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Bologna Children’s Book Fair 2024, 8-11 Aprile

Il 2024, dall’8 all’11 aprile 2024 , accoglie la 61esima edizione di Bologna Children’s Book Fair, la fiera punto di incontro per la comunità mondiale del libro per ragazzi.
Il 2024, dall’8 all’11 aprile 2024 , accoglie la 61esima edizione di Bologna Children’s Book Fair, la fiera punto di incontro per la comunità mondiale del libro per ragazzi.

Torna con la sua 61esima edizione, la Bologna Children’s Book Fair 2024, che si terrà dall’8 fino all’11 Aprile.
Come sempre l’evento si terrà presso la zona Fiera di Bologna, BCBF è attesa assieme alle “sorelle” BolognaBookPlus (BBPlus) – l’estensione dedicata all’editoria generalista realizzata in collaborazione con Associazione Italiana Editori (AIE) – e Bologna Licensing Trade Fair/Kids (BLTF/K) – dedicata ai brand e al licensing dei contenuti per bambini e ragazzi.
Dopo la festosa edizione del 2023, che ha celebrato 60 anni di BCBF, i padiglioni di BolognaFiere ospitano un nuovo appuntamento che attende quest’anno 1500 espositori da circa 100 Paesi e regioni del mondo (tra i nuovi ingressi: Angola, Bielorussia, Benin, Bolivia, Camerun, Colombia, Lussemburgo, Mauritius, Principato di Monaco, Moldavia, Paraguay, Filippine, Repubblica Togolese e Uganda) insieme a nuove iniziative di approfondimento e sostegno all’industria editoriale mondiale rese possibili grazie al sostegno di Agenzia ICE e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – MAECI.

Accanto alla tradizionale Mostra Illustratori troveranno posto le personali di Paloma Valdivia, Inês Oliveira e AndreaAntinori (autori rispettivamente: della copertina dell’Illustrators Annual 2024, della Visual Identity 2024 della fiera, e
vincitore del Premio Internazionale d’Illustrazione Bologna Children’s Book Fair – Fundación SM) e Mauro Evangelista.
Accanto alla tradizionale Mostra Illustratori troveranno posto le personali di Paloma Valdivia, Inês Oliveira e Andrea Antinori (autori rispettivamente: della copertina dell’Illustrators Annual 2024, della Visual Identity 2024 della fiera, e vincitore del Premio Internazionale d’Illustrazione Bologna Children’s Book Fair – Fundación SM) e Mauro Evangelista.

Ancora, il 2024 accoglie la Slovenia come Paese Ospite d’Onore: occasione per gli editori di tutto il mondo di entrare in contatto con il ricco panorama editoriale del Paese, promosso in fiera attraverso And then what happens? – mostra che espone le opere di 59 artisti dell’illustrazione slovena contemporanea – e numerosi panel, e in città con attività per il grande pubblico.

Temi e ospiti

Tra gli autori e gli illustratori più attesi a Bologna: Ximo Abadia, Emma Adbåge, Beatrice Alemagna, Mac Barnett, Anne Brouillard, Nadine Brun-Cosme, Davide Calì, Nat Cardozo, Kitty Crowther, Max de Radiguès, Julia Donaldson, Linde Faas, GUD, Ulrich Hub, Jenny Jägerfeld, Oliver Jeffers, Aviaq Johnston, Joëlle Jolivet, Benjamin Lacombe, Philippe Lechermeier, Leonard Marcus, Lorenzo Mattotti, Bart Moeyaert, Jérémie Moreau, Neal Packer, Lincoln Peirce, Victor D.O. Santos, Lola Shoneyin, Axel Scheffler, Olivier Tallec, Øyvind Torseter, Paloma Valdivia, Edward van De Vendel.
Tra le tematiche oggetto di focus e dibattito in fiera, un ruolo di primo piano sarà rivestito dalla sostenibilità, questione chiave nell’industria editoriale mondiale del presente di cui i libri si fanno veicoli formando la visione del mondo dei cittadini del domani: in collaborazione con l’Organizzazione delle Nazioni Unite e IPA – International Publishers Association, un programma di panel approfondirà il tema. Spazio anche ai mercati esteri: dalla già citata Slovenia alla Cina, Paese con cui BCBF intrattiene da anni un solido rapporto di collaborazione, anche in veste di co-organizzatrice della China Shanghai International Children’s Book Fair (CCBF).
Prosegue parallelamente anche il focus sull’Africa, con appuntamenti che mirano a far incontrare l’expertise degli editori espositori a BCBF con l’editoria emergente e sfaccettata di questo ricco continente.
Ancora, attenzione alla cultura delle minoranze etniche e indigene e alla ricezione nell’editoria “mainstream” di autori e tematiche legati al mondo afroamericano e afrolatinoamericano.
Le sfide che l’Intelligenza Artificiale pone all’editoria: un programma di panel con ospiti internazionali dalle diverse professionalità dibatterà di approcci, visioni e possibili scenari.
Prosegue anche l’attenzione a uno tra i settori più interessanti dell’industria editoriale contemporanea, nonché quello in più ampia espansione: anche quest’anno il Comics occupa un ruolo di primo piano all’interno di BCBF, tra gli editori internazionali riuniti al Comics Corner e numerose panel discussion che rivolgono lo sguardo alle esperienze di singoli Paesi con tradizioni più, e meno, consolidate, oltre che verso la nuova tendenza dei fumetti per i piccolissimi.
Spazio poi a uno tra i temi centrali di BCBF fin dalla nascita della fiera: due incontri racconteranno storia e retroscena dei picture books, libri che trasmettono saperi che sono al servizio della capacità umana di interpretare e di acquisire coscienza, prefigurando risposte alle domande del presente.

Informazioni, costi e indicazioni, disponibili sul sito ufficiale dell’evento www.bolognachildrensbookfair.com.

AI Week 2024 il 9-10 Aprile a Rimini

Torna a Rimini la settimana italiana dell'intelligenza artificiale, AI WEEK, alla sua quinta edizione, evento che si terrà il 9 e il 10 2024.
Torna a Rimini la settimana italiana dell'intelligenza artificiale, AI WEEK, alla sua quinta edizione, evento che si terrà il 9 e il 10 2024.

Nei giorni 9 e 10 Aprile 2024 torna a Rimini, presso la Grande Plenaria del Palacongressi di Rimini, dalle 9 alle 18 la AI Week.
La settimana italiana dell’intelligenza artificiale è un evento che è arrivato alla sua quinta edizione.
Nei due giorni in cui si terrà l’evento sono previsti importantissimi speaker da svariate realtà, da startup innovative fino a grandi aziende leader del settore.
L’evento è organizzato da Pasquale Viscanti e Giacinto Fiore, entrambi Co-Founder della AI Week Italia che apriranno alla platea come primo intervento nel primo giorno dell’evento, successivamente si seguiranno Abran Maldonado Ambassador di OpenAI, Federico Neri AI Director di Deloitte, Giuseppe Borghi a capo della Φ-lab Division e tanti altri.

La lista completa degli speaker, costo e indicazioni si possono trovare sul sito ufficiale dell’evento, www.aiweek.it.

Cura o non cura, una scelta personale

Curarsi o non curarsi e una scelta personale di chi è costretto a combattere quelle malattie per cui ancora oggi non esiste una cura. Sostenere alcune terapie in determinate condizioni significa farsi carico di una sofferenza notevole.

A fine gennaio, dopo 5 anni cura di viaggi, radioterapie, chemioterapie, analisi e burocrazia varia ho perso mio padre per un tumore alla prostata al quarto stadio con metastasi al cervello.
È stato necessario un po’ di tempo per riflettere su ciò che è stato e su ciò che poteva essere. Per poterne parlare è necessario razionalizzare e non è di certo semplice farlo in queste situazioni. A parte l’esperienza personale diretta, ho conosciuto e parlato con altri pazienti e con i loro parenti stretti, dopo un lutto di questo tipo si tirano un po’ le somme tra rimpianti, malinconia e scelte orgogliose, e si cerca di metabolizzare ciò che resta con analisi e riflessioni a ritroso nel tempo.
Il tempo offre diverse prospettive e nonostante molti di voi magari già conoscono ciò di cui parlerò, voglio comunque espormi, per questioni di solidarietà nei confronti di chi ha già vissuto e per questioni di informazione verso chi non ha mai conosciuto questo tipo di problemi e non conosce queste realtà.
Uno scritto di queste dimensioni è in ogni caso riduttivo, ma è un’esperienza che voglio condividere nelle sue macro-sfaccettature.

Dopo un lutto ci si può sentire in colpa. La sindrome del sopravvissuto può manifestarsi anche a causa di una perdita e di un importante investimento emotivo nel tentativo di aiutare una persona importante per la propria vita.
È importante essere consapevoli che ogni nostra scelta potrebbe sortire anche l’opposto degli effetti desiderati e che, nonostante il grande impegno e l’ampia disponibilità di terapie, ancora oggi alcune condizioni cliniche non possono essere curate.

Come mi curo?

Quando perdiamo una persona a cui vogliamo bene a causa di una malattia incurabile, ma soprattutto, quando utilizziamo molto del nostro tempo per accudirla, tentare di aiutarla a stare meglio e, naturalmente, farle guadagnare quanto più tempo è possibile da passare insieme a noi, sorgono tanti interrogativi. Questi interrogativi, sia presenti che posteriori al problema che si presenta, mettono a dura prova la nostra pazienza, la nostra stabilità emotiva e la nostra capacità di scegliere la presunta via più corretta.
La medicina moderna mette a disposizione varie scelte. Sul nostro territorio esistono diversi centri di eccellenza che ci permettono di poter scegliere quasi sempre tra 2 o 3 linee terapeutiche. Tra queste linee terapeutiche vi possono essere cure di base che qualsiasi ospedale può attuare, cure di nuova generazione che solo alcuni centri di eccellenza possono offrirvi, oppure centri di ricerca, che potrebbero permettervi di accedere a cure in fase di trial che, in virtù dell’evoluzione, dovrebbero (non per forza) essere più tollerabili e più efficaci.

Tale situazione potrebbe dar vita comunque ad un sentimento di indecisione e rammarico.
Come sapere qual è la via più giusta o la cura più efficace? Quando il nostro parente non ci sarà più ci chiederemo se la nostra scelta è stata scellerata, se avremo potuto fargli recuperare più tempo o farlo soffrire di meno, e ci sentiremo in colpa per aver scelto una cosa piuttosto che un’altra.
Purtroppo però nessuno ha la sfera di cristallo e le cure hanno un’effetto variabile in base al soggetto e alla malattia a cui viene somministrata.

Vivere bene, vivere male

Proprio in virtù del fatto che, ogni cura può agire diversamente in base al soggetto e alla malattia, vorrei affrontare l’argomento relativo alle decisioni. Ho conosciuto in questi anni, persone in situazioni simili a quella di mio padre, ma che hanno deciso di sospendere le cure. Una decisione che agli occhi di mio padre era inconcepibile, che avrebbe provato qualsiasi cura pur di rosicchiare anche il minimo tempo in più.
Ma perché alcune persone scelgono di non curarsi? Vedere certe condizioni umane, potrebbe rendere chiaro alcuni concetti che, affrontati solo sulla teoria e mai nella pratica, sono conosciuti più “per definizione” che non per un’idea reale di ciò che comporta tale condizione.
Sottoporsi alle cure per un tumore per alcuni pazienti può risultare estenuante. Cure ormonali che trasformano il tuo corpo, bloccare gli ormoni maschili/femminili, perdere i capelli, perdere l’appetito, andare incontro ad un atrofia muscolare e alla scomparsa dell’energia e della voglia di vivere, depressione, dolori. E questi sono solo alcuni dei problemi che possono sorgere.

Associazioni come la Fondazione ANT, offrono gratuitamente agli associati, assistenza socio-sanitaria completa e tutte le cure mediche necessarie. Offrono un supporto completo a beneficio del paziente e dei suoi familiari. ANT è disponibile in 11 regioni italiane da nord a sud ed è composta da medici, infermieri e psicologi preparati per l’assistenza domiciliare oncologica e per le cure palliative.

Non fraintendermi, non sto dicendo che curarsi è inutile, non sono un medico e non cercherei mai in alcun modo di dare direttive riguardo a decisioni così importanti e strettamente personali. Oggi però, più di ieri comprendo il motivo per cui molti malati oncologici decidono di smettere di curarsi e di vivere al massimo il tempo che rimane, senza trascinarsi in tentativi che, a volte, si traducono in elemosina di tempo, tempo che nei casi in cui le cure funzionino poco o male, viene passato tra strascichi e malori.

Una scelta personale

Considerato quanto appena detto, diventa quindi una scelta personale se curarsi o no.

Ma in che senso una scelta personale? La verità è che le cure possono funzionare e il cancro può indietreggiare e far recuperare molto tempo, o anche solo un po’ di più di quello che si avrebbe avuto senza cure. Tuttavia c’è anche la possibilità che le cure siano dure da sopportare e che le cellule tumorali non arretrino affatto. Non è una cosa che può essere valutata in maniera certa perché, anche quando il quadro clinico lascia ben sperare, l’imprevisto non è calcolabile.
C’è chi decide di non lanciare quella monetina e di lasciare semplicemente che la malattia faccia il suo corso, proprio per evitare quel percorso che può rivelarsi lungo e tortuoso, condurre nonostante tutto alla fine e nel peggiore dei modi. Proprio per questo bivio di consapevolezza, è necessario oltre che un’ottima guida oncologica, un’altrettanto valida guida psicologica, in modo da poter costruire la consapevolezza del paziente.
Chi decide di curarsi va rispettato quanto chi decide di non farlo.

Un percorso difficile e imprevisto

Chi è affetto da questo tipo di patologie spesso non è cosciente di ciò che lo attende. Mio padre ad esempio non lo era.
Ci si trova abbandonati a se stessi davanti ad alcune realtà ospedaliere ed amministrative, in cui un oncologo non ti da il consiglio giusto, un infermiere ha avuto una brutta giornata, la macchina per la PET si è rotta o avevi bisogno di 3 richieste mediche invece di 2 e finisci sulla strada sbagliata o magari vieni rimandato a tempo indeterminato.
Un anziano nato negli anni 40 o 50, nella maggior parte dei casi, non è in grado di affrontare le richieste che gli vengono fatte per far fronte alle sue esigenze attuali e a quelle che potrebbero essere quelle future.
Se un consiglio (come quello di iscriversi ad un’associazione come ANT) intelligentemente anticipato dall’oncologo non arriva, si rischia di ritrovarsi alla mercè del personale medico che non ha i mezzi per offrirti la corretta assistenza, e magari suggerisce ad una famiglia di non portare in ospedale il paziente ma di lasciarlo a casa, non tenendo conto di quelle che sono le possibili evoluzioni del quadro clinico, finendo così per mettere nei guai il paziente e la sua famiglia.

Qualora una cura sperimentale o autorizzata all’estero e non disponibile in Italia possa essere disponibile in centri specialistici all’estero, è possibile richiedere, attraverso le opportune documentazioni mediche, il rimborso a posteriori dei costi sostenuti, o il pagamento diretto (attraverso il modulo S3) da parte della propria regione.

Tra una richiesta ed una terapia ci sono sballottamenti, autenticazioni con lo SPID, chilometri da fare per andare al CUP, al medico curante, all’ospedale in provincia piuttosto che a quello vicino casa fintanto che le terapie possibili non terminano, e se vuoi curarti e sei fortunato, iniziano i viaggi fuori provincia, fuori regione o all’estero, con tutto lo stress, le spese e l’organizzazione che ne consegue.

Considerazioni

È estremamente riduttivo cercare di compattare tutte le possibili problematiche in un articolo così breve.
L ‘unico scopo era quello di raccontare la mia esperienza, sul profilo umano, psicologico e pratico, riguardo tutto ciò che ho potuto riscontrare sul campo partendo dal basso Salento arrivando fino in Austria.
Ho seguito mio padre per appena tre anni dei suoi cinque, eppure posso aver fatto presente solo una porzione di quelli che sono i problemi che una singola persona può aver affrontato. Nella complessità di quella che può essere la varietà delle complicazioni che ci si potrebbe trovare ad affrontare quando sei un malato oncologico, ho praticamente parlato di una goccia nel mare.
Davanti a queste malattie, c’è tanta indifferenza da parte del sistema sanitario, poca assistenza sociale e psicologica per i pazienti ed i loro familiari che vengono lasciati soli senza alcuna preparazione e informazione su ciò che potrebbe accadere.
Forse con una maggiore assistenza psicologica e sociale, qualsiasi sia la volontà da parte di un paziente oncologico di curarsi o meno, sarebbe comunque seguita con maggiore consapevolezza e serenità.

Bitcoin Halving, dimezzamento quadriennale

Cos'è l'halving di bitcoin? Tradotto letteralmente, halving significa dimezzamento, si tratta della riduzione del 50% dell'estrazione di nuovi bitcoin, ricevuti come ricompensa per la validazione delle transazioni, da parte dei miners. Ma cosa comporta questa riduzione?
Cos'è l'halving di bitcoin? Tradotto letteralmente, halving significa dimezzamento, si tratta della riduzione del 50% dell'estrazione di nuovi bitcoin, ricevuti come ricompensa per la validazione delle transazioni, da parte dei miners. Ma cosa comporta questa riduzione?

In precedenti articoli come “Bitcoin, cos’è e come funziona il re delle criptovalute” e “Blockchain, il registro distribuito in catene di blocchi“, ho affrontato il funzionamento della tecnologia Blockchain in soldoni, ma anche nello specifico di Bitcoin.
Appurato che siano già stati letti i precedenti articoli o che si abbia già una conoscenza di base su Bitcoin e riguardo la sua tecnologia: cos’è l’halving? Perché è così tanto atteso e quali sono le sue conseguenze?
Cercherò di approfondire in maniera chiara ma non particolarmente tecnica, riprendendo i concetti chiave necessari alla comprensione di questo appuntamento che cade ogni 4 anni.

Ricompense e mining

La blockchain di Bitcoin è una rete di scambio di valore, un libro contabile elettronico e distribuito che permette lo scambio di valore senza alcuna autorità centrale. Tutto questo non avviene per magia ma è reso possibile grazie ai miners, che mettono la loro potenza computazionale al servizio della rete.

I Bitcoin non sono infiniti, ne potranno essere estratti di nuovi solo fino al 2140, quando ce ne saranno un massimo di 21 milioni in circolazione.
I Bitcoin non sono infiniti, ne potranno essere estratti di nuovi solo fino al 2140, quando ce ne saranno un massimo di 21 milioni in circolazione.

I calcolatori messi a disposizione dai miners distribuiscono l’informazione di avvenuto scambio verso tutta la rete, lo scambio avverrà realmente soltanto quando almeno 3 di questi computatori avranno registrato l’informazione. Una volta registrata l’informazione verrà distribuita a sua volta ad altri miners (da qui il nome “registro distribuito”).
La validazione di queste transazioni richiede quindi potenza computazionale che a sua volta richiede energia elettrica che rappresenta quindi un costo. Al fine di affrontare quel costo, i miners vengono ricompensati in parte attraverso la creazione di nuovi Bitcoin ed in parte attraverso le commissioni, che verranno pagate da chi trasferisce valore attraverso la blockchain.

Cos’è l’halving di Bitcoin?

L’halving, che letteralmente tradotto significa proprio dimezzamento, è quella condizione che si verifica ogni 4 anni in cui avviene la riduzione del 50% dell’emissione di nuovi Bitcoin. Una sorta di riduzione dell’inflazione (per chi volesse è stata trattata anche l’inflazione nell’articolo “Inflazione ed aumento dei costi, l’evanescenza dei risparmi di una vita“).
Per chi fosse nuovo dell’argomento, è prevista una produzione massima di 21.000.000 di Bitcoin, al momento della scrittura ne sono stati estratti 19.646.000. Si tratta di un’inflazione molto bassa e programmata, motivo per cui l’investimento è diventato uno dei motivi principali di acquisto della più antica delle criptovalute, ovvero la sua maggiore resistenza all’inflazione rispetto alle valute FIAT (Euro, Dollaro, etc..).
Questo processo di estrazione, continuerà fino a quando non saranno raggiunti i 21.000.000 di Bitcoin in circolazione, che è previsto per il 2140. Da quel momento in poi, i miners saranno ricompensati unicamente dalle commissioni di rete pagate da chi effettua transazioni.
Al momento della scrittura, mancano solo 49 giorni al prossimo attesissimo halving di Bitcoin, un momento verificabile da diversi siti che mettono a disposizione un conto alla rovescia come Bitcoinblockhalf.

Supply-squeeze o supply shock

Tutto questo avverrà senza conseguenze? Queste sono teorie che vengono formulate di pari passo col tempo che passa con l’adozione della rete sempre più come riserva di valore (e in futuro chissà). L’effetto nel corso degli anni dei vari halving, è che la progressiva diminuzione dell’emissione di nuovi Bitcoin ha generato un effetto scarsità.
È senza dubbio vero che, la blockchain di Bitcoin è pensata proprio sui principi della scarsità, come la definizione del tetto massimo di estrazione entro uno specifico periodo di tempo e il dimezzamento periodico dell’estrazione.

La scarsità non è per forza indice di alto valore, molti altri motivi influenzano la domanda di un asset, una materia prima, una valuta, etc.... È il caso dell'oro che, per una serie di sue caratteristiche, nonostante sia meno raro di altri metalli come il rodio o il palladio, ha una quotazione più alta rispetto a questi ultimi.
La scarsità non è per forza indice di alto valore, molti altri motivi influenzano la domanda di un asset, una materia prima, una valuta, etc…. È il caso dell’oro che, per una serie di sue caratteristiche, nonostante sia meno raro di altri metalli come il rodio o il palladio, ha una quotazione più alta rispetto a questi ultimi.

Questo è il motivo fisico che sta dietro all’aumento del valore di Bitcoin, la sua scarsità e la possibilità di verificarla. Tuttavia la scarsità da sola non è sufficiente a determinarne un aumento di valore.
Il fatto assodato che, al contrario delle valute tradizionali, non possa essere creato all’infinito e associato ad un’alta domanda, ne determina un alto valore.
La domanda di mercato è sempre ciò che relazionata all’offerta, determina il valore di un bene, di un servizio o anche di una moneta, fisica o virtuale che sia. Esistono moltissime altre valute virtuali come Bitcoin, basate anche su tecnologie più performanti, costruite anch’esse su principi di scarsità, ma la bassa domanda ne determina un valore inferiore.

Domanda e offerta con variante scarsità

Da cosa è determinata la domanda? La risposta a questa questione è semplice nella teoria ma complicata nella pratica.
La teoria è che più soggetti e/o istituzioni vogliono acquistare Bitcoin più il suo valore aumenterà, dato che l’offerta non può aumentare e quindi, maggiormente crescerà il sua richiesta quanto più scarsa sarà l’offerta di Bitcoin. Tuttavia i fattori che aumentano la domanda sono molteplici.
Uno di questi fattori può essere il caso d’uso. Attualmente, ciò che attira gli investitori ad acquistare Bitcoin è la sua capacità di contrastare l’inflazione, per la dinamica spiegata precedentemente, questo ne fortifica la narrativa della riserva di valore. Altro caso d’uso attualmente meno accreditato è quello dell’utilizzo come moneta di scambio (al riguardo ho trattato lo sviluppo di Lightining Network nell’articolo “Lightning Network, transazioni fuori catena“). Alcuni tra i più ricchi del pianeta lo acquistano per la natura democratica della decentralizzazione che lo caratterizza.
Grazie a questi o ad altri casi d’uso, aumenta la richiesta di acquisto di Bitcoin, ma la quantità non aumenta e ne determina una crescita di valore in quanto chi lo desidera, sarebbe disposto a pagare di più per averlo.
Un altro elemento importante per la crescita della domanda, è la fiducia. Le cose stanno pian piano migliorando, ma sicuramente una delle caratteristiche di Bitcoin non è sempre stata (e ancora oggi non lo è tanto) quella di essere user-friendly.
Comprare o gestire un portafoglio può risultare ostico ai neofiti o ai non avvezzi all’uso della tecnologia, col rischio di perdere i proprio risparmi o i propri investimenti. Una vagonata di fiducia è arrivata da BlackRock con l’ETF spot Bitcoin. Gli Exchange-Traded Fund (per chi non sapesse cosa sono ce lo ha spiegato Edoardo Pieraccioni in “ETF: guida essenziale per investitori principianti“) sono fondi negoziati in borsa, pensati per replicare l’andamento di un asset, di un indice o un gruppo determinato di attività sottostanti. Questo ETF quindi, segue direttamente il prezzo “spot” di Bitcoin senza contratti a termine o derivati. Un grande riconoscimento di fiducia considerando che sono autorizzati dall’Autorità Americana Security Exchange Commission.

Conclusioni

Come sempre, tutto quello di cui abbiamo parlato in questo articolo è scritto a titolo puramente informativo e non si tratta di alcun tipo di consiglio finanziario.
È sicuramente matematico pensare che l’estrazione di nuovi Bitcoin sarà sempre inferiore, ma non lo è altrettanto pensare che la domanda potrebbe aumentare.
Questo articolo vuole trattare principalmente, come argomento cardine, il funzionamento tecnico dell’halving che avviene ogni 4 anni e non l’aumento o la diminuzione del prezzo di Bitcoin. L’andamento della domanda, potrà svelarcelo solo il futuro e il mercato, che ha come caratteristica principale, quella di essere totalmente aleatorio.

Didacta 2024 a Firenze il 20-22 Marzo

Nei giorni compresi tra il 20 e il 22 marzo 2023 si svolgerà a Firenze, presso la Fortezza da Basso, la settiman edizione di "Didacta Italia", importante appuntamento dedicato alla formazione e all'innovazione scolastica, intitolato quest'anno a Don Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, "padre e maestro della gioventù" nel ricordo di Giovanni Paolo II. La manifestazione è promossa da Firenze Fiera con il coordinamento scientifico di INDIRE e la collaborazione del Ministero dell'Istruzione e del Merito, presente anche quest'anno nel Comitato organizzatore.

Nei giorni compresi tra il 20 e il 22 marzo 2023 si svolgerà a Firenze, presso la Fortezza da Basso, la settima edizione di “Didacta Italia”, importante appuntamento dedicato alla formazione e all’innovazione scolastica, intitolato quest’anno a Don Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, “padre e maestro della gioventù” nel ricordo di Giovanni Paolo II.

La manifestazione è promossa da Firenze Fiera con il coordinamento scientifico di INDIRE e la collaborazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, presente anche quest’anno nel Comitato organizzatore.

Per altre informazioni e l’acquisto dei biglietti è possibile visitare il sito dell’evento.

 

Come prenderci cura dei nostri anziani di Stefania Velitti

Un libro della dottoressa Stefania Velitti, il vademecum dei corretti comportamenti da tenere, sia nel caso che tu sia un familiare, un caregiver o, perchè no, lo stesso anziano che viene accudito, circa le difficoltà e i risvolti che può portare la terza età.
Un libro della dottoressa Stefania Velitti, il vademecum dei corretti comportamenti da tenere, sia nel caso che tu sia un familiare, un caregiver o, perchè no, lo stesso anziano che viene accudito, circa le difficoltà e i risvolti che può portare la terza età.
ha conseguito la specializzazione in Geriatria nel 2009

L’autrice

Fin da bambina il suo desiderio era di diventare medico. Ha frequentato il liceo classico, si è diplomata nel 1999 e nello stesso anno ha iniziato il percorso universitario.

L’amore per i pazienti anziani è nato durante le ore di volontariato svolte nella clinica della sua città, nei primi anni di università. La dedizione verso le persone fragili, che non hanno solamente bisogno del medico per curare le loro patologie, ma di qualcuno che curi il loro spirito, l’ha spinta a scegliere di fare della sua vocazione la propria professione.

Si è laureata con lode in Medicina e Chirurgia nel 2005 presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza e ha conseguito la specializzazione in Geriatria nel 2009 presso la stessa università. Durante la prima gravidanza ha iniziato ad approfondire temi che l’avevano sempre appassionata, coma la medicina naturale, consapevole dell’importanza della persona, prima della malattia. Ha frequentato nel 2015 il Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana presso l’Università Politecnica delle Marche in seguito al quale ha pubblicato un opuscolo sull’alimentazione 100% vegetale nelle donne in menopausa.

Ha svolto la sua attività lavorativa in numerose strutture della Capitale e attualmente continua a dedicarsi con dedizione ai pazienti più fragili durante le visite ambulatoriali e domiciliari.

Il libro

Purtroppo ho letto questo libro troppo tardi.
Era nella mia libreria in attesa di essere sfogliato, quando mi sono trovato a dover affrontare una gran parte di quelle situazioni che Stefania elenca in questo meraviglioso libro edito da Edizioni Sonda e presentato da Andrea Vianello.
Il libro si presenta molto curato, con una bellissima copertina in rilievo, oltre che una gradevole grafica sia di contorno ad ogni pagina che di separazione tra i vari capitoli.
Penso che sia riduttivo dire che probabilmente, almeno una volta nella vita, per tutti coloro che hanno dei genitori o parenti di cui potrebbero doversi occupare, questo libro può essere una lezione di vita, un fondamento, uno strumento e una sorta di coltellino svizzero virtuale da poter sfoderare in quelle situazioni che ci auguriamo arrivino sempre il più tardi possibile.
Da persona che davanti ad alcune situazioni si è chiesta “e ora, questo, cosa può significare?“, leggere questo libro mi ha fatto sentire meno solo, meno stupido e meno in colpa.
È necessario un punto di vista pragmatico, tecnico ma allo stesso tempo umano come quello della dottoressa Velitti e, un po’ per mancanza di tempo, un po’ per inesperienza, spesso non riusciamo a comprendere i nostri gli anziani, pur pensando di avere la soluzione in tasca.
A parte i contenuti, assolutamente ineccepibili, il libro è scritto in modo semplice e fluente, scorre velocemente e se state cercando informazioni di questo tipo, sarà quasi sicuramente perché siete nella situazione di dovervi prendere cura di un vostro parente anziano. Avrete l’impressione che una buona amica vi stia dando un ottimo consiglio.

Bambini stranieri e plurilingui nella scuola italiana

Bambini stranieri e plurilingui nella scuola italiana Foto di Pavel Danilyuk

Solidea, Juan, Giulia, Aleksander, Valina, Ahmed, Charles, Mattia, Victoria, Athena, Lisa, Dalal, Bilal, Catalina…nomi stupendi, bambini generosi, tante culture, una classe comune.

C’è una straordinaria somiglianza fra le parole inglesi word e world. Avere la parola porta un mondo fra le mani e ciò coincide con la possibilità di agire in esso. Pablo Reglus Neves Freire, pedagogista e tecnico dell’educazione brasiliano

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso, dove le frontiere culturali si dissolvono e la diversità diventa un elemento fondamentale della nostra società. In questo contesto, la presenza di bambini stranieri e plurilingui nelle scuole italiane rappresenta una sfida e, allo stesso tempo, un’opportunità straordinaria per la crescita individuale e collettiva. La multiculturalità è un arricchimento per la nostra società, e la scuola svolge un ruolo cruciale nel favorire un ambiente inclusivo e rispettoso delle diversità linguistiche e culturali. Accogliere bambini stranieri e plurilingui nelle aule scolastiche non solo offre loro la possibilità di acquisire conoscenze e competenze, ma crea anche un terreno fertile per l’apprendimento reciproco e la costruzione di ponti tra culture diverse. Uno degli aspetti più significativi è la ricchezza linguistica che questi bambini portano con sé. Le lingue sono veicoli di identità culturale, e il multilinguismo in classe apre la porta a una molteplicità di prospettive. La coesistenza di diverse lingue può essere vista come un patrimonio da valorizzare, anziché come una sfida da superare. Gli insegnanti, in questo contesto, assumono un ruolo chiave nel promuovere un approccio positivo verso la diversità linguistica, incoraggiando lo scambio di esperienze e l’apprendimento reciproco tra i bambini. Tuttavia, nonostante i benefici evidenti, ci sono molte sfide da affrontare.


Sebbene il mutismo selettivo sia considerato un raro disturbo d’ansia, il numero d bambini affetti è molto più elevato di quanto riportato attualmente.
La prevalenza complessiva del mutismo selettivo è dibattuta, ma esistono prove evidenti che i bambini immigrati abbiano almeno tre volte più probabilità di esserne affetti rispetto ai nativi.2

Svantaggio, Ansia, Paura, Identità

I bambini con background migratorio spesso affrontano svantaggi significativi a livello sociale, economico, linguistico e culturale. La mancanza di risorse economiche, le barriere linguistiche e la scarsa comprensione delle dinamiche culturali locali possono influenzare negativamente il loro rendimento scolastico e il loro benessere generale. La consapevolezza di questi svantaggi è fondamentale per implementare strategie educative mirate a ridurre le disparità. Anche l’ansia può diventare un enorme ostacolo da superare. Avete presente quando lo studente viene interrogato davanti alla lavagna e invece di rispondere perde la lingua? L’insicurezza linguistica, la paura di essere emarginati socialmente e l’adattamento a un nuovo ambiente possono generare livelli elevati di stress. L’ansia linguistica è una complessità legata all’apprendimento di una lingua nuova, diversa da quella materna. Questa condizione1, che si manifesta in nervosismo, tensione, preoccupazione, si traduce in:

  • communication apprehension, ovvero l’incapacità di esporsi oralmente, dovuta principalmente al nervosismo;
  • text anxiety, quello che: “sapevo tutto, ma sono andato nel panico”;
  • the fear of negative evaluation, ovvero quell’ansia di essere giudicati negativamente, non solo dall’insegnante ma anche dai compagni.

L’ansia contribuisce a generare un blocco emotivo che rende l’individuo poco ricettivo agli input linguistici; lo studente trova difficile assimilare i messaggi disponibili nella lingua target, ostacolando così il progresso nell’acquisizione linguistica.
Questa ansia linguistica non solo mina la capacità di apprendere e avanzare, ma anche i frequenti insuccessi possono compromettere negativamente la motivazione, elemento cruciale per il successo nell’apprendimento di una nuova lingua. Un’altra dimensione delicata e, a mio avviso, di primaria importanza, è la ricerca dell’identità. Una volta immersi in vari contesti di accoglienza, come la scuola o gruppi sportivi, i bambini e gli adolescenti si trovano di fronte alla sfida di adattarsi al nuovo ambiente – Paese. Devono padroneggiare i linguaggi e i simboli culturali della società ospitante, ma al contempo conservare i legami e i valori propri delle radici culturali familiari. I minori si impegnano in un costante sforzo per conciliare, dentro di sé, messaggi e richieste differenti, talvolta anche contraddittorie, provenienti dalle due culture. La loro duplice appartenenza può essere vissuta come una frattura, un rischio di non sentirsi effettivamente parte di nessun gruppo. Per i bambini bilingui o plurilingui, la ricerca dell’identità è un processo davvero complesso.
Spesso la nostra identità, intesa anche non come cittadinanza ma come nazionalità, è legata alla nostra madrelingua. I bambini che parlano due o più lingue fanno molta fatica ad identificarsi in questo senso.
Per tutti questi motivi, la scuola dovrebbe essere uno spazio che valorizza e celebra la diversità culturale e linguistica, incoraggiando i ragazzi ad esplorare le proprie radici. Ma per farlo il corpo docente dovrebbe possedere le conoscenze e le competenze adeguate a questo tipo di situazione.
Ad esempio, quanto spesso gli insegnanti di lingua italiana si lamentano che dopo N anni nella scuola italiana il ragazzo straniero non ha ancora imparato bene la lingua? Ebbene, vi svelo un vecchio dato ripreso dalla mia tesi di laurea: confrontando un bambino bilingue con un suo coetaneo monolingue, relativamente all’uso di una sola lingua, il primo sembrerà meno sviluppato, infatti, se un bambino monolingue al terzo anno di vita conosce circa 900 parole, anche il bilingue ne conosce circa 900, ma complessive, e non 900 di una lingua e altrettante dell’altra. Il rapporto che intercorre tra le due lingue può essere sbilanciato ma ristabilito con il passare del tempo.
Inutile dirlo, quando parliamo di bambini stranieri che acquisiscono la loro seconda o terza lingua a scuola, lo stacco sarà ancora più significativo.


”La lingua è il mezzo principale con cui conduciamo la nostra vita sociale” (Kramsch, 1998, p. 3). La lingua è il vettore che riflette la nostra identità agli altri e trasmette la nostra cultura. ”L’identità è “il concetto che le persone hanno di chi sono, di che tipo di persone sono e di come si relazionano con gli altri” (Hogg e Abrams 1988, p. 2).3

Un progetto pedagogico-educativo interculturale

Le classi multilingue sono una realtà sempre più diffusa, sempre più alunni hanno una madrelingua diversa dalla lingua principale di insegnamento a scuola e necessitano di un ulteriore supporto linguistico per realizzare il proprio potenziale di apprendimento.
La scuola dovrebbe promuovere non solo l’apprendimento cognitivo, ma anche quello socio-affettivo e relazionale, fondato sui principi di tolleranza e accettazione delle diversità.
Affinché un bambino straniero possa integrarsi appieno, è essenziale che l’ambiente circostante faciliti tale processo e che coloro che lo circondano non pongano ostacoli.
Per i bambini e i ragazzi stranieri, è di grande importanza mantenere un legame con la propria cultura e lingua d’origine, specialmente quando questa è già stata acquisita.
Spesso, l’arrivo in un nuovo Paese e l’assimilazione graduale della lingua locale possono portare a un progressivo oblio della lingua appresa nel proprio contesto natale. Anche se la lingua madre viene mantenuta attraverso la comunicazione con genitori e fratelli, ciò non sempre avviene. Il preservare la lingua materna consentirebbe al bambino straniero di sviluppare una competenza bilingue, o in alcuni casi plurilingue, che può rivelarsi estremamente vantaggiosa in contesti lavorativi futuri.
Tuttavia, per raggiungere questo obiettivo, è cruciale il sostegno sociale ed emotivo durante il processo di apprendimento delle lingue, sia per i bambini stranieri che per quelli italiani. Attraverso lo sviluppo precoce di competenze bilingui, i bambini possono aprire nuove prospettive di vita, ma ciò è reso possibile soprattutto grazie al supporto sociale ed emotivo ricevuto durante il percorso linguistico.

Non ci si include da soli

L’inclusione rappresenta un processo bidirezionale che coinvolge sia gli studenti migranti che la comunità scolastica. La costruzione di relazioni solide tra insegnanti, compagni di classe e genitori riveste un ruolo fondamentale.
La condivisione delle esperienze, la promozione dell’empatia e la comprensione reciproca contribuiscono alla creazione di un ambiente scolastico inclusivo.
In conclusione, la presenza di bambini stranieri e plurilingui nella scuola italiana è una risorsa da valorizzare. Attraverso un approccio inclusivo, rispettoso delle diversità e orientato alla collaborazione, possiamo trasformare le sfide in opportunità, promuovendo la crescita di cittadini consapevoli, aperti al mondo e capaci di apprezzare la ricchezza della diversità.4 5

Bibliografia

  1. Horwitz, E.K., Horwitz, M.B. and Cope, J. (1986), Foreign Language Classroom Anxiety. The Modern Language Journal, 70: 125-132.
  2. Lauren Cummings, Selective mutism in immigrant children , University of Northern Iowa;
  3. Sultan Hammad Alshammar, The Relationship Between Language, Identity and Cultural Differences: A Critical Review, Faculty of Education, University of Hail, Saudi Arabia;
  4. Nolen-Hoeksema/Fredrickson/Loftus/Wagenaar, Atkinson e Hilgard’s Introduzione alla psicologia, Piccin, Padova, 2011 – Sviluppo del linguaggio, pp. 334-335;
  5. Pertot S., Manualetto per i genitori, Trieste, 2012, p. 12;

Book Pride 2024 dall’8 al 10 Marzo a Milano

Dall'8 al 10 marzo 2024, presso Superstudio Maxi a Milano, avrà luogo la sesta edizione della fiera del libro dell'editoria indipendente, il Book Pride 2024

Dall’8 al 10 Marzo, si terrà a Milano presso il Superstudio Maxi, la sesta edizione dell’editoria indipendente, il Book Pride 2024.
Questa sesta edizione del Book Pride si intitolerà COSA VOGLIAMO che non sarà solo il tema della manifestazione, ma un modo per porsi di fronte alla realtà presente.
Il manifesto di questa edizione, intitolata COSA VOGLIAMO è realizzata dall’illustratrice Sarah Mazzetti, in collaborazione con i curatori Laura Pezzino e Marco Amerighi oltre che il fumettista Martoz per la sezione Comics insieme a Valentina De Poli per Book Young.

I biglietti sono acquistabili direttamente dal sito dell’evento, ma anche in loco alla fiera.
È possibile acquistarli direttamente dal sito dell’evento.

 

I classici errori dell’investitore principiante

Edoardo Pieraccioni ci spiega come non cadere nei classici errori dell'investitore principiante
Edoardo Pieraccioni ci spiega come non cadere nei classici errori dell'investitore principiante

Nell’articolo di oggi, parleremo di come gli investimenti possano essere, soprattutto per l’investitore alle prime armi, un terreno minato di possibili errori che possono portare ad enormi perdite. Per farlo vedremo alcuni degli errori più comuni che gli investitori principianti commettono quando si avvicinano al mondo degli investimenti.

Conoscenza marginale degli argomenti

Non è raro vedere che chi si appresta per la prima volta ad investire, si butti a capofitto senza acquisire una solida base di conoscenza. In questi casi, l’investitore confonde l’investimento con il gioco d’azzardo, ritrovandosi in una situazione dove al minimo ribasso del mercato, si troverebbe in preda alle emozioni. Infatti, senza comprendere i principi fondamentali degli investimenti quali ad esempio: la diversificazione del portafoglio, il rischio e la gestione degli investimenti, l’investitore sarebbe ignaro del perché il mercato stia calando e non saprebbe come comportarsi.
La mancanza di una conoscenza in molti casi può portare a situazioni spiacevoli per gli investitori e a possibili perdite (evitabili)!

È importante imparare a riconoscere quelle che sono le aspettative irrealistiche, ovvero tutte quelle cose che desideriamo che sono fuori dal nostro controllo. Gestirle e ridimensionarle adeguatamente previene la possibilità di essere inevitabilmente condannati all'infelicità e alla frustrazione, che concorrono certamente ad ostacolarci nel raggiungimento dei nostri obiettivi.
È importante imparare a riconoscere quelle che sono le aspettative irrealistiche, ovvero tutte quelle cose che desideriamo che sono fuori dal nostro controllo. Gestirle e ridimensionarle adeguatamente previene la possibilità di essere inevitabilmente condannati all’infelicità e alla frustrazione, che concorrono certamente ad ostacolarci nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Aspettative irrealistiche

Spesso le persone si avvicinano e poi successivamente entrano nel mondo degli investimenti con aspettative eccessivamente ottimistiche.
La malaugurata idea di ottenere elevati guadagni in poco tempo può portare a scelte di investimento eccessivamente rischiose o alla creazione di una dipendenza da fonti non attendibili (alcuni degli esempi attuali in questo caso sono i social e i vari corsi online sugli investimenti). Queste fonti, spesso risaltano guadagni non veritieri e spesso irreali, offuscando il pensiero delle persone ignare che si fanno attrarre troppo facilmente.
Oggi, ancor più rispetto al passato è importante comprendere che, gli investimenti richiedono tempo e pazienza e non sempre portano a guadagni rapidi.
Un ottimo modo per evitare di incorrere in errori del genere è la ricerca delle performance storiche delle varie asset class e dei rendimenti medi negli ultimi periodi (10/20 anni). Oltretutto, pensare di ottenere un guadagno elevati e superiori (non di poco) ai rendimenti storici, è privo di ogni fondamento logico, la costanza dei rendimenti è la chiave nel tempo, l’eccessiva performance avviene solamente in un arco temporale molto ristretto e nella maggior parte dei casi si potrebbe trattare di mera fortuna!

Minimizzare o ignorare i rischi

Generalmente, gli investitori (soprattutto i principianti), sottostimano o ignorano i rischi dei propri investimenti. Si possono trovare molti esempi di persone che hanno investito tutto il loro capitale in un’unica azione o in un settore specifico senza considerarne precedentemente vari rischi specifici derivanti ad esempio: dall’alta competitività del settore, la manca di un fossato economico rispetto ai concorrenti, l’elevata esposizione debitoria, il distacco del management dall’obbiettivo principale di massimizzazione del valore per gli azionisti, ecc… Un’adeguata comprensione e gestione del rischio sono importanti per non farsi trovarsi in preda alle emozioni in determinate situazioni, se infatti l’investitore è pienamente consapevole dei rischi dei propri investimenti, non si farà trovare impreparato, ma gestirà il proprio portafoglio secondo la strategia che è stata precedentemente realizzata prima d’investire.

Reagire emotivamente al mercato

Investire significa anche essere preparati, è importante avere il giusto mindset, ed evitare di farsi trasportare dalle emozioni e di minimizzare su quelli che possono essere i rischi.
Diversi testi (che abbiamo recensito in passato) come “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman o “Il cigno nero” di Nassim Nicholas Taleb, approfondiscono questo argomento.

L’investitore alle prime armi(e non solo), spesso reagiscono impulsivamente alle fluttuazioni del mercato.
Le emozioni, come la paura o l’euforia, possono portare a decisioni irrazionali come vendere durante un crollo del mercato o comprare quando i prezzi sono alle stelle.
Immaginatevi di trovarvi in una situazione dove i negozi e i vari prodotti si trovino tutti a sconto. In questo caso, ci sono dei prodotti che avreste voluto acquistare da giorni se non mesi, che si ritrovano a un prezzo davvero interessante e allora forse adesso vi renderete conto che è arrivato il momento giusto per acquistarlo. Questa è una reazione tipica che avviene a tutti noi quando magari dobbiamo acquistare alcuni prodotti che ci interessano particolarmente. Lo stesso avviene nei mercati, è normale che dopo un crollo i prezzi delle varie azioni si trovino ad un livello più basso, ma se i fondamentali delle vostre azioni non sono cambiati e non ci sono stati particolari cambiamenti, potrete ben capire che la situazione sia diventata interessante. Infatti, se avete acquistato un’azione perché, dopo le vostre analisi, eravate convinti che il prezzo fosse basso rispetto al valore equo (fair value), adesso che si trova ad un prezzo più basso, non dovreste correre ad acquistarne ulteriori azioni? Purtroppo, nei mercati spesso ciò non avviene, gli investitori si trovano il più delle volte a vendere dopo grossi cali e ottenendo così delle perdite. Se prima d’investire, avete fatto le giuste analisi, non dovreste lasciare che le emozioni vi comandino, dopotutto un calo dei prezzi, soprattutto per chi ha un orizzonte di lungo termine non è un male, anzi!

Ignorare i costi e le commissioni

I novizi si ritrovano il più delle volte a non considerare i costi associati agli investimenti, come: le commissioni di negoziazione, le spese di gestione dei fondi o le tasse.
Ignorare alcuni costi, può portare a ottenere delle performance inferiori. Infatti, anche nella scelta di un broker attraverso il quale investire, non si può non considerare le varie tipologie di commissioni, ed è utile effettuare i confronti con i vari competitor di mercato per trovare il broker a noi più ottimale. Si può risparmiare sui costi e ottenere maggiore liquidità per i nostri investimenti anche nel caso in cui investissimo attraverso un piano di accumulo. In questo caso, ad oggi sono molti i broker che offrono vantaggi e commissioni azzerate per chi rispetta determinate condizioni o investe in specifici prodotti. Il vantaggio è di riuscire a risparmiare del denaro utile per i nostri investimenti, senza dover effettuare compromessi nella scelta dei propri investimenti.
Infine, anche le piccole commissioni possono incidere notevolmente sui rendimenti a lungo termine, quindi è essenziale comprendere e valutare attentamente tutti questi aspetti! Dei costi eccessivi nel lungo termine, finirebbero per erodere le performance dei nostri investimenti, portandoci ad ottenere dei risultati non in linea con i vari strumenti.

Raccomandazioni finali

Gli investimenti possono quindi essere una strada gratificante per costruire ricchezza nel tempo, ma allo stesso tempo, è fondamentale evitare di commettere errori soprattutto nelle fasi iniziali. Per farlo è necessario compiere alcuni passi come: acquisire conoscenze approfondite, pianificare attentamente i propri investimenti, comprendere e gestire i rischi e rimanere disciplinati.
Tutti questi passi sono fondamentali per ottenere le migliori performance dai nostri investimenti.
Per molte persone, tuttavia il tempo da dedicare agli investimenti potrebbe essere poco e la fatica richiesta per queste azioni potrebbe risultare eccessiva. Consultare un buon consulente finanziario e strutturare insieme un piano d’investimento, può aiutare a minimizzare gli errori e a massimizzare le opportunità di crescita finanziaria nel lungo termine. Infatti, il costo del professionista sarebbe ripagato dalla maggior sicurezza e dalle maggiori performance (anche semplicemente al fatto di aver ridotto le commissioni che precedentemente affossavano i rendimenti) che, riuscirete ad ottenere nel tempo!

Model Expo Italy 2024 il 9-10 Marzo a Verona

Il 9 e il 10 Marzo 2024 si terrà a Verona presso la zona fiere il Model Expo Italy 2024, la più importante manifestazione nazionale relativa al modellismo in ogni sua forma.
Il 9 e il 10 Marzo 2024 si terrà a Verona presso la zona fiere il Model Expo Italy 2024, la più importante manifestazione nazionale relativa al modellismo in ogni sua forma.

Torna l’evento nazionale di maggior rilievo dedicato al modellismo statico, dinamico, al gioco e alla creatività. Con un calendario di oltre 100 eventi, tra laboratori interattivi e spettacoli, 450 espositori tra aziende ed associazioni e 10 aree tematiche, è un appuntamento fisso nell’agenda degli appassionati del settore. L’evento è una vetrina di successo per espositori ed associazioni che si ritrovano a Verona  in un grande evento di intrattenimento, per un pubblico veramente trasversale di adulti e bambini.

La fiera ospiterà diverse sezioni tra cui il modellismo di macchine da lavoro, dove sarà possibile osservare macchine da lavoro in scala radiocomandate; la special area, in cui saranno disputate delle vere e proprie competizioni tra auto telecomandate di ogni tipo; modellismo statico, creazioni che richiamano ogni tipo di contesto, storico, moderno o tematico di altro tipo, attraverso fantastici diorami; per gli appassionati di treni e navi i padiglioni di ferromodellismo e navimodellismo; la Brick Arena, sezione in crescita di anno in anno che richiama la robotica e le riproduzioni LEGO; il play district dedicato al gioco, da quelli da tavolo ai fumetti, al cosplay e infine, il creativity village, dove tutti gli appassionati di una sezione interamente dedicata alle arti manuali, all’home décor e all’artigianato creativo.