keane, un giovane mezz’elfo che ritorna nella sua città natale, ovvero Anethèia, per trovarla deserta e immersa in un’atmosfera stranamente aliena, molto diversa da quanto non l’avesse trovata solo poco tempo prima. La sua avventura inizia con l’incontro di un misterioso viandante, uno stregone, a cui è legato da dei sogni mistici che ne preannunciano in qualche modo l’ingresso nella sua vita. Il suo improbabile compagno di viaggio lo trascinerà in un vortice di eventi violenti e sogni rivelatori.
La narrazione esplora temi universali come il tradimento, la guerra e il sacrificio, in cui si intrecciano inevitabilmente la storia personale di Keane (Da leggere “Chin” su espressa richiesta dell’autore) e il destino di Anethèia.

«Permettimi di assaporare la mia vendetta, di portare a termine lo scopo della mia vita! Io so che non ci siamo incontrati per caso! Aiutami a rubare quel libro nella città di Mèchene, è l’unico modo che mi sia concesso per riuscire a uccidere il Pontefice Caymùl! Sarai ricompensato e sarai libero, non chiedo altro!» Larspel, chiedendo aiuto a Keane per compiere la sua vendetta, pag. 45

  Il protagonista affronterà una serie di sfide, compresa la minaccia esistenziale posta dall’Entità che vive nel Varco Oscuro tra i Mondi. La trama è certamente ricca di colpi di scena e rivela un passato oscuro fatto di tradimenti e vendette. Centritto adotta uno stile narrativo di tipo evocativo, capace di generare un’atmosfera affascinante ed oscura.

Cartina di Anethèia, disegnata da Fabio Porfidia per rappresentare il mondo fantastico del Fantasy Epico "Larspel, ovvero di magia e oscura fine" di Stefano Centritto.
Cartina di Anethèia, disegnata da Fabio Porfidia per rappresentare il mondo fantastico del Fantasy Epico “Larspel, ovvero di magia e oscura fine” di Stefano Centritto.

Larspel, che nelle prime battute della storia sembra diventare un personaggio meno oscuro e più umano, alterna fasi in cui potrebbe quasi sembrare un antagonista, creando suspance e desiderio di conoscere il seguito della storia. Il mondo fantastico di Anethèia è dettagliato e ben costruito, popolato da personaggi complessi e multidimensionali, ben costruiti anche sotto il profilo psicologico, con il loro passato che ne turba il presente, le scelte e i comportamenti.

La scrittura riflette una profonda comprensione delle emozioni umane, esplorando il trauma e le sue conseguenze in chiave fantastica.

Uno dei punti di forza del libro è la capacità di Stefano Centritto, di intrecciare elementi di introspezione e di avventura. Le descrizioni vivide dei personaggi, dei paesaggi e la costruzione del mondo fantastico nell’immaginario del lettore attraverso i dettagli rendono la lettura immersiva.
I temi trattati che ne fanno continuamente da sfondo, come la paura della morte e la ricerca della felicità, danno al libro una dimensione filosofica e riflessiva. Un punto debole potrebbe essere la complessità della trama, ma più che un punto debole sarebbe più corretto definirla una lama a doppio taglio, che potrebbe risultare a tratti difficile da seguire per alcuni lettori. Tuttavia, per gli amanti del genere in questione, le storie dense e ricche di intrecci e dettagli rappresentano di certo un motivo ulteriore di apprezzamento.

Larspel, ovvero di magia e oscura fine” fa parte della collana “Nuove voci. Imago” di Gruppo Albatros Il Filo. Questa collana è dedicata a nuove opere e voci emergenti nel panorama letterario, offrendo una piattaforma per autori che portano freschezza e originalità nel loro lavoro.

Salone internazionale del libro di Torino 2024

Salone Internazionale del Libro di Torino 2024 si terrà dal 9 al 13 maggio presso Lingotto Fiere.
Salone Internazionale del Libro di Torino 2024 si terrà dal 9 al 13 maggio presso Lingotto Fiere.

Dopo la grande partecipazione della scorsa primavera, il Salone Internazionale del Libro di Torino torna al Lingotto Fiere da giovedì 9 a lunedì 13 maggio, sotto la nuova direzione di Annalena Benini. Cinque giorni per tracciare parole nuove, sguardi sul mondo e, soprattutto, vite immaginarie, con autori e autrici italiani e internazionali, case editrici e lettrici e lettori di ogni età.

E tuttavia in qualche momento abbiamo pensato che, se non avessimo avuto una vita immaginaria, non avremmo forse trovato le strade della vita creativa, o non ci sarebbe venuto in testa di cercarle. Nella vita immaginaria, non abbiamo imparato per nulla giusti modi di condurci nella vita reale, ma vi abbiamo trovato sparsi alcuni strumenti utili alla vita creativa, una attenzione di una qualità speciale, una maniera insieme imperiosa e devota di muovere dentro di noi i fatti reali.
Natalia Ginzburg, Vita immaginaria.

Il disegno è un territorio sorprendente, dove molto accade in modo tutto sommato misterioso. Qui finalmente lo sguardo si fa libero di contemplare le nostre vite immaginarie riprodursi e crescere in modo autonomo, dando vita a un patrimonio di infinite possibilità. In questo senso, Vita immaginaria è un archivio, ma anche una mappa possibile del nostro futuro.Sara Coleone (Pordenone, 1970).
Il disegno è un territorio sorprendente, dove molto accade in modo tutto sommato misterioso. Qui finalmente lo sguardo si fa libero di contemplare le nostre vite immaginarie riprodursi e crescere in modo autonomo, dando vita a un patrimonio di infinite possibilità. In questo senso, Vita immaginaria è un archivio, ma anche una mappa possibile del nostro futuro.
Sara Coleone (Pordenone, 1970).

Vita immaginaria è il tema della XXXVI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.
La vita immaginaria muove la vita creativa, come scrive Natalia Ginzburg nel suo magnifico saggio, e a volte anticipa e indovina le vicende della vita reale. Riguarda quindi anche l’attesa di un futuro che possiamo costruire attraverso la letteratura, il cinema, l’arte, le parole scritte e le voci alle quali dedichiamo la nostra speciale attenzione. Anche la nostra segreta devozione e le nostre speranze. Questo Salone è allora l’omaggio alla vita immaginaria, in tutte le sue forme: al suo modo creativo, malinconico, fiducioso e sempre
nuovo di creare altri mondi e di farli incontrare, sperando perfino che qualcuno di essi possa diventare reale.
Annalena Benini, Direttrice editoriale del Salone Internazionale del Libro.

Il manifesto di Vita immaginaria. L’illustrazione creata da Sara Colaone racconta un territorio sorprendente e misterioso dove lo sguardo si fa libero di contemplare le vite immaginarie, riprodursi e crescere in modo autonomo, dando vita a un patrimonio di infinite possibilità. Il tema dell’edizione diventa in questo senso un archivio, ma anche una mappa possibile del futuro. Il manifesto richiama anche il valore dell’immaginazione e della comunità: i libri e i personaggi che li popolano creano uno slancio verso l’alto, verso piccoli mondi in formazione e incontrollabile espansione e appartengono alla collettività. In questo modo, il Salone del Libro rinnova il suo invito alle lettrici e ai lettori a tornare a incontrarsi tra pagine e parole, per sognare insieme le vite immaginarie che esistono e che ci nutrono.

La lingua ospite. Sarà Literatur Parade il titolo della partecipazione del Tedesco Lingua Ospite alla XXXVI edizione del Salone del Libro. La Parade nel titolo fa riferimento alla “messa in mostra” o “sfilata” della migliore produzione letteraria dei Paesi di lingua tedesca – Austria, Germania e Svizzera – organizzatori dello stand comune al Salone.

Sul tetto del Salone. La Pista 500, il progetto artistico di Pinacoteca Agnelli sull’iconica pista di collaudo delle automobili FIAT sul tetto del Lingotto, ospita il Salone del Libro con una rinnovata collaborazione che porterà i visitatori del Salone in uno dei luoghi più affascinanti di Torino. A 28 metri di altezza, in dialogo con il giardino pensile realizzato da Stellantis e con l’architettura dell’edificio, la Pista 500 offre prospettive plurali sull’arte pubblica.

La regione ospite. Terra di mare, grandi viaggiatori e poeti, la Liguria come regione ospite della XXXVI edizione del Salone del Libro sarà approdo per le culture di tutto il mondo. Migliaia di visitatori potranno vivere l’esperienza di un’autentica piazzetta ligure dove si affacceranno palazzi costruiti di libri.

Per altre informazioni su orari, biglietti e indicazioni, visitare il sito ufficiale dell’evento https://www.salonelibro.it/

Blockchain Week Rome dal 28 al 31 maggio 2024

Torna la Blockchain Week Rome. Questa edizione 2024, battezzata "Halving Edition" si terrà dal 28 al 31 maggio.
Torna la Blockchain Week Rome. Questa edizione 2024, battezzata "Halving Edition" si terrà dal 28 al 31 maggio.

Roma. Dal 28 al 31 maggio 2024, entra in scena la Blockchain Week Rome: la quinta edizione del più importante meeting offline italiano dedicato a Blockchain, Bitcoin, NFT, criptovalute, DeFi e Metaverso.
La Blockchain Week Rome, dal 2019, si caratterizza come un evento unico nel panorama italiano. Il punto di riferimento assoluto per la comunità crypto italiana e internazionale.
In questa edizione, l’atmosfera luxury di Palazzo Brancaccio, durante il Summit Internazionale, ospiterà i più importanti opinion leader e top brand internazionali del Web3 pronti ad analizzare e approfondire le ultime novità del cosmo crypto.
Nelle scorse edizioni, la BWR ha ospitato aziende come Binance, Tether, Crypto.com, Bitfinex e dato voce, tra gli altri, a speaker del calibro di Giacomo Zucco, Stefano Capaccioli, Paolo Ardoino, Gian Luca Comandini, Riccardo Masutti e Sébastien Borget.
Sarà un’edizione “Bitcoin centrica”. Il protagonista assoluto del programma dell’evento sarà infatti il re delle criptovalute, nell’anno del suo quarto halving, il 2024: l’anno in cui Bitcoin ha fatto il suo ingresso nella finanza tradizionale con la recente approvazione degli ETF.

Blockchain Week Rome (BWR24) il più grande evento in Italia dedicato a Bitcoin, NFT, e criptovalute. a Roma dal 28 al 31 maggio 2024.
Blockchain Week Rome (BWR24) il più grande evento in Italia dedicato a Bitcoin, NFT, e criptovalute. a Roma dal 28 al 31 maggio 2024.

BWR24: 4 giornate full immersion nella criptosfera.
Ecco come si strutturerà la 5 a edizione della Blockchain Week Rome:

28-29 maggio 2024 – Corso di formazione Intensivo. 14 ore. 6 moduli formativi. Blockchain, criptovalute, NFT, DeFi da zero. Adatto a crypto-principianti e neofiti e a chiunque voglia prendere definitivamente il controllo sui propri asset finanziari. A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato di formazione e verrà data la possibilità di inserire il proprio CV nel database degli sponsor della BWR24.

30-31 maggio 2024 – Summit internazionale. Masterclass, keynote, panel, talk, conferenze, meetup… testimonianze, strategie, casi studio, successi, rischi e opportunità per il 2024 a margine del quarto halving di Bitcoin.

30-31 maggio 2024: Networking nell’aerea espositiva con le più grandi aziende Crypto che parteciperanno alla BWR24 in qualità di sponsor. Crypto Party serali, nei locali più
esclusivi di Roma. Blockchain Week Rome 2024 – 4 tipologie di ticket.

1. BWR24 Ticket – Corso – per chi vuole frequentare esclusivamente il Corso di formazione del 28-29 maggio 2024.
2. BWR24 Ticket – Summit – per chi vuole frequentare esclusivamente il Summit Internazionale del 30-31 maggio 2024.
3. BWR24 Ticket – Full Event Pack – per chi vuole godersi appieno la magia della BWR24 dal 28 al 31 maggio 2024.
4. BWR24 Ticket – Digital Pack – per chi non potrà essere a Roma dal 28 al 31 maggio 2024: il ticket dà accesso a tutte le videoregistrazioni del Corso e del Summit BWR24.

Se acquistate un biglietto qualsiasi delle tipologie appena elencate con il coupon SUPERCHIO10, riceverete uno sconto del 10%.

Tutte le informazioni sul programma della BWR24 e i prezzi delle 4 tipologie di Ticket sono disponibili sul sito ufficiale https://blockchainweekrome.com/

Risparmio con Piano di Accumulo Capitale (PAC)

Un Piano di Accumulo Capitale, più comunemente conosciuto come PAC da chi si occupa di finanza, è un modo per risparmiare investendo, in modo da permettere di far acquisire valore ai propri risparmi.

Spesso chiacchierato, ma il più delle volte non conosciuto dalla maggior parte degli italiani, nell’articolo di oggi, parleremo del Piano di Accumulo Capitale ( o meglio conosciuto come PAC).
Per piano di accumulo capitale o PAC si intende l’investimento in più soluzioni attraverso l’acquisto di una determinata somma (fissa o variabile) ogni mese nella stessa data fino alla scadenza del nostro PAC.
Ma come funziona realmente? Questa metodologia d’investimento permette di accedere all’investimento attraverso versamenti periodici di capitale favorendo investitori che attualmente non hanno disponibilità elevata di capitali da investire direttamente sul mercato o che preferiscono un’entrata graduale nel mercato.
In pratica, l’investitore apporta all’investimento somme costanti, a scadenze regolari e per un periodo di durata predeterminata, per acquistare una quantità di strumenti finanziari che sarà quindi diversa ad ogni versamento. Così facendo, il capitale investito dal risparmiatore, in termini complessivi, cresce in modo graduale nel tempo.

I Piani di Accumulo del Capitale offrono diversi vantaggi, tra cui:

  • Flessibilità: il PAC consente di investire anche piccole somme di denaro, a partire da 50 euro al mese, e di scegliere la durata del piano.
  • Riduzione del rischio: il PAC limita il rischio, dal momento che spalma l’investimento nel tempo. Inoltre, risponde all’esigenza di investimento quando non si hanno grandi risparmi immediati da impiegare.
  • Diversificazione: il PAC consente di investire in diversi strumenti finanziari, come i fondi di investimento e gli ETF, e di diversificare il proprio portafoglio.
  • Costi contenuti: i costi di gestione del PAC sono generalmente inferiori rispetto ad altre forme di investimento.

Tuttavia, i Piani di Accumulo del Capitale presentano anche alcuni svantaggi, tra cui:

  • Rendimento: il rendimento del PAC dipende dalle performance dei mercati finanziari e degli strumenti finanziari in cui si investe.
  • Commissioni: i Piani di Accumulo del Capitale possono essere soggetti a commissioni e costi elevati.
  • Durata: la durata del PAC può essere vincolante e non sempre adattabile alle esigenze dell’investitore.

Adesso per rendere più chiaro il tutto, vediamo un esempio di un Piano di Accumulo Capitale (PAC),con un rendimento annuo del 6% e un orizzonte di 20 anni. Immaginiamo che abbiate iniziato a versare in questo PAC 20 anni fa, per un importo totale di 24.000 euro investiti (100 euro al mese per 20 anni).

Nella figura in alto mettiamo a confronto quanto può essere accumulato e immagazzinato in 20 anni. A sinistra il budget mensile è di 100 euro al mese, a destra è di 150, considerando dati paragonabili ai migliori tassi d'interesse disponibili attualmente sul mercato.
Nella figura in alto mettiamo a confronto quanto può essere accumulato e immagazzinato in 20 anni. A sinistra il budget mensile è di 100 euro al mese, a destra è di 150 euro, considerando dati paragonabili ai migliori tassi d’interesse disponibili attualmente sul mercato.

 

In sintesi, il Piano di Accumulo Capitale (PAC) è uno strumento di investimento che consente di accedere all’investimento attraverso versamenti periodici di capitale. I vantaggi del PAC includono la flessibilità, la riduzione del rischio, la diversificazione e i costi contenuti.
Tuttavia, i Piani di Accumulo del Capitale presentano anche alcuni svantaggi, tra cui il rendimento, le commissioni e la durata vincolante.

 

Fotografia Europea 2024 dal 26-04 al 09-06

Dal 26 aprile al 9 giugno 2024, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani esordienti con la XIX edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA
Dal 26 aprile al 9 giugno 2024, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani esordienti con la XIX edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA

Dal 26 aprile al 9 giugno 2024, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani esordienti con la XIX edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA, il festival promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e del Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

La natura ama nascondersi è il tema scelto dalla direzione artistica del Festival composta, anche quest’anno, da Tim Clark (editor 1000 Words), Walter Guadagnini (storico della fotografia e Direttore di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia) e Luce Lebart (ricercatrice e curatrice, Archive of Modern Conflict).

Un titolo che cerca di inglobare – recuperando il paradosso da un celebre frammento di Eraclito – la potenza di una natura che molte volte cela la sua essenza ai nostri occhi, ma che sempre più spesso la rivela in modi distruttivi, in un processo continuo che può essere inteso come un’oscillazione tra l’essere e il divenire. Fotografia Europea 2024 si propone di esplorare, attraverso le tante

Per maggiori informazioni, visitare il sito ufficiale dell’evento www.fotografiaeuropea.it.