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Ansia e attacchi di panico, il baratro repentino

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Sono sicuro che sai già di cosa sto parlando. Magari ti è capitato in prima persona, un attimo prima eri tranquillo e stavi pensando agli affari tuoi ed un istante dopo eri li a cercare la via di fuga per tentare di scappare da un fantomatico pericolo imminente che pochi secondi prima non sembrava così importante o nemmeno degno di nota.
Ho fatto la conoscenza di ansia ed attacco di panico in un giorno qualsiasi, in cui non ero sicuramente troppo rilassato, ma di certo non pensavo a una cosa del genere. Mentre ero alla guida ed andavo per la mia strada, si è casualmente (come capita tantissime volte) formata una coda in tangenziale.
In un battito di ciglia quell’attesa di ripartire si è trasformata in una prigione da cui era impossibile scappare. L’abitacolo iniziò a stringersi, la cintura di sicurezza iniziava a togliere il respiro, l’attesa di pochi minuti si tramutava in un’eternità.
L’ansia può bussare alla nostra porta in diverse modalità. In base alla forza e alla velocità della sua escalation, potrebbe portarvi tra le braccia di un attacco di panico.

Cosa sono ansia e attacchi di panico

L’ansia, per quanto non ci faccia piacere conoscerla e viverla, fa parte delle emozioni della nostra vita.
Quando l’ansia arriva, significa che la nostra mente si sta preparando a fronteggiare una minaccia, sia di natura fisica che di natura figurata. Una minaccia di natura fisica è molto semplice capirla e riconoscerla, mentre la minaccia figurata può avere tante forme, come ad esempio delle situazioni in cui non ci si sente all’altezza.
In queste situazioni l’ansia è acuta, ed è relativa alla situazione in cui ci troviamo, tuttavia può essere anche cronica. Nel primo caso si tratta di reazioni di ansia fisiologica, mentre nel secondo caso è patologica. L’ansia patologica è definita tale in quanto è disfunzionale, la nostra reazione non è relativa ad un problema reale, ma a qualcosa di autocostruito.
Questo può influire negativamente sulla qualità della vita quotidiana.
L’ansia fisiologica è dalla nostra parte, è qui per proteggerci, per attivare tutte le nostre risorse e farci fronteggiare al meglio delle possibili difficoltà.
L’ansia patologica invece può limitare le nostre capacità di adattamento e farci sopraffare da sentimenti negativi.

Un corretto stile di vita, che preveda un impegno sia per il corpo che per la mente attraverso comportamenti virtuosi, può ridurre il rischio di sviluppare ansia patologica o nel caso ne soffrissimo può ridurre il potere che ha sulla nostra vita.

Possiamo fare un’ulteriore distinzione tra le tipologie di ansia che variano in base alle cause, alla durata e all’impatto sulla vita quotidiana: ansia automatica e acquisita.
L’ansia automatica fa parte sempre dello spettro di quella fisiologica, quella sana, che ci mette in guardia relativamente ad una situazione inusuale, da una difficoltà o da qualcosa che reputiamo pericoloso, l’ansia acquisita si può classificare in altri tre modi: ansia generalizzata, ansia anticipatoria e attacchi di panico.

L’ansia generalizzata è semplicemente quello stato di tensione generale che avvertiamo senza uno specifico motivo, questa può essere causata da questioni fisiche, o inconsce che non riusciamo a valutare ma che ci mettono in allerta facendoci vivere questo turbamento.

Per ansia anticipatoria invece, si intende “la paura della paura“, il segnale che la scatena può essere reale o autoindotto. La minaccia reale potrebbe non esserci ma l’idea della minaccia, del pericolo o della difficoltà, può scatenare questo tipo di ansia che potrebbe essere piuttosto repentino.

Gli attacchi di panico sono il culmine dell’ansia, molto intensi e brevi, si intende brevi oggettivamente per chi li vive dall’esterno, perché per chi li vive in prima persona il tempo sembra contrarsi e durare un’eternità. È un momento di forte concitazione, di sensazioni estremamente forti che possono variare dalla paura di morire, a quella di impazzire o di perdere totalmente il controllo. Questa condizione è molte volte accompagnata anche da sintomi fisici, come formicolio alle braccia ed alle gambe, iperventilazione, palpitazioni, si potrebbe provare una sorta di sensazione di distacco dalla realtà che ci circonda e una momentanea immobilità  degli arti.

È possibile combattere l’ansia?

Non esiste una risposta oggettivamente valida per qualsiasi caso, ogni disturbo ed ogni persona che lo subisce necessitano una valutazione soggettiva. Tuttavia possiamo parlare delle strade che oggettivamente vengono percorse più spesso dalla maggior parte dei soggetti, fermo restando che, se stai soffrendo di disturbi d’ansia o di attacchi di panico, avrai sicuramente bisogno di valutare il tuo caso con un professionista del settore per scegliere ciò che fa maggiormente al caso tuo.

La giusta terapia con il giusto professionista per le tue esigenze posso aiutarti a districare la matassa e a fare ordine nei tuoi pensieri e nella tua emotività.

Affronteremo queste opzioni in modo non eccessivamente approfondito per illustrare le metodiche e le possibilità che è possibile scegliere, i nostri non sono consigli medici e consigliamo sempre caldamente dopo una buona lettura, di confrontarsi con un esperto.

Terapie cognitivo-comportamentali

La terapia cognitivo-comportamentale è considerata a livello internazionale uno dei metodi più autorevoli per trattare e comprendere i disturbi di tipo psicopatologico.
L’intervento con questa metodica si basa sulla supposizione che le azioni e le esperienze del vissuto, influenzino i problemi emotivi del soggetto. Questo genere di terapia può essere effettuata esclusivamente da uno psicoterapeuta che cercherà di aiutare il paziente a guadagnare gli strumenti corretti per la gestione dell’ansia, attraverso l’abbattimento di convinzioni e sensazioni errate della mente, costruite nel tempo. Queste convinzioni e sensazioni sono delle costruzioni cognitive che contribuiscono al mantenimento dello stato ansioso patologico.
Le terapie cognitivo-comportamentali hanno attualmente diversi tipi di approccio.
Descriveremo brevemente le tre metodiche più diffuse:

  • Schema Therapy
  • Acceptance and Commitment Therapy (ACT)
  • Dialectical Behavior Therapy (DBT)

La Schema therapy è particolarmente adatta per individui con disturbi della personalità, ed in particolare per il Disturbo Borderline di Personalità1. Risulta comunque un valido approccio nel trattamento dei DOC (Disturbi Ossessivo Compulsivi), depressione maggiore ed ansia patologica. Questa metodica nasce dal presupposto che ogni individuo, durante il corso della sua vita, abbia le sue esigenze emotive da soddisfare. La realizzazione delle necessità dell’individuo durante l’infanzia, contribuisce all’equilibrio psicologico che permetterà al soggetto in età adulta, di soddisfare autonomamente tali bisogni, in modo sano e corretto, per il benessere mentale e fisico.

La Acceptance and commitment therapy (terapia dell’accettazione e dell’impegno), punta ad aiutare il paziente a lavorare maggiormente sulla propria flessibilità psicologica, di modo che sia più predisposto ad accettare gli eventi privati inevitabili2. Si tratta di un tipo di terapia che nasce da un’idea piuttosto teorica e filosofica, non manca tuttavia di evidenze sperimentali. Può essere utilizzata per una diversa gamma di disturbi psicologici. Nonostante questo tipo di approccio tenti di portare maggiore consapevolezza relativamente a quelli che sono i comportamenti automatici scaturiti da emozioni e pensieri, enfatizza quello che è il ruolo dei valori del paziente, rimanendo coerente con ciò che conta davvero per il soggetto.

Infine la terapia dialettico comportamentale è ritenuta il migliore approccio per i casi di pazienti a rischio di suicidio o autolesionismo3. Questa terapia si basa sull’accettazione della sofferenza causata dai diversi aspetti dolorosi da cui è caratterizzata la vita, cercando di evitare che l’individuo si paralizzi in posizioni ideali estreme. L’idea della realtà non è spesso congruente ai fatti e a quelle che dovrebbero essere le scelte di vita più congruenti ad essa. Le possibili scelte disfunzionali nutrono la sofferenza dell’individuo che con questa terapia viene aiutato a non rimanere bloccato nelle sue idealizzazioni.

Terapia sistemico-relazionale

La psicoterapia sistemico-relazionale è un approccio che non fa parte delle cognitivo-comportamentali. Questo metodo mette il paziente al centro delle relazioni familiari e sociali. La relazione affettiva e sociale è quindi la più importante risorsa per la comprensione dei problemi sperimentati dal paziente. Nonostante questo tipo di terapia tenga conto di quanto le aspettative future e i pregressi familiari influenzino il quadro odierno, si occupa dei problemi del soggetto nell’istante in cui si manifestano, concentrandosi sempre nella circostanza del “qui ed ora“.
È un modello indicato per affrontare problematiche che si rivelano individuali, a partire dalla generale sofferenza emotiva, passando per ansia, stress, blocchi evolutivi, per finire alle crisi di coppia o problemi di comunicazione.

Altri tipi di “intervento”
L’EMDR acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing – o desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari è una tecnica terapeutica che attraverso il movimento oculare evoca un ricordo da rielaborare per fare in modo che perda carica emotiva in modo da desensibilizzare il paziente.

Le terapie di psicoterapia e psicanalisi sono ad oggi spesso ibridate con altri tipi di attività che è possibile fare per combattere stati d’ansia, attacchi di panico, depressione maggiore, o altri stati mentali ed emotivi che possono essere invalidanti.
Molti psicologi e psicoterapeuti consigliano ai loro pazienti tecniche esperienziali come la meditazione mindfulness che è spesso parte delle cognitivo-comportamentali come la ACT, attraverso esercizi di focalizzazione sul “qui ed ora, in maniera obiettiva e soprattutto non giudicante.
La prima cosa da fare in questi casi è innanzitutto riottenere una posizione di padronanza rispetto al fenomeno di ansia o panico.
La terapia, qualsiasi sia quella più adatta al tuo caso, troverà lo spazio per lavorare sugli elementi di vita che ti hanno reso vulnerabile. Sarebbe quindi importante ripercorrere la propria vita e scandagliare eventi e legami significativi.
Per metabolizzare possibili traumi passati, possono essere utilizzate tecniche come l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), ovvero la desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari4Questa tecnica consente il trattamento di traumi o stress psicologici di entità più o meno severa, attraverso un approccio terapeutico che ha come obiettivo quello di desensibilizzare determinati ricordi riducendone la carica emotiva.

Conclusioni

Ricordiamo sempre che l’approccio più adatto alla propria situazione va stabilito a tu per tu con un professionista del settore, questo articolo rappresenta una panoramica di quelle che sono una parte delle metodiche esistenti brevemente descritte.
Qualsiasi tipo di difficoltà si stia riscontrando nella propria vita, per risolvere problematiche di questo tipo, è sempre necessario essere completamente collaborativi e pronti a mettere in discussione convinzioni e modi di essere che possono rappresentare le colonne portanti della personale educazione.
Migliorare se stessi o comprendere i propri problemi non significa rinunciare ai propri valori e alle proprie certezze fondamentali, tuttavia alcuni momenti particolarmente duri della vita, potrebbero mettere in evidenza che è necessario un cambio di rotta o una revisione delle nostre idee, che potrebbero non essere congruenti con la realtà che ci circonda.
Essere collaborativi significa essere disposti a riflettere e a valutare punti di vista diversi da quelli che siamo abituati ad adottare.
Oltre ad essere collaborativi è necessario comprendere che una richiesta d’aiuto non è un motivo per provare vergogna, cercare il giusto sostegno è un atto di maturità e di grande responsabilità verso se stessi.
Questo è solo il “passo 0” sulla via del miglioramento di se stessi per poter appianare quelle montagne, che a volte è necessario scalare quotidianamente per trascorrere un’esistenza che dovrebbe essere semplice e serena, ma che in alcuni periodi la viviamo trascinandoci sui gomiti.

Bibliografia

    1. Tan YM, Lee CW, Averbeck LE, Brand-de Wilde O, Farrell J, Fassbinder E, Jacob GA, Martius D, Wastiaux S, Zarbock G, Arntz A. Schema therapy for borderline personality disorder: A qualitative study of patients’ perceptions. PLoS One. 2018 Nov 21;13(11):e0206039. doi: 10.1371/journal.pone.0206039. PMID: 30462650; PMCID: PMC6248917.
    2. Ducasse D, Fond G. La thérapie d’acceptation et d’engagement [Acceptance and commitment therapy]. Encephale. 2015 Feb;41(1):1-9. French. doi: 10.1016/j.encep.2013.04.017. Epub 2013 Nov 18. PMID: 24262333.
    3. DeCou CR, Comtois KA, Landes SJ. Dialectical Behavior Therapy Is Effective for the Treatment of Suicidal Behavior: A Meta-Analysis. Behav Ther. 2019 Jan;50(1):60-72. doi: 10.1016/j.beth.2018.03.009. Epub 2018 Mar 22. PMID: 30661567.
    4. Landin-Romero R, Moreno-Alcazar A, Pagani M, Amann BL. How Does Eye Movement Desensitization and Reprocessing Therapy Work? A Systematic Review on Suggested Mechanisms of Action. Front Psychol. 2018 Aug 13;9:1395. doi: 10.3389/fpsyg.2018.01395. PMID: 30166975; PMCID: PMC6106867.

 

 

Piñatex, materiale ottenuto da foglie d’ananas

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Sapevi che l’ananas non è solo da mangiare ma lo si può anche indossare?
Piñatex è un innovativo tessuto naturale ottenuto da scarti di fibre di foglie di ananas. Nasce come sostituto della pelle, per ovviare al problema della produzione massiva diventata insostenibile dal punto di vista ambientale.
Uno dei maggiori problemi nella produzione di pelle è rappresentato dalla concia, un processo complicato che prevede circa 20 fasi e l’utilizzo di 250 sostanze chimiche (tra cui tossine e metalli pesanti come aldeide, cianuro, zinco e piombo) necessarie per arrestare la decomposizione. Tutto questo rende la concia un processo estremamente dannoso, non solo per l’ambiente, ma anche per le persone.
Le alternative sintetiche come il PVC (cloruro di polivinile) non rappresentano un’adeguata alternativa, poiché ecologicamente tossiche da produrre e non di facile smaltimento.

Aspetto grezzo con cui appare la fibra ottenuta dall’essiccazione delle foglie di ananas prima della lavorazione.

Piñatex rappresenta una valida soluzione a questi problemi in quanto è un materiale proveniente da fonti sostenibili, ottenuto da un prodotto di scarto naturale, che necessita di un basso consumo di acqua, genera pochi scarti di produzione e non contiene sostanze chimiche nocive o prodotti animali.

Come nasce questo innovativo processo di trasformazione delle foglie di frutta in tessuto?
Tutto nasce da un’idea di Carmen Hijosa, fondatrice e Chief Creative & Innovation Officer di Ananas Anam Ltd.
Questa dottoressa spagnola ha dedicato molti anni alla ricerca e allo sviluppo dell’innovativo tessuto, ispirata dagli abiti tradizionali ricamati delle Filippine, in particolare dal barong talong (una tradizionale camicia filippina intessuta con fibre di foglie d’ananas) e spinta dalla visione di un futuro più sostenibile che potesse connettere persone, ambiente ed economia.
Lo sviluppo di Piñatex ha inizio negli anni ’90, quando Carmen, esperta di pelletteria, era consulente dell’industria filippina di esportazione della pelle. Sconvolta dall’impatto sull’ambiente che aveva l’eccessiva produzione della pelle, si rese conto che bisognava prendere provvedimenti significativi per cambiare questi processi deleteri: era necessario ricercare un’alternativa sostenibile; e quali migliori risorse se non quelle offerte da madre natura?

Ma com’è possibile che da foglie di frutta nasca un tessuto? Dopo la raccolta dell’ananas, tra le foglie di scarto si selezionano quelle idonee che vengono dopo raccolte in fasci. Le fibre lunghe vengono successivamente estratte con un processo che si chiama “decorticazione”, eseguito tramite macchine semiautomatiche, per poi essere lavate e asciugate naturalmente al sole oppure in forni di essiccazione (durante la stagione delle piogge).

A sinistra l’estrazione delle fibre per ottenere la materia prima dalle foglie di ananas. A destra l’essiccazione al sole prima della lavorazione per la trasformazione in lanugine.

 

Le fibre secche vengono sottoposte ad un processo di purificazione per rimuovere eventuali impurità, ottenendo così un materiale simile a lanugine. Quest’ultima viene miscelata con un acido polilattico a base di mais (PLA) e subisce un processo meccanico per creare Piñafelt, una rete non tessuta che viene sistemata in rotoli, per essere poi spedita via mare dalle Filippine in Spagna o in Italia per le lavorazioni di finitura.

Questo è Piñafelt, la lanugine ottenuta dalla lavorazione delle fibre essiccate e arrotolate prima della trasformazione in tessuto.

 

Questa innovazione contribuisce davvero alla sostenibilità? Piñatex è un materiale naturale, proveniente da fonti sostenibili e cruelty free.
Utilizza foglie di scarto che costituiscono un sottoprodotto della raccolta di frutta esistente, quindi la materia prima non richiede risorse ambientali aggiuntive per la produzione. Anzi, tramite questo processo Ananas Anam lavora per i valori di un’economia circolare, unendo ricerca e innovazione per migliorare il benessere della terra e delle persone durante l’intero ciclo di vita del prodotto.
Trae la sua ispirazione dall’approccio “Cradle to Cradle” (letteralmente “Dalla Culla alla Culla”), un modello innovativo e sostenibile nato in contrapposizione al più comune approccio “Usa e getta”, che supporta politiche di progettazione ecologiche, intelligenti ed indirizzate alla definizione di processi produttivi ottimizzati ed efficienti, con il minimo spreco.

Concretamente che impatto ha questo processo sull’ambiente? Pur non essendo biodegradabile al 100%, consideriamo Piñatex un materiale ecologico, ma soprattutto socialmente responsabile.

La biomassa che può essere utilizzata come fertilizzante dopo la decorticazione

 

Il materiale di base, costituito per l’80% da fibra di foglie di ananas e 20% PLA, è biodegradabile in condizioni industriali controllate.
Deriva da elementi di scarto del frutto che non richiedono aggiunta d’acqua o fertilizzanti e, inoltre, funge da concime al momento del suo smaltimento.
L’industria dell’ananas produce circa 40.000 tonnellate di foglie ogni anno, ed essendo considerate un materiale di scarto, solitamente vengono lasciate marcire o bruciate.
Nella produzione di Piñatex, sono state risparmiate centinaia di tonnellate di Co2. In che modo? Utilizzando, invece di bruciare, 825 tonnellate di foglie di scarto, la cui combustione rilascerebbe l’equivalente di 264 tonnellate di CO2 nell’atmosfera. Ciò equivale a caricare più di 33 milioni di smartphone.
Inoltre, una volta che la fibra è stata strappata dalla foglia, la biomassa rimanente può essere trattenuta per essere utilizzata come fertilizzante naturale o biocombustibile, offrendo un’ulteriore risorsa ambientale.

Si è parlato di responsabilità sociale, Piñatex contribuisce a risollevale l’economia locale? Ananas Anam sostiene le comunità agricole rurali, lavorando direttamente con le cooperative agricole, per creare un flusso di reddito aggiuntivo per i coltivatori di ananas.
Piñatex utilizza il sottoprodotto dell’industria della frutta che, nel suo iter standard, verrebbe scartato o bruciato. Il suo valore aggiunto consiste nel fatto che l’utilizzo di questi rifiuti ha creato una nuova fonte di reddito per le comunità agricole che, altrimenti, farebbero affidamento solo su un raccolto stagionale di frutta.
Attualmente Ananas Anam lavora con comunità agricole nelle Filippine, ma prevede una crescita costante che gli darà l’opportunità di lavorare con altri paesi che coltivano ananas, sostenendo le economie locali e rafforzando le loro esportazioni.

Le foglie di ananas sono abbastanza rigide, come si presenta questo tessuto al tatto? Piñatex si presenta del tutto simile alla pelle per aspetto e consistenza, e rappresenta una ‘sfida’ non solo alla vera pelle ma anche a quella sintetica, dalla quale si differenzia per i metodi di lavorazione.
Per produrre un metro quadrato di Piñatex servono quasi 500 foglie, che corrispondono in media a 16 ananas. È realizzabile in diversi spessori, resistente allo strappo e alla trazione. Forte, morbido, traspirante, leggero, resistente all’acqua e può essere facilmente stampato, tinto, cucito e tagliato.

Tutti colori disponibili dell’originale tessuto Piñatex

 

Ok è davvero una bella trovata, sarei curioso di vedere qualche prodotto realizzato con questo tessuto, dove posso trovarlo? Piñatex è adatto per l’uso in moda, accessori e tappezzeria ed è stato utilizzato da oltre mille marchi in tutto il mondo.
Tra i brand di moda che utilizzano oggi questo materiale per la realizzazione di diversi modelli di scarpe, troviamo Hugo Boss, Pail Smith, Nike, Sezano, H&M e tanti altri.
Se invece volessimo vedere la resa di questa tessuto su una borsa o cappello, allora consiglio di dare uno sguardo ai siti web di Schenk, Mashù, Casa dei Marici o Lavvo.

I marchi che utilizzano il tessuto Piñatex sono già tantissimi. Nell’immagine da sinistra verso destra Hugo-Boss, Mashù e Nike.

 

E se invece cercassi una giacca o un altro tipo di indumento realizzato con Piñatex? Bhe, in questo caso è doveroso provare uno dei fantastici capi Guo Pei, un trench coat Miriam Al Sibai o una stilosissima biker jacket firmata Altiir.

Tutti i prodotti menzionati nell’articolo e tanti altri sono consultabili direttamente dal sito.

Riassumendo, Piñatex ® è un tessuto innovativo sviluppato per essere utilizzato come alternativa sostenibile sia alla pelle prodotta in serie che ai materiali sintetici inquinanti, offrendo una scelta ecologica per un futuro migliore.
Dalla selezione della materia prima iniziale allo sviluppo di una catena di approvvigionamento sostenibile, il percorso Piñatex ® si ispira ai valori di un’economia circolare e al metodo Cradle to Cradle.
L’uso della fibra di foglie di ananas, un prodotto di scarto dell’industria agricola già esistente, permette di creare e commercializzare un nuovo tessuto non tessuto, con un conseguente impatto sociale ed economico positivo, soprattutto sulle comunità agricole locali in via di sviluppo, mantenendo un basso impatto ambientale durante tutto il suo ciclo vita.
Per sottolineare i vantaggi dell’utilizzo di questa risorsa in alternativa alla vera pelle o a soluzioni sintetiche, confrontiamo i punti principali di entrambe:

Nell’immagine a sinistra l’infografica del ciclo di produzione del tessuto Piñatex. A destra una tabella comparativa sulle differenze di produzione tra pelli di origine animale e sintetiche rispetto al prodotto Piñatex.

 

In conclusione, provate a pensare a quanto sarebbe bello se la produzione eccessiva di pelle e sintetici non ecologici venisse drasticamente diminuita per lasciare spazio a materiali sostenibili come Piñatex, o ad altre soluzioni alternative che creino una nuova industria vibrante che sia responsabile sia dal punto di vista sociale che ambientale.

Metaverso, internet del futuro?

In futuro i metaversi potrebbero generare più di 5 trilioni di dollari di traffico. Secondo ma società di consulenza McKinsey & Company si tratta di una tecnologia da non sottovalutare

Secondo la società di consulenza internazionale McKinsey & Company, i metaversi potrebbero avere un valore di oltre 5 trilioni di dollari entro il 2030.
Il metaverso è una tecnologia che va a braccetto con la blockchain, di cui abbiamo spiegato le caratteristiche nell’articolo “Blockchain, il registro distribuito in catene di blocchi“. Il metaverso ha quindi la potenzialità di impattare sulla nostra quotidianità, in quanto si ritiene che in pochi anni, molte delle attività che vengono normalmente svolte su internet come lo conosciamo oggi, verranno spostate in un non ben precisato metaverso che permetterà di usufruire dallo shopping, passando per videogiochi, apprendimento e lavoro, fino alla realtà aumentata.
Sfoglieremo il report della McKinsey & Company pubblicato qualche giorno fa, che potete scaricare QUI in copia originale. Approfondiremo i casi d’uso e citeremo qualche progetto. Purtroppo non potremo analizzare tutto nei minimi dettagli per questioni di lunghezza.

McKinsey & Company nella settima pagina del report, spiega le possibili applicazioni future e il probabile volume con un infografica molto semplice e chiara

L’idea di metaverso

Erroneamente si sta creando uno stereotipo riguardo a questa tecnologia. L’immagine che ce lo ricorda oggi è la tipica icona di un individuo con addosso il visore che con movimenti spaesati sembra perso in chissà quale immagine proiettata di fronte ai suoi occhi. Non si tratta dell’idea di cui ci parla il report, o quantomeno questa figura è solo un’idea marginale, l’esame nel dettaglio di McKinsey & Company ci descrive un’esperienza immersiva, un protocollo.

Attualmente esistono progetti specifici che riguardano perlopiù il gaming e la realtà aumentata, progetti che sono tra i più gettonati. Tuttavia il report non si riferisce solo a questo, ma ci anticipa un’idea di ecosistema, di un vero e proprio protocollo, qualcosa che possa rendere possibile l’interoperabilità tra tante realtà virtuali, la creazione di un ambiente che ci possa offrire diversi servizi e possibilità.
A pagina 7 del report troviamo questa eloquente infografica.

Nel 2021, solo tra venture capital e fondi privati d’investimento, sono stati investiti 13 miliardi di dollari nei metaversi attualmente creati. I colossi della tecnologia, sono in cerca di capitali da investire sulle opportunità offerte da questa tecnologia.
Nei primi 5 mesi del 2022 sono già stati investiti più del doppio dei capitali dell’intero 2021. Microsoft guida una gran parte di questi investimenti con l’acquisizione di Activision per ben 69 miliardi di dollari.

Secondo l’indagine di mercato da loro svolta, l’utente attratto da questa tecnologia, è entusiasta soprattutto per gli utilizzi che riguardano socialità, intrattenimento, videogiochi, viaggi e shopping.
I casi d’uso su cui le compagnie che sviluppano ed investono stanno puntando maggiormente, sono le campagne di marketing, formazione online (Università o formazione per lavoro), riunioni e conferenze, eventi, design di prodotti e creazione del proprio gemello digitale. Negli scorsi mesi è già stata pubblicata qualche piccola notizia al riguardo tra matrimoni e concerti che si sono svolti in qualche metaverso.

Ciò che colpisce, è la stima molto alta sull’impatto che questa tecnologia avrà sugli e-commerce. Tutto ciò che può essere digitalizzato è facile immaginare che possa essere trasformato in NFT. Per approfondire il concetto di NFT consigliamo la lettura dell’articolo “NFT, Non-Fungible Token“.
Audio, video e immagini avranno una propria identità digitale e sarà un modo per esserne indiscussi proprietari, oltre che per contrastarne la pirateria. È questo il concetto che sta alla base del Web3.
Per altri oggetti, come possono essere quelli legati alla moda o all’arte, saranno con molta probabilità utilizzati per dare un certificato di autenticità ai prodotti venduti. Nel mondo del collezionismo e dell’alta moda, questo aumenta non di poco l’esperienza dell’utente e il valore della merce.
La crescita di questo mercato è prevista per un periodo di medio-lungo termine, tra i 5 e i 10 anni. Attualmente sono in fase di sviluppo visori super compatti a causa del peso eccessivo, che altrimenti sarebbero scomodi nonché dannosi per la colonna vertebrale, ed altre innovazioni per le sensazioni tattili che serviranno a migliorare l’esperienza che ad oggi viene percepita come scarsa e deludente.

È inutile dire che, con ogni probabilità, non possiamo immaginare cosa hanno in serbo per noi gli sviluppatori che stanno lavorando su questo genere di innovazioni.
Se negli ultimi anni ’90 qualcuno ci avesse raccontato che nel 2015 le piattaforme social avrebbero monopolizzato l’attenzione commerciale e quotidiana di tanti soggetti, inclusi noi stessi, entrando prepotentemente a far parte della nostra quotidianità e in alcuni casi anche in maniera disturbante, forse non ci avremmo creduto.

Livelli e fattori fondamentali

Il report ci fornisce 10 livelli fondamentali su cui vengono costruiti i metaversi. Questa non è un’informazione tecnica ma piuttosto organizzativa relativa a vari ambiti dello sviluppo

McKinsey & Company fa riferimento ai 10 livelli dei metaversi.
Non si tratta di un’informazione tecnica, non parliamo di architettura su cui si fonda un metaverso, bensì di una piramide relativa a quelli che sono i diversi fattori che vanno a comporre lo sviluppo di questa tecnologia.

Gli “enablers” sono i sistemi di base che rendono possibile la creazione di un metaverso. Gli attivatori sono le piattaforme che permettono pagamenti e monetizzazione, l’identità digitale, sicurezza e privacy.
Questi attivatori sono le blockchain, che attraverso i wallet, possono garantire tutto questo, sia la privacy dell’utente, che non è obbligato a mostrare i propri dati, sia l’identità digitale.
Uno degli sviluppi di importanza maggiore per quanto riguarda le blockchain che fanno da base ai metaversi, è proprio l’identità digitale, fattore che permetterà, seppur con una maggiore privacy pubblica, di essere responsabili delle proprie attività e dei propri averi digitali.
Trattandosi di un argomento estremamente importante e complesso, lo tratteremo in futuro in un articolo dedicato.

Ai livelli 4 e 5 ci sono le infrastrutture e l’hardware, ovvero i nodi che formano un computer decentralizzato così come è stato descritto nel funzionamento di Ethereum nell’articolo “Ethereum, un computer virtuale decentralizzato“. Questi nodi hanno la capacità di gestire la catena di blocchi per registrare il passaggio di valore e di NFT  che verranno scambiati all’interno di un metaverso, oltre che eseguire le applicazioni decentralizzate, quindi uno o più metaversi.

Il livello 6 e il 7 sono proprio le piattaforme, dove vengono sviluppate, eseguite ed utilizzate le applicazioni e quindi i metaversi, per finire agli ultimi 3 livelli che sono proprio i metaversi, le applicazioni e tutto ciò che è contenuto in essi.

Il report ci tiene a specificare che il metaverso non sarà, come siamo abituati a immaginare oggi, il solo gaming, non sarà la realtà virtuale o la realtà aumentata e non sarà nemmeno il Web3, ma un insieme di tutte queste. Chi sta sviluppando intende fare in modo che questo sia il prossimo modo di utilizzare internet, un modo totalmente diverso, che non dovrà quindi restare di nicchia, ma che dovrà divenire accessibile ed utilizzabile da tutti, perché dovranno essere gli individui stessi a volerlo utilizzare.

Da dove viene il concetto di metaverso? Non è qualcosa di nuovo, ma un’idea che varia nel tempo grazie ai mezzi e alle tecnologie

Storia, concetto e quadro generale

Il metaverso non è qualcosa che nasce ora, per mancanza di infrastrutture in tempi passati, ciò che poteva essere definito tale era soltanto locale, creato in un apposito posto. I termini e le idee erano già stati dati alla luce da scrittori con romanzi e film.

Uno dei primi metaversi Web2 è stato Second Life. Si trattava appunto di un mondo virtuale dove era possibile “vivere” in una sorta di mondo fittizio a contatto con gli altri utenti collegati via internet alla stessa piattaforma.

Queste piattaforme, oggi vengono concepite molto più versatili, legate ad un concetto di interoperabilità, comunicazione e identità digitale.

La prima differenza tra le piattaforme Web2 e Web3 è la decentralizzazione.
Il Web2 è centralizzato e in un metaverso come poteva essere The World of Warcraft, gli sviluppatori di oggetti utilizzabili venivano scelti dalla stessa casa produttrice, la community non poteva sviluppare nulla e gli oggetti creati per essere utilizzati in un determinato metaverso rimanevano ancorati a quella piattaforma.

Nel concetto di metaverso su rete decentralizzata, chiunque può sviluppare un oggetto per il metaverso, chiunque può acquistarlo e venderlo anche al di fuori del metaverso, e il creatore riceverà automaticamente sempre le royalties (i diritti d’autore) su quanto creato. La sua identità sarà associata ad una chiave privata, verrà registrato nei blocchi a catena rendendo tutto estremamente democratico e legato all’identità.

Essendo così forte il concetto di identità digitale e scrittura su registri distribuiti, ci sono tendenze conseguenti molto importanti, come il mercato immobiliare virtuale all’interno di ogni mondo. Avendo una mia identità digitale che non può essere duplicata, posso acquistare terreni o immobili all’interno del metaverso e costruire qualsiasi tipo di applicazione o caricare il contenuto che preferisco.

Progetti e possibili complicazioni

Per capire meglio quali possono essere le varie applicazioni di quanto è stato appena spiegato, prendiamo d’esempio alcuni dei progetti attualmente esistenti, di varia natura e in fase di sviluppo. Gli esempi saranno relativamente sintetici, qualsiasi argomento di maggior interesse verrà approfondito in articoli dedicati.
I due metaversi più famosi e capitalizzati sono Decentraland e The Sandbox.

Decentraland è un metaverso basato su rete Ethereum, e permette agli utenti di effettuare delle esperienze di diverso tipo, creare contenuti e monetizzare su quanto viene usufruito da quelle esperienze e da quei contenuti. Decentraland permette l’acquisto di terreni all’interno del metaverso dentro il quale l’utente può sviluppare ciò che preferisce, tuttavia ogni “quartiere” ha un suo tema a cui mantenere fede.
Un esempio pratico è il museo virtuale di Sotheby, dove è possibile visitare una vera e propria galleria d’arte virtuale, ed ogni pezzo d’arte esposto è rappresentato da un NFT.

 

The Sandbox è invece più orientato al gaming, e si potrebbe definire una fiorente comunità di gioco e sviluppo.
Consente agli utenti di creare, costruire, acquistare e vendere risorse digitali sotto forma di gioco. Generando un universo in cui i giocatori possono creare e raccogliere risorse basate su blockchain, Sandbox mira a rivoluzionare il mercato, col tempo è riuscito a creare una nicchia nel contesto globale dei giochi.
Su questa piattaforma possono essere costruite delle applicazioni sulle terre che vengono acquistate, per fare un esempio nostrano è il caso di Meta Utopia, progetto italiano.
Meta Utopia, come suggerisce il nome del progetto, vuole creare una comunità ideale realizzando un ecosistema virtuale sostenibile attraverso un ambiente pacifico per i suoi cittadini. Tutto inizia con i primi abitanti che dovranno coltivare la terra e vivere dei suoi frutti, diventando responsabili della propria gente e svelando gradualmente il territorio.

In Italia sono attive anche aziende che sviluppano piattaforme che possono ospitare applicazioni per scopi diversi oltre al gaming.

OVR basato su Ethereum, è nato come una piattaforma di realtà aumentata open-source che consente a qualsiasi utente dotato smartphone o un qualsiasi dispositivo mobile. di interagire con il mondo reale attraverso esperienze di realtà aumentata relative al luogo in cui si trova

Un progetto da non sottovalutare è OVRland della Over Holding Srl con sede a Udine. Si tratta di una mappa 3D del mondo reale divisa in una serie di esagoni che sono degli NFT acquistabili. Comprare il pezzo di mappa su cui siamo, ci da la possibilità sia di affittare a terzi quel pezzo di terreno che si trova su quelle specifiche coordinate, o svilupparci un’applicazione. L’applicazione fa riferimento ad una realtà aumentata proprio perché attraverso la nostra geolocalizzazione, possiamo accedere a delle informazioni relative ad un determinato posto fisico, un monumento, un edificio o utilizzare un’applicazione relativa al posto in cui siamo.
Attualmente non esiste alcun software o applicazione in grado di fare una cosa del genere. Potremmo certamente trovare informazioni relative al luogo in cui siamo cercando normalmente su internet, ma dovremmo cercare dati specifici in mezzo al mare magno di informazioni. Questa piattaforma permette invece di dare all’utente quella realtà aumentata relativa proprio all’esperienza che l’utente sta vivendo in prima persona.

Nonostante vi siano tutti questi investimenti e questo sviluppo, ci potrebbero essere in futuro dei problemi nell’apprezzamento da parte dell’utente finale, magari a causa dell’hardware da utilizzare o uno degl’intoppi portato all’attenzione dallo stesso report di McKinsey & Company, la frammentazione.
L’interoperabilità di questi mondi è un particolare assolutamente indispensabile, la frammentazione riguarda esattamente questo. Se ci fossero troppi metaversi, su ecosistemi totalmente diversi che non è possibile far dialogare, si creerebbero degli ostacoli insormontabili nel far usufruire all’utente finale di tutto il potenziale che offre questa tecnologia.
Per essere più chiari, è come se per poter utilizzare i servizi Google dovessimo avere un abbonamento internet diverso da quello che utilizziamo per usufruire i servizi di Amazon, sarebbe un limite invalidante.

È necessario un substrato che unisca questi ecosistemi, così come accade all’interno di una singola piattaforma.

Conclusioni

Queste valutazioni sul futuro dei metaversi, sul loro possibile sviluppo, sulle complicanze e sui campi d’impiego, sono degli studi di settore che lasciano spazio a tantissime riflessioni.
Il tempo di sviluppo che viene indicato, 5-10 anni, è un tempo relativamente lungo, entro il quale possono cambiare tante cose.
La cosa più importante in assoluto che deve essere valutata è che queste tecnologie devono essere sempre apprezzate dalla massa perché gli ingenti investimenti non sono calcolati per un mercato di nicchia.
L’ultima parola spetta quindi al consumatore finale.

È un buon momento per investire? La risposta a questa domanda non è semplice.
È chiaro che è un settore che ha ancora un grosso margine di crescita e un giusto investimento potrebbe fruttare molto, il problema serio è quello della frammentazione anche nell’eventuale investimento.
Quello che vogliono creare le grandi aziende investitrici è l’iterazione successiva ad internet per come lo conosciamo, non è dato sapere quale o quali saranno le piattaforme che faranno parte di questo ecosistema.
Ciò che rimarrà al di fuori dall’ecosistema che prenderà la fetta più grossa del mercato sarà destinato a non crescere o a fallire, comprare una land su un determinato metaverso, è come investire sull’idea che quel metaverso farà parte dei big del futuro.
Non è quindi scontato che il progetto su cui sceglieremo di investire sarà quello che permetterà un guadagno, come non è detto che la criptovaluta del metaverso che pensiamo andrà ai massimi livelli o che ci andrà realmente, aumenterà di valore.
È un investimento che va fatto dopo essersi accuratamente documentati su tutti i progetti, gli sviluppi e le partnership possibili.

 


 

 

Madonnari, tra arte e tradizioni popolari

I Madonnari sono artisti di strada itineranti, così chiamati per le immagini da loro rappresentate che generalmente sono figure sacre e popolari. Foto di Nicola De Angelis
Foto copertina: Nicola De Angelis

Nei paesi e nelle città, durante le feste patronali, appare spesso il madonnaro, ma non tutti sanno chi è e cosa fa questa figura che opera per omaggiare ad arte il santo patrono del posto.
Quando nel 2012 con alcune amiche di Matera abbiamo creato il gruppo di Madonnare della città dei Sassi, tanti erano gli sguardi increduli di chi sentiva o vedeva per la prima volta questa figura.

Ma chi è quindi il madonnaro? I madonnari sono artisti di strada itineranti, non sempre devoti, così chiamati per le immagini da loro rappresentate che generalmente sono figure sacre e popolari. L’antica forma d’arte dei madonnari, ha origine in Europa e nel centro-Italia nel XVI secolo. Durante questo periodo rinascimentale, i madonnari, con la loro visione artistica, aiutavano i costruttori ad immaginare i progetti degli architetti disegnando incisioni e intere facciate a terra.
Il madonnaro si spostava da un paese all’altro in occasione di feste e sagre popolari per ritrarre momenti o figure caratterizzanti l’evento della tradizione, restituendo al popolo una visione originale ed effimera dell’evento stesso.
Unendosi poi ai festeggiamenti, riuscivano a guadagnarsi da vivere grazie alle persone che si soffermavano ad osservare durante l’esecuzione gettando qualche moneta in segno di devozione e gradimento dell’opera.

Proprio per la natura transitoria dell’opera, il disegno veniva eseguito con materiali pressoché poveri come gesso, gessetti e carbone, su supporti urbani quali strade, marciapiedi, cemento, o selciati di centri. 

Mino di Summa, Antes de la lucha, Festival Bella Via 2014, Monterrey, Mexico – Foto: www.minodisumma.com

 

Sempre a causa della natura temporanea del lavoro, per molti secoli gli artisti esecutori di queste opere, sono rimasti nell’anonimato, ad eccezione dell’artista El Greco che entrerà tra i nomi più noti dell’arte del Rinascimento italiano. El Greco prenderà come punto di riferimento l’arte bizantina, creando uno stile fatto di divergenze cromatiche e situazioni accentuate.

Per la scarsa presenza di mezzi di comunicazione e divulgazione, questa forma d’arte non godeva di molta visibilità perciò era fruibile solo per una ristretta cerchia di persone che avevano il privilegio di assistere al momento.

L’arte di strada dei madonnari sarà assorbita da altre culture superando i confini italiani. Infatti più tardi, nel 1890 circa, questa forma d’arte popolerà le strade del Regno Unito.
Più di 500 artisti londinesi vivevano di arte sui marciapiedi e per le strade, dando poi il via a una delle più importanti competizioni di pittura di strada con il Festival di Londra del 1906. 

Parallelamente, in Italia, la competizione internazionale di pittura su strada, si terrà nel 1972 a Grazie di Curtatone in provincia di Mantova, come parte integrante della tradizione che celebra l’Assunzione e che vede le strade della città in festa. Oggi questa grande manifestazione è nota come “Festa delle Grazie” che si svolge intorno al 15 di agosto per protrarsi poi per quattro giorni. 

Mino di Summa, Chalk Festival 2017, Venice, Florida – Foto: www.minodisumma.com

 

Oltre al contesto italiano ed europeo, la pittura di strada e i festival ad essi associati, si sono diffusi oltreoceano, godendo della partecipazione di migliaia di artisti provenienti da tutto il mondo. Tra i più importanti ricordiamo quello di Santa Barbara in California, quello di Lake Worth in Florida e il Festival Bella Via di Monterrey in Messico.

Gli eventi dedicati alla street art sono in notevole crescita. Parallelamente all’arte di disegnare figure sacre, negli ultimi anni si sono diffusi i festival che valorizzano il lavoro degli artisti che si cimentano nel disegno 3D su strada, in cui la terza dimensione e l’illusione ottica diventano gli elementi cardine della manifestazione con opere prospettiche mozzafiato sapientemente eseguite. 

Esempio tra tutti ricordiamo il Buntes Pflaster festival di Marcktredwitzer in Germania o ancora la 3D StreetArt Painting di Vilvoorde in Belgio, la 3D StreetArt Painting di Dubai, la 3D Street Art di Arnhem e tante altre ancora.

Si può dire che con l’avanzare degli anni, questa antica forma d’arte, grazie al progresso e alla tecnologia è tornata sotto i riflettori, valorizzando la potenza espressiva non solo da un punto di vista artistico, ma anche culturale. Divulgazione di una forma transitoria resa possibile grazie alla fotografia, che ad oggi ne permette la diffusione e la fruizione ad ampio raggio attraverso la condivisione sulle piattaforme social. 

La particolarità del mezzo rende questa forma d’arte un momento solenne di passaggio, una sorta di performance, in cui il pubblico spettatore partecipa con devozione appagando occhi e cuore.
I madonnari, in questo modo, cedono gratuitamente la loro interpretazione del momento, la cui emotività si esprime in un tripudio di colori che illuminano e decorano le strade delle città in festa.

Antonio Cristalli, Festival Internazionale dei Madonnari, Nocera Superiore, 2018 – Foto: Antonio Cristalli

 

Ad oggi per l’esecuzione dei lavori, non esiste una normativa nazionale di riferimento che regolamenta la possibilità di esercitare questa forma d’arte. Su questo, i singoli Comuni emanano regolamenti in materia. In Italia, la regione Piemonte, ha emanato una legge regionale che favorisce il mestiere degli artisti di strada, stabilendo il principio di libera espressione nei luoghi pubblici con limiti dettati da normali regole di convivenza ed uso collettivo dei luoghi stessi.  Per la notevole presenza di artisti durante le feste patronali, anche la regione Puglia ha emanato negli ultimi anni una legge analoga.

Oltre ai più importanti festival di madonnari, tra i concorsi e festival italiani che vedono sempre più partecipi i madonnari a livello internazionale, va ricordato il Concorso Internazionale dei Madonnari di Taurianova in Calabria, il Concorso dei Madonnari di Adia in Veneto, il Concorso internazionale dei Madonnari di Nocera Superiore in Campania, il Festival Internazionale dei Madonnari di Francavilla Fontana,  il recentissimo raduno dei Madonnari di Udine e di grande spicco negli ultimi anni quello di Matera che apre la tradizionale festa patronale del 2 luglio, in onore a Maria Santissima della Bruna. Una festa antichissima in cui gli artisti eseguono opere di grande formato, lungo le strade principali della città regalando un’interpretazione personale della festa, in attesa del “giorno più lungo dell’anno” per i materani.

Madonnare materane a lavoro durante la festa patronale del 2 luglio in onore di Maria Ss. Della Bruna, Matera,2016 – Foto: Nicola De Angelis

 

Insomma un’arte effimera per tipologia e per tradizione perché, se da un lato le opere vedono la realizzazione per mezzo di strumenti dalla resa volatile e temporanea, dall’altra la natura della festa patronale, si configura come attimo di passaggio solenne da fruire in un preciso momento.

Arte che negli ultimi anni si sta diffondendo non solo per omaggiare santi e madonne negli eventi religiosi, ma anche come ornamento delle strade e dei centri delle città.
Un’arte molto apprezzata dalla collettività sempre più partecipe e vicina ad un linguaggio popolare di semplice fruizione.
Un linguaggio che spesso rimane nell’ombra e che, per la sua natura provvisoria non viene valorizzata e riconosciuta come piena forma d’arte, fatta di passione e di bravura, ma che viene messa al margine e spesso snobbata dai più come arte appunto di strada, di vagabondi che con una manciata di colori devono adornare la piazza per guadagnarsi il pane per vivere.

Dessert di cannolo siciliano scomposto

Cannolo scomposto dessert al cucchiaio con ricotta

 

Il cannolo è uno dei dolci tipici più conosciuti della pasticceria siciliana. Nasce come dolce di carnevale ma col passare del tempo ha perso questa sua caratteristica del periodo, diffondendosi col passare del tempo in tutta Italia e nel mondo.
Il suo nome deriva dalla canna di fiume intorno al quale veniva arrotolata la cialda, detta scorza, durante la preparazione.
Secondo testimonianze storiche, uno scritto di Cicerone del 70 a.C., questo dolce sembra venire da tempi antichissimi.

Ingredienti

La ricetta originale del cannolo non prevede l’aggiunta di panna come quella che descriviamo qui. Il cannolo scomposto è un dolce da servire al bicchiere.
La presenza della panna lo rende più cremoso e più gradevole da mangiare al cucchiaio. Oltre questo, mascherando la ricotta potremmo riuscire a farlo gradire anche a chi non gusta la ricotta.
Le seguenti dosi sono sufficienti per circa 16 cannoli di medie dimensioni.

Per i cannoli:

  • 250 gr di farina 00
  • 50 ml di marsala
  • 30 gr di zucchero
  • 30 gr di strutto
  • 10 ml di aceto di vino bianco
  • 5 gr di cacao amaro
  • 3 gr di cannella
  • 1 uovo
  • un pizzico di sale

Per la ricotta:

  • 500 gr di ricotta
  • 160 gr di panna
  • 160 gr di zucchero a velo

Altro:

  • Olio di semi d’arachide per la frittura
  • cioccolato fondente per guarnire
  • un tuorlo per chiudere i cannoli

 

Procedimento

I cannoli

Iniziamo col fare la “scorza“, mischiando tutti gli ingredienti secchi con la farina. Amalgamiamo cacao amaro, sale, zucchero, cannella e farina 00, in modo che ogni ingrediente sia distribuito nella farina.
A questo punto impastiamo tutto aggiungendo aceto di vino, marsala, uovo e strutto, fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio.

Come si può vedere nel video, per permettere la formazione di bolle d’aria, stendere l’impasto e piegarlo in due fino a riottenerlo compatto.
Ripetere questa procedura almeno 3 volte.

Siamo pronti per tagliare le forme. Dopo aver steso nuovamente l’impasto e averlo portato ad uno spessore di circa 1,5 millimetri, ritagliamo con un coppapasta del diametro giusto (in base alla lunghezza della nostra forma per cannoli) dei cerchi che arrotoleremo intorno allo stampo. Dopo aver arrotolato il primo lato, spennelliamo con tuorlo d’uovo e chiudiamo l’altra parte dell’impasto sulla parte spennellata.

Siamo pronti per friggere. Portiamo l’olio a 180 gradi e friggiamo un cannolo alla volta per un paio di minuti. Possiamo osservare la giusta doratura del cannolo prima di toglierlo, eventualmente due minuti non fossero sufficienti.
Li lasciamo scolare in una ciotola con della carta per assorbire l’olio.

La ricotta

Se la ricotta è molto fresca ed è immersa nel siero, lasciamola scolare anche per una notte intera. Quando sarà pronta la possiamo setacciare in un colino a maglie larghe incorporando lo zucchero.

Montare la panna affinché sia soffice e spumosa, la aggiungiamo alla ricotta con lo zucchero fino ad ottenere un composto morbido e cremoso.

Composizione

I nostri ingredienti sono pronti, scegliamo dei bicchieri o delle ciotole in base alla quantità che abbiamo preparato.
Le quantità descritte in questo articolo dovrebbero essere sufficienti per 6 persone.

Distribuiamo la ricotta nelle ciotole o nei bicchieri. Spargiamo delle scaglie di cioccolato in maniera uniforme sulla superficie e sbricioliamo un cannolo per ogni porzione.

Un dolce facile e veloce, realizzabile in pochissimo tempo, ottimo per l’estate.

 

 

Orange Fiber, scarti di agrumi diventano tessuto

Orange Fiber è un tessuto sostenibile e di alta qualità, creato a partire dagli scarti della filiera agrumicola. Orange Fiber è anche il nome della startup che sviluppa queste fibre innovative e sostenibili, per crearne dei tessuti.

Cos’è Orange Fiber? Orange Fiber è un tessuto sostenibile e di alta qualità, creato a partire dagli scarti della filiera agrumicola. Orange Fiber è anche il nome della startup che sviluppa queste fibre innovative e sostenibili, per crearne dei tessuti.

Come nasce? La startup nasce da un’idea di Adriana Santanocito, specializzata in fibre tessili innovative e fondatrice, insieme ad Enrica Arena, dell’azienda Orange Fiber, che costituiscono a Catania nel 2014 con l’obiettivo di produrre tessuti di alta qualità partendo dal sottoprodotto dell’industria di agrumi, chiamato “pastazzo”, ovvero tutti quegli scarti che restano dopo la produzione di succo.

Questa innovazione contribuisce alla sostenibilità? Ogni anno, solo in Italia, l’industria degli agrumi produce all’incirca 1 milione di tonnellate di scarti, che le aziende devono smaltire con un costo economico e ambientale piuttosto alto. Il quantitativo di prodotto che resta dopo la spremitura è circa il 60% del peso originario, il quale, non essendo commestibile ne utilizzabile per gli oli essenziali, viene scartato. Orange Fiber propone un utilizzo alternativo degli scarti tramite un “upcycling” sostenibile e intelligente, riciclando gli scarti per dargli nuova vita in forma di filato, fornendo così un valido esempio di economia circolare: di fatti, non si va a coltivare la materia prima appositamente per realizzare questi tessuti, ma si utilizza materiale già a disposizione proveniente da un’altra filiera, senza impiegare ulteriori risorse.

Il processo: lo sviluppo di Orange Fiber inizia con il progetto di tesi di Adriana e, in seguito, dalla collaborazione con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, grazie al quale è stato possibile brevettare un processo che consente di sfruttare le potenzialità del “pastazzo” per l’estrazione della cellulosa di agrumi, da cui realizzare un filato che può essere tessuto, tinto e confezionato.

Di cosa è composto Orange Fiber? La filiera produttiva è interamente tracciata e trasparente: ciò permette di constatare che Orange Fiber è composto al 100% da cellulosa naturale, ed è quindi un tessuto biodegradabile. Questa caratteristica, unita alle tinture naturali che vengono applicate al tessuto (bianco di natura) ed al processo di estrazione della fibra che usa solo sostanze chimiche ecologiche, fa sì che Orange Fiber si classifichi come un tessuto ecologico. Inoltre, Orange Fiber è catalogabile come “cosmetotessile”, ossia un tessuto che presenta le stesse proprietà di una crema, in grado di rilasciare vitamine senza ungere, lasciando la pelle idratata e profumata.

Come si presenta il tessuto? Lo scopo delle due ragazze siciliane era quello di ottenere un tessuto ecosostenibile dal tocco e dall’aspetto serico: lasciandolo scorrere tra le dita il tessuto risulta setoso e impalpabile, all’aspetto lievemente lucido, quindi direi che l’obbiettivo è stato centrato in pieno. Tuttavia, questa fibra si presta anche ad essere mixata con cotone o altre fibre, permettendo quindi la realizzazione di un tessuto più adatto al mondo della camiceria.

Dove lo trovo? Orange Fiber viene utilizzato per la prima volta dalla maison fiorentina Salvatore Ferragamo, che ha deciso di celebrare la 47esima edizione della Giornata della Terra “Earth Day 2017” presentando una collezione dedicata alla creatività mediterranea, interamente realizzata con Orange Fiber, impreziosita dalle stampe originali di Mario Trimarchi, architetto e designer, Compasso d’Oro 2016, raffiguranti un mondo onirico di nuvole spinte da venti leggeri e buganvillea fluttuanti. Ogni capo è caratterizzato da linee pulite ed essenziali, una semplicità che conferma che il vero protagonista resta il tessuto.

Immagini di Orangefiber.it

 

Cogliendo l’essenza e le potenzialità espressive dell’innovativo tessuto ricavato dagli agrumi, questa collezione dimostra come la coscienza green e il riciclo dei materiali si coniugano armoniosamente con il design e l’eccellenza del Made in Italy.

Immagini di Orangefiber.it
Immagini di Orangefiber.it

 

Nel 2019 il tessuto è stato scelto per la realizzazione della Conscious Exclusive Collection del brand svedese H&M, che ha proposto come pezzo principale un sofisticato top in stile boho, un omaggio alla natura e alla sua bellezza.

Immagini di Orangefiber.it
Immagini di Orangefiber.it

 

Sempre nel 2019 nasce una collaborazione tra Orange Fiber e lo storico brand di sartoria napoletana E.Marinella, che vede il tessuto come protagonista di una capsule collection di cravatte sostenibili, pochette e sciarpe donna in seta.

Immagini di Orangefiber.it
Immagini di Orangefiber.it

 

Curiosità: il nome Orange Fiber può essere deviante, in quanto potrebbe lasciar intendere che vengono utilizzati solo scarti di arance; in realtà si fa uso anche di altri agrumi come limoni, mandarini e pompelmi.

Quanto sarebbe bello se tutti gli scarti degli agrumi prodotti a livello mondiale potessero essere recuperati e trasformati in tessuti come Orange Fiber? Rappresenterebbe un notevole beneficio per il nostro pianeta considerato il consumo che viene fatto di così tante risorse naturali! Per questo motivo la speranza è che Orange Fiber, così come altri tessuti ecologici e sostenibili, si possa trovare negli armadi di tutti il prima possibile.

Phishing, l’ingegneria sociale della truffa

Il phishing è un tipo di frode dove un malintenzionato induce un utente ignaro a fornire dati personali

Nel precedente articolo di tecnologia ed informatica “Ransomware, i tuoi dati presi in ostaggio” , abbiamo esaminato come avvengono le truffe attraverso la sottrazione dei dati con chiavi crittografiche. Oggi parleremo di phishing, il metodo più comune, utilizzato da chi ha intenzione di rubare i nostri dati, i nostri profili e/o le nostre informazioni personali.

Il lupo travestito da nonna

Per quanto un truffatore informatico possa essere abile, nella maggior parte dei casi, non si tratta di individui con conoscenze tecniche estremamente approfondite. Lo stereotipo su chi ci sottrae i dati, entra nei nostri profili, ci ruba informazioni personali e sensibili, è quello di persone estremamente abili ed intelligenti. Non è proprio così, la truffa si basa spesso sui nostri punti deboli, sulla mancanza di educazione ed istruzione, sulle disattenzioni o in alcuni casi sulla paura.
La parola chiave per prevenire le truffe è quindi formazione.
Un soggetto formato e consapevole ha meno possibilità di cadere in una trappola.

La trappola arriva spesso da un nome a noi noto, a cui diamo fiducia. Il nostro contatto potrebbe essere stato ottenuto da un altro indirizzo di posta che è già stato truffato. Vedere un nome a noi familiare che ci fa una richiesta seppur non usuale ci fa abbassare le difese.

Come nella favola di cappuccetto rosso, il lupo dopo aver inghiottito la nonna prende i suoi vestiti e si traveste cercando di ingannare cappuccetto rosso per avvicinarla ed avere l’occasione di mangiare anche lei.
Allo stesso modo il truffatore che fa uso del phishing, si traveste da figura fidata, richiedendo un’azione che dal vostro lato risulterà fatale.
I sistemi informatici odierni sono oggettivamente abbastanza sicuri. È più unico che raro il caso in cui un hacker possa fare breccia in una falla di sicurezza di produzione.
I problemi relativi alla sicurezza sono una realtà, tuttavia essendo costantemente connessi alla rete internet, abbiamo la possibilità di scaricare aggiornamenti di ogni tipo, che spesso vanno a rimediare ad eventuali errori di valutazione nello sviluppo.

Come riconoscerlo

Un tentativo di phishing ti arriva tra capo e collo in un momento in cui non hai le antenne alzate per evitare di cadere vittima del tranello. Può avvenire nei modi più disparati e faremo una classificazione dei metodi.
Ciò che conta è sviluppare un occhio critico, ricordare che alcuni enti o amici, non ci faranno mai determinati tipi di richieste, come cliccare su link o scaricare files, ma considerando la possibile eccezione è sempre bene chiedere conferma più volte di ciò che viene richiesto di fare dal nostro contatto prima di aprire qualsiasi cosa.

Spread phishing

La pesca con la fiocina non è come quando si buttano le reti a strascico e si tira su dal mocassino anni 80 al pesce grosso e pregiato, bensì è un tipo di truffa che prende di mira una specifica tipologia di persone, o addirittura una specifica persona.
A questo tipo di attacco è difficile resistere, perché l’attaccante è sicuramente in possesso di informazioni personali relative alla vittima scelta, questo può rendere più ingannevole il tipo di comunicazione o truffa.
Per fare un esempio pratico, se riceveste una mail dalla vostra banca con richiesta di cliccare su un link per il rinnovo della password, sarebbe già strano il fatto che venga richiesto di seguire un collegamento via mail da parte di un istituto bancario, ma se la mail iniziasse con “Ciao Stefano”, sembrerebbe meno sospetta.
L’attività svolta da truffatori in cerca di prede che possano fruttare un certo guadagno viene chiamata whaling, ovvero caccia alle balene.

Vishing

La V di Vishing è per intendere “Vocal Phishing“. Questo è per far capire che il tentativo di estorsione di dati può avvenire anche telefonicamente, non è necessario che vengano utilizzati complessi strumenti informatici.
In questo caso il truffatore potrebbe presentarsi come il rappresentante di un’azienda o un ente di vostra fiducia, richiedendo dati personali, codici o chiedendo di installare dei malware, spacciandoli per aggiornamenti o altro di attendibile.

Potresti essere contattato dai truffatori per ottenere maggiori permessi di accesso ai tuoi dati, per farlo potrebbero cercare di intimorirti o prenderti in giro. Non cedere mai i tuoi codici e blocca qualsiasi estraneo dovesse contattarti.

Nel caso del ransomware che abbiamo trattato nell’articolo citato in alto, l’esecuzione di un software malevolo può bloccare il vostro computer, rendendolo inutilizzabile e fornendo un numero di assistenza su una schermata bloccante. Chiamando quel numero risponderà il truffatore spacciandosi per una non meglio identificata assistenza tecnica e col vostro aiuto prenderà il controllo remoto del pc.

SMS, messaggistica istantanea e e-mail

Il più classico dei metodi è quello della mail con un link dove il vostro istituto di credito vi chiede di rinnovare il contratto o la vostra iscrizione. Questo tipo di phishing esiste anche in versione SMS, chiamato smishing. Stessa cosa per Whatsapp, Telegram, messenger di Facebook e qualsiasi altra app di messaggistica istantanea.
Generalmente riceviamo una mail con un’etichetta di fiducia, che proviene da nomi che conosciamo, magari da amici che sono già stati truffati a cui è stata rubata la mailing list.
Chiaramente se siete nella mailing list di chi è già stato truffato, è molto facile che, chi se ne appropria, usi quella lista per contattarvi perché sa che voi conoscete quel nominativo e darete fiducia.
Un tipo di attacco comune negli scorsi anni era il sextortion. Si riceveva una mail da se stessi (chiaramente con un’etichetta come appena spiegato), dove il truffatore sosteneva di avere la password d’accesso della vostra casella e del vostro computer e di aver registrato un video compromettente, che verrà distribuito se non verrà pagata una somma.
Non è nemmeno improbabile venire contattati direttamente dal truffatore per essere intimoriti o per ottenere codici e permessi, perché oggi in molti profili sono collegati al numero di cellulare che, per confermare l’identità della persona, inviano il codice due fattori (2FA), direttamente al cellulare dell’utente via SMS.
Non dobbiamo cedere e fornire nel modo più assoluto alcuna informazione o permesso aggiuntivo, bloccate qualsiasi contatto estraneo e cambiate immediatamente tutte le password dopo aver disconnesso qualsiasi dispositivo collegato ai vostri profili.

Motori di ricerca

È possibile che malintenzionati in cerca di dati da rubare possano creare dei siti web farlocchi ma con interfaccia grafica identica a quella di uno più noto. Potreste fare una ricerca su Google per accedere alla vostra casella o al vostro conto corrente e senza rendervene conto, venire dirottati su un clone del sito che state cercando e non rendendovi conto di dove siete commettere l’errore di inserire le vostre credenziali di accesso.
Questa metodica è anche detta “avvelenamento SEO“.
Questo può capitare, in maniera più ovvia, se siete alla ricerca di software pirata da scaricare su siti poco affidabili, che al posto di files torrent o altri files che dovrebbero essere relativi al programma ricercato, potrebbero somministrarvi un malware.

Riconoscerli ed evitarli

Le regole per evitare di essere truffati col phishing sono poche ma importanti. Purtroppo non esiste un antivirus, antimalware, antispam che possa prevenire del tutto un attacco di questo tipo, l’unico modo certo per prevenirlo è essere preparati. Nessuno potrà rubare i nostri dati o prendere possesso dei nostri supporti se non saremo noi a darne l’occasione.

Chi ci contatta? Quando una persona, conosciuta o sconosciuta ci contatta tramite i supporti informatici dobbiamo chiederci il perché, soprattutto se la richiesta è insolita. Non è possibile che qualcuno guadagni l’accesso al nostro dispositivo se prima non è stato eseguito o scritto qualcosa, per cui un eventuale hacking è preceduto sempre da una richiesta. Se la persona che ci contatta non è solita scriverci e ci scrive per farci una richiesta, è bene essere diffidenti.
Se un nostro caro amico ci richiede via e-mail di visitare un sito in un italiano stentato o in inglese e la cosa ci insospettisce, è buona norma guardare accanto al nome, il vero indirizzo del mittente, in modo da controllare se la  mail è realmente quella del nostro amico o se stanno solo utilizzando un nome a noi familiare per ingannarci.

Un esempio da una cartella SPAM. Una mail da DHL con logo di poste italiane suggerisce di cliccare su un link per monitorare lo stato di una spedizione. Poggiandosi sul link è possibile visualizzare l’anteprima testuale del collegamento, in questo modo si può verificare che il collegamento non sarebbe al sito di DHL e nemmeno a quello di poste italiane.

Che tipo di richiesta? La richiesta che ci viene fatta generalmente è quella di cliccare su un link. Il  collegamento in questione poi ci condurrà generalmente a scaricare un file, a compilare dei campi o a concedere autorizzazioni sul nostro dispositivo. Se si è fatto l’errore di cliccare su un link malevolo potrebbe non essere troppo tardi.
Se dal click sul collegamento hai scaricato un file non avviarlo, cancellalo. Nel caso in cui si fosse aperto un sito che ti risulta fidato, dovrai controllare che il dominio del sito sia corretto e che non vengano utilizzate lettere simili per creare un inganno ottico.
Per essere più chiari, se ti si apre Google da un collegamento ottenuto da qualcuno, dovrai controllare che il dominio che stai visitando, sia effettivamente http://www.google.it e che non ci siano altri domini.
Un dominio è di proprietà di una determinata azienda. Quello che abbiamo appena scritto, relativamente a Google, è un dominio, qualora il dominio visitato fosse http://google.frode.it, dovremmo stare molto attenti perché il dominio sarebbe di proprietà dell’azienda che ha comprato frode.it e non più di Google.

Files e permessi o campi da compilare? Se avete scaricato un file da un link potenzialmente malevolo, di solito si tratta di piccole applicazioni (Files .EXE) o apps Android o iOS (Files .APK o .IPA), delle app con permessi sui vostri dati potrebbero essere installate ed in ascolto in background. In questo caso potrebbe essere una buona idea scollegare il supporto da internet e cambiare tutte le vostre password.

Conclusioni

Nell’informatica, così come nella vita in generale, è bene essere preparati a qualsiasi tipo di imprevisto.
Ci sarà sempre chi è pronto ad approfittare di ogni nostra debolezza e/o distrazione, l’importante è non avere paura, e cercare di imparare sempre qualcosa di nuovo.
Per proteggerci non è necessario essere esperti, è importante imparare a sviluppare un occhio critico che ci aiuti a porci dei delle domande a dubbi che possiamo sfatare con la conoscenza. La diffidenza e la paura non ci permettono di vivere a pieno l’esperienza nemmeno nell’utilizzo dei supporti informatici, la formazione è la chiave di tutto.

Lavoro, realizzazione e dignità professionale

Lavoro realizzazione professionale e personale

In un articolo precedente, “Generazioni a confronto, una scala di grigi generazionale“, affrontai le diverse esperienze generazionali così come vengono classificate dai mass media.
Dividendo le generazioni per eventi di massa che hanno condizionato poi la vita delle persone appartenenti a determinati periodi storici recenti, abbiamo esaminato condizioni di vita e di lavoro. In questo articolo approfondiremo la questione lavorativa, per i più giovani, per i meno giovani e in generale sulle implicazioni personali.

Realizzazione personale o professionale?

Quando parliamo di lavoro non stiamo facendo riferimento a qualcosa che sia una mera fonte di sostentamento. Il nostro lavoro è spesso ciò che occupa la maggior parte della nostra giornata, e nel caso di chi ha passato la gioventù o gran parte della vita a studiare, a formarsi e/o a fare esperienze, c’è sempre un’aspettativa di realizzazione professionale.
Molti dei lavoratori odierni sono spinti a fare del loro meglio, spesso anche oltre le proprie possibilità, a causa di preconcetti sul lavoro. Preconcetti del tipo “il lavoro nobilita l’uomo” che sicuramente sarà vero, ma anche la salute lo nobilita. Nel mondo del lavoro attuale si è infiltrato (o meglio non è mai svanito) quel pensiero secondo cui più lavori, più produci e più puoi sentirti in pace con te stesso (un po’ come recitava Giovanni Lindo Ferretti in Morire dei CCCP, “produci, consuma, crepa“).

Questo modo di pensare arriva dalle generazioni passate, da quei tempi in cui chi lavorava riusciva a sostentare l’intera famiglia, a possedere una casa e a mettere un gruzzoletto da parte. Al giorno d’oggi tutto questo nella stragrande maggioranza dei casi è pura fantascienza, ed è grande motivo di frustrazione.
Ma cosa intendiamo per realizzazione? Credo che molto più spesso di quanto non si creda, si fa confusione tra realizzazione personale e realizzazione professionale.

La realizzazione professionale è solo una parte della realizzazione personale. È importante non identificarsi con la propria figura lavorativa per permettere a se stessi di crescere come individui su diversi fronti

La realizzazione personale passa per la formazione caratteriale dell’individuo. La sua formazione e realizzazione è composta da diverse aree. Fin dalla nascita, la realizzazione personale ha un ruolo fondamentale nella vita di un individuo, ed è un percorso per scoprire talenti e predisposizioni da sfruttare per ottenere dei successi che contribuiranno ad una vita serena. Attraverso le proprie abilità, si cerca di ottenere successo nella sfera privata e nell’ambito professionale.
Queste inclinazioni personali sono spesso implicite, quindi vanno scoperte e coltivate. La capacità di ottenere dei successi passa attraverso una maggiore conoscenza di se stessi. La realizzazione personale è quindi conoscere la propria individualità, le proprie caratteristiche e sfruttarle al meglio.
La realizzazione professionale invece è raggiungere i propri obiettivi in ambito lavorativo. È importante non identificarsi con il proprio lavoro, separare se stessi dalla propria figura professionale e ricordarsi che è importante impegnarsi per raggiungere delle mete.
È bene tenere presente che nella vita c’è anche altro, che la crescita personale non termina mai ed è importante progredire come individui a 360 gradi.

L’inettitudine umana e l’annichilimento della professione

Fatta questa piccola ma essenziale disambiguazione, parliamo meglio della realizzazione professionale. L’evoluzione dei mezzi lavorativi degli ultimi anni ha messo a dura prova la competenza umana. I settori di specializzazione si sono moltiplicati, mettendo in risalto l’inettitudine umana di qualsiasi individuo con abilità nella media.
È praticamente impossibile essere degnamente preparati ed esperti su più settori, o addirittura su più specializzazioni dello stesso settore. Sarebbe molto difficile per un medico essere un esperto endocrinologo ed allo stesso tempo un esperto di chirurgia generale. Potremmo definire impossibile, per un essere umano medio, essere il massimo esperto in più di un paio di settori specifici.

L’appiattimento della professionalità in alcuni ambienti, come ad esempio i call center, potrebbe farti sentire come un pollo in batteria. Tutti sono utili ma nessuno è necessario.

Questo ha reso impossibile dare più responsabilità al singolo, sia per questioni di sostituibilità, che per questioni di impossibilità ad essere preparati su tutti gli ambiti di cui si dovrebbe essere responsabili. Potrebbe sembrare che il risultato sia stato una distribuzione delle responsabilità, alleggerendo il singolo e responsabilizzando il gruppo. Purtroppo non è così, tutto questo ha generato un annichilimento della professione.
È sempre più comune avere l’impressione di essere diventati parte di una catena di montaggio in cui non ci si sente essenziali, perché in realtà non lo si è e non lo si deve essere. Abbiamo l’obbligo di essere funzionali ma sostituibili.
È plausibile che questo modello avrebbe dovuto portare il gruppo di lavoro a diventare un unico organismo in grado di dare vita a servizi, consulenze e prodotti ad un livello superiore. Tuttavia in una società in cui la realizzazione personale è fortemente individuale, finiamo per essere individuali all’interno di un ecosistema che non diventa mai un organismo correttamente funzionante. Ciò che si riscontra più spesso è che ognuno fa il suo lavoro alla “meno peggio”, questo vale sia per chi lo fa controvoglia che per chi invece vorrebbe fare di più ma non può. Un essere composto da tante piccole cellule deve avere delle cellule funzionanti nella loro interezza, pena la morte dell’intero organismo.
Per fare un esempio chiaro, potremmo parlare dei reparti oncologici, dove spesso oncologi, radioterapisti, infermieri ed altri specialisti, commettono errori grossolani dovuti ad una mancanza di comunicazione e coordinazione. Queste situazioni annientano la professionalità e davanti a questi scenari, tanti soggetti reagiscono diventando apatici e svogliati, rinunciando alla propria dignità professionale, sviluppando una vera e propria sindrome da burn-out.
La sindrome da burn-out è il ciclo con cui si descrive un annichilimento professionale.

Tutto inizio con grande entusiasmo e con un’idealizzazione del lavoro, dei propri obiettivi e delle funzioni che dovrebbe svolgere la propria figura lavorativa. Successivamente alla mancata collimazione dell’idealizzazione con la realtà, ci si scontra con una stagnazione della propria carriera, che genera frustrazione.
Se a seguito della frustrazione ci saranno tentativi vani di progredire nella carriera, la frustrazione sfocerà in un disinteresse e disimpegno nei confronti del proprio percorso professionale.

Comfort Zone

L’annichilimento della professionalità non fa distinzione tra figure di alto o di basso livello, è un problema che dipende dall’organizzazione a cui si appartiene e può essere propria anche degl’impieghi pubblici.
La sfortuna può portarti a lavorare in più posti in cui avviene questo meccanismo di distruzione della dignità professionale. È proprio in quel momento che, quando le nostre energie si riducono e il nostro entusiasmo sta toccando il fondo, potremmo decidere di rifugiarci in una zona di comfort.

La zona di comfort può rappresentare una trappola da cui è difficile uscire. La routine e la paura di peggiorare la propria condizione possono portarci ad accettare condizioni che ci danneggiano

È comune credere che a 25 anni si è troppo giovani e a 35 troppo vecchi per fare qualsiasi cosa. Merito dell‘inettitudine intrinseca che effettivamente esiste, ma che viene trasmessa amplificata dagli annunci di lavoro, dove spesso è possibile apprezzare richieste ben oltre la media.

Ci si sente inadatti e quindi ci si accontenta anche di qualcosa che non ci soddisfa o che non ci appartiene, ma che ci permette di galleggiare a pelo d’acqua, portandoci ad accettare condizioni o quotidianità, che ci proteggono dal rischio ma che portano una latente sensazione di apatia e frustrazione.
Anche qui entra in gioco l’avversione alla perdita. L’abitudine, la sicurezza di ciò che conosciamo e la paura del ripetersi di esperienze negative, ci fa provare un dolore maggiore nel cambiare ciò che possediamo di positivo, seppur poco, valutando come irrimediabile la perdita di quei lati positivi.
La comfort zone è l’ennesimo incastro di pensieri non critici che portano alla vendita della nostra dignità professionale, che si porta via anche un pezzo della nostra realizzazione personale oltre che quella professionale.

Ambienti tossici

Una grave combinazione di fattori può risultare dall’accettazione di una comfort zone ed il vivere un ambiente lavorativo tossico. Non parlo di un lavoro che non ti piace, di incomprensioni saltuarie e brutte giornate che possono capitare in qualsiasi contesto lavorativo soprattutto dove i tempi sono stretti, mi riferisco a situazioni malsane croniche.
Un ambiente di lavoro tossico genera stress, tensione, mancanza di comunicazione e nei casi peggiori mobbing o bullismo.

Negli ambienti lavorativi tosici, la formazione di combriccole che si comportano in modo esclusivo allontanando i soggetti non facenti parte della cerchia affiatata, sono un grave segnale allarmante

L’annichilimento della professionalità di cui ho parlato prima, può essere accompagnata da poca chiarezza, comunicazione scarsa e preferenziale di un datore di lavoro o superiore. Un capo negligente può creare confusione, uno troppo zelante e prepotente potrebbe impedirti di fare il tuo lavoro e minare la tua autostima, le casistiche possono essere le più variegate.

Ognuna di queste condizioni può portare a dipendenti non motivati. A loro volta causeranno uno squilibrio sul carico di lavoro che potrebbe ricadere su di te, facendoti provare rabbia e frustrazione. Se sei bloccato in una comfort zone queste situazioni potrebbero danneggiarti.
Un ambiente può essere malsano anche per problematiche differenti rispetto a quella del cattivo operato a livello lavorativo, la componente sociale non è da sottovalutare. Quando si entra in un gruppo di lavoro bisogna sempre ricordare che, prima e dopo il tuo arrivo, si instaurano rapporti di ogni tipo. In ambienti particolarmente poveri di aspettativa, dove l’annichilimento è a livelli estremi, possono sussistere pettegolezzi, gruppi preferenziali, combriccole che danno vita a estromissioni, omissioni e bullismo.
Come potremmo aver già visto nel periodo scolastico della nostra vita, un gruppo esclude tutti quelli che sono esterni al circolo di affiatamento. Per quanto non sia sbagliato fare amicizia con i propri colleghi, il comportamento in assoluto da evitare sul posto di lavoro è quello da cricca di amici, che pranza e prende il caffè insieme, evitando di comunicare col resto dei dipendenti, organizzando eventi in modo palese davanti a terzi implicitamente esclusi.
L’apoteosi della tossicità avviene nel momento in cui a questi atteggiamenti da comitiva esclusiva partecipano figure dirigenziali.

Conclusioni

Le problematiche relative alle attività lavorative, alla formazione e agli ambienti, al giorno d’oggi sono le più disparate.
È necessario rendersi conto che la propria realizzazione personale non è quella professionale, anche se le due sono in parte complementari, la seconda è parte della prima. I riconoscimenti sono molto importanti, tuttavia è un dato di fatto che quello che attualmente ci permette di guadagnare uno stipendio medio, non ci darebbe l’opportunità di realizzare quanto potevano le generazioni precedenti.
È opportuno quindi limitare i danni, dare la giusta importanza al nostro lavoro e alla nostra vita privata, cercando di non far sconfinare l’una nell’altra.
Evitare di idealizzare la propria figura professionale, osservando in modo obiettivo il mondo del lavoro e non farci sopraffare da quello che ci mostrano gli altri, convincendoci di aver fallito e di non essere all’altezza.
Il lavoro non rende felici, ma può donare serenità. Dovremmo cercare di rimanere umili, puntando alla serenità quotidiana accompagnata da una dignità professionale ed economica rispetto al contesto in cui siamo.
Non dobbiamo accettare ambienti e comportamenti tossici. Il cambiamento, se motivato, porterà altri lati positivi ed altri lati negativi, dandoci la possibilità di conservare l’entusiasmo di cui abbiamo bisogno per prendere nuove decisioni e migliorare sempre, seppur di poco, la nostra condizione.

 

Polpettone di carote e carne, ricetta povera

Polpettone carote e carne ricetta povera ipimaio

Potrà sembrare banale, ma oggi parliamo del polpettone. Il polpettone, quello povero, quello casalingo è qualcosa che conosciamo tutti, che viene da tempi ormai passati.

Una volta, come capitava in casa dei nostri nonni, si cercava un modo di consumare il pane raffermo. Le uova non mancavano mai dato che spesso le famiglie avevano dei piccoli allevamenti di galline, si cercava di consumare tutto ciò che rimaneva in medie o piccole quantità per poter sfamare tutta la famiglia. Per questo, si ammollava il pane, si cercava di sminuzzare tutto e mischiare gran parte di ciò che rimaneva in qualcosa di conservabile e divisibile.

Si tratta di una ricetta pratica e gustosa, utilizzata molto anche oggi con diverse procedure, vuoi per l’avvento dei tempi moderni, vuoi per tradizioni locali differenti.

Ingredienti e procedimento

Come sempre, insieme a questo articolo è presente il video in stop motion con la procedura di preparazione della ricetta.

Le quantità sono intese per un pasto medio di 3 persone.
In questa ricetta, sono state preparate delle patate a sigaretta come contorno, ma ovviamente possono essere sostituite con un contorno diverso a preferenza.

  • 400 gr di carote
  • 250 gr di carne trita
  • 100 gr di grana padano o altri formaggi
  • 60 gr di pan grattato o pane raffermo da ammollare
  • 1 uovo
  • sale, pepe, prezzemolo, noci moscate

Per il contorno:

  • 500 gr di patate
  • olio, pepe, sale, rosmarino

Per prima cosa è necessario pulire le carote e tritarle.
Mischiare insieme al formaggio grattugiato e al pan grattato o pane raffermo. Per amalgamare meglio utilizzare l’uovo e aggiungere il sale, il pepe, le noci moscate ed il prezzemolo.

Impastare in modo energico per avere tutti gli ingredienti ben distribuiti nel composto, che deve avere una consistenza compatta.
Infine, pelare le patate, tagliandole nella forma desiderata e lavando via l’amido, per renderle più croccanti.

Posizionare tutto nella teglia e aggiungere olio, sale, pepe e rosmarino sulle patate, infornare a 200 gradi per circa 40 minuti.
La cottura può variare in tempo e posizione in base al tipo di forno di cui disponete, un forno statico cuocerà in maniera più veloce e diretta di un forno ventilato, per cui nel caso di un ventilato potrebbe essere necessario un tempo superiore.

 

 

 

 

 

Finanza decentralizzata, un fenomeno in sviluppo

La finanza decentralizzata è un nuovo modo di intendere la finanza, è possibile fare delle transazioni relative all'acquisto o alla vendita del mondo finanziario, senza alcun intermediario

Cercando di esaminare in maniera quanto più chiara e semplice possibile il mondo delle reti decentralizzate e delle blockchains, in questo articolo approfondiremo il concetto di DeFi (Decentralized Finance).
Negli ultimi 3 anni sono nati tantissimi nuovi servizi e applicazioni decentralizzate sui nuovi network che permettono transazioni più veloci ad un costo accessibile. Tuttavia si tratta ancora di servizi sperimentali che sono estremamente innovativi, ma che nascondono delle falle di sicurezza e affidabilità ancora da studiare e migliorare.

Cos’è e come funziona

La decentralized finance è un nuovo servizio basato su rete blockchain, che punta a rendere possibili delle compravendite finanziare in modo non centralizzato. Attualmente sappiamo che è possibile acquistare delle stocks o delle criptovalute iscrivendoci ad alcune piattaforme, che assumono i nostri dati, ci autorizzano e gestiscono la domanda di chi vuole acquistare e l’offerta di chi vuole vendere, facendole incontrare.
Tutto questo però è gestito da un ente, che prende in seno i nostri dati e i nostri soldi. La differenza che sottopongono le applicazioni di finanza decentralizzata riguarda proprio questo punto, questi sistemi rendono possibile effettuare le transazioni di compravendita senza comunicare alcun dato personale, tutelando quindi la privacy del cliente e scambiando dal portafoglio dell’acquirente a quello dell’offerente, senza alcun intermediario.

Può sembrare un concetto banale, già precedentemente spiegato come funzionamento base di una blockchain, ma il discorso è un po’ diverso. Mentre lo scambio di valore tra portafogli privati all’interno di una blockchain è paragonabile a quello che può essere un bonifico tra IBAN, escludendo l’intermediario nel nostro caso, la DeFi è qualcosa di ancora più complesso. Non si tratta di un semplice scambio di valore ma uno scambio di tipologia di Token, diversi assets digitali, scambiati tra loro senza intermediario, con copertura della privacy. Per capire nello specifico  a cosa ci si riferisce, citiamo Uniswap come esempio di DeFi Dapp di questo tipo.
I progetti più importanti e complessi, si pongono come obiettivo quello di rendere scambiabili diversi assets nativi di diversi ecosistemi. Per fare un esempio pratico, Thorchain è un progetto DeFi molto ambizioso che vuole risolvere il problema dello scambio di valore tramite Coin native come BTC o ETH, direttamente da una rete all’altra, senza passare attraverso i Wrapped Token. Tutto questo interfacciandosi ad un’applicazione, direttamente con il proprio wallet.

Potenzialità

La spiegazione sul significato di “finanza decentralizzata” riportata nella prima sezione, riguarda soltanto una delle potenzialità ritenuta di base per quanto riguarda il tema. È possibile creare automatismi proteggendo totalmente la privacy dell’utente e decentralizzando il sistema, aumentando in questo modo la sua sicurezza e quella di tutte le altre applicazioni finanziarie tradizionali e centralizzate.
Andiamo a fare ora un piccolo elenco dei possibili casi d’uso e delle sue potenzialità.

Uniswap è stato uno dei primi exchange decentralizzati (DEX) che sia mai stato concepito. Attualmente alla sua terza versione disponibile anche sulla blockchain di Polygon oltre che su quella di Ethereum

Exchanges decentralizzati. Questo è l’esempio appena riportato, lo scambio di valore senza intermediario, istantaneo e coperto da privacy. I primi progetti sono nati proprio con questo scopo, ed è la prima cosa che viene in mente quando si pensa alla DeFi.

Stablecoins. La stablecoins in DeFi hanno uno scopo parallelo a quello del mercato di compravendita. Negli exchanges sia CeFi che DeFi vengono utilizzate per non subire la variazione di valore di ciò che acquistiamo, perché ancorate ad una valuta FIAT come euro o dollaro. Tuttavia nelle piattaforme DeFi vengono utilizzate anche per creare fondi per poter concedere lending/borrowing, ovvero puoi dare la tua liquidità e guadagnare un interesse per avere un prestito, o chiedere un prestito e pagare un interesse.

Piattaforme di Lending. Come appena spiegato esistono dei progetti DeFi come AAVE che nascono per rendere la possibilità di concedere prestiti e prestare liquidità ed ottenere degli interessi in totale automatismo. Viene tutto calcolato e svolto in maniera logica da parte di uno smart contract programmato per farlo. Un giorno potresti trovarti a richiedere un prestito per acquistare una macchina, una casa o qualsiasi altro bene ad una piattaforma che ti fornirà tutto ciò di cui hai bisogno istantaneamente.

Prediction markets. I mercati di previsione, sono mercati negoziati in borsa, pensati al fine di scambiare ciò che accadrà per un determinato evento. Un contratto di mercato di previsione viene scambiato tra la percentuale di 0 e 100, ed indicano quanto per il pubblico sia probabile un evento. La versione DeFi sarebbe uguale a quella dei mercati tradizionali ma sempre senza intermediario.

Combo farming o Yield Farming. Utilizzando le proprie posizioni durante l’utilizzo di una o più piattaforme, gli investitori creano una strategia per stabilire la migliore forma di investimento per massimizzare i profitti. Un esempio è Yearn Finance, che permette di depositare dei Tokens sulla loro piattaforma bloccandoli e pagando un interesse col Token della piattaforma. I rendimenti sono alti, proporzionali al rischio di svalutazione del Token della piattaforma.

Prodotti derivati. Esistono delle Dapps che permettono di creare dei prodotti sintetici, dei derivati da assets reali.  Il progetto Synthetix da la possibilità di replicare, con collateralizzazione di quanto emesso, oro, azioni, criptomonete o qualsiasi altro tipo di asset. I prodotti sintetici sono delle vere e proprie copie dei prodotti originali, tuttavia sono meno sicuri in quanto se la società che li emette dovesse fallire, quei prodotti non varrebbero più nulla.

Cenni pratici e tecnici

Gli strumenti per l’utilizzo della finanza decentralizzata sono alla portata di tutti, tutto quello che serve è un browser e/o un wallet. Questo sarà solo un cenno generale di come ci si introduce all’utilizzo, in futuro verrà redatta una guida più chiara e completa qualora ce ne fosse richiesta.

MetaMask è un’estensione per browser Web che permette agli utenti di interagire facilmente con le dApp delle blockchain blockchain predisposte come Ethereum, Polygon, Avalanche, Fantom, BSC ed altre. Metamask funge da ponte tra le DApps e il browser. Anche in versione App per Android ed iOS.

Ci sono diverse apps installabili su smartphone che permettono di interfacciarsi con le piattaforme decentralizzate attraverso il WalletConnect (Rainbow, Trust Wallet, Atomic Wallet, Metamask, etc..). Uno dei più utilizzati e funzionali è Metamask, che dal browser si collega direttamente con la piattaforma che si desidera utilizzare, ma è disponibile anche in versione applicazione.
Metamask è un’estensione totalmente scaricabile dal sito web ufficiale www.metamask.io ed è sviluppato per dispositivi Android, iOS e per i browser Chrome, Brave, Edge e Mozilla Firefox.

Una volta installata l’estensione sarà possibile creare un portafoglio personale, di cui raccomandiamo di annotare la seed phrase, ovvero quelle parole chiave che vi permetteranno di riprendere possesso del vostro portafoglio anche qualora cambiaste dispositivo. Senza queste chiavi il portafoglio, in caso di problemi tecnici, andrebbe perso insieme ai vostri soldi.
Da Metamask è possibile configurare l’accesso a qualsiasi blockchain che lo supporti come Avalanche, Fantom, Polygon, Binance Smart Chain ed altre. Di base troviamo la configurazione per utilizzare Ethereum.
È possibile acquistare criptovalute da detenere nel wallet che avete appena attivato dal tasto compra che trovate sull’interfaccia grafica principale di Metamask, attraverso Transak vi verrà inviato l’equivalente della criptovaluta che volete acquistare, direttamente su Metamask.
A questo punto sarà sufficiente andare sulla piattaforma che avete deciso di utilizzare, come ad esempio Uniswap se necessitiamo di un exchange decentralizato, Aave per il lending o Beefy finance per lo yield farming e potrete scambiare, comprare e vendere o mettere in rendita le vostre criptovalute semplicemente premento il tasto connect che generalmente si trova nella parte alta dell’interfaccia ed inserendo la password definita durante la creazione del portafoglio.
Ricordiamo che è importante avere una parte dei fondi sempre come coin nativa dell’ecosistema che si utilizza per pagare le gas fee, come ETH su Rthereum, AVAX su Avalanche o FTM su Fantom, altrimenti si rischia di non poter più muovere il proprio capitale e di dover versare nuovamente per pagare le commissioni.

Stato di sviluppo e rischi

Purtroppo attualmente, come dimostrato anche dal recente caso della Terra Blockchain, si tratta di una tecnologia che all’interno della curva di Rogers (la curva dell’adozione), possiamo localizzarla tra gli innovatori.

È sicuramente uno strumento molto potente e versatile, che porterebbe la finanza ad un altro livello. Tuttavia non è certo che ciò avvenga, ogni giorno viene sviluppato un nuovo ecosistema con nuove potenzialità, con nuove Dapps ancora più dirompenti e visionarie ma parallelamente, vengono scoperti nuovi problemi, nuove vulnerabilità e perplessità che fanno premere sul pedale del freno le istituzioni che dovrebbero valutare l’adozione di questa tecnologia.

La curva di Rogers è un modello usato per illustrare il modo in cui l’innovazione viene adottata dai differenti individui in un sistema sociale. La DeFi potrebbe definirsi ancora nel primo stadio, dove i primi utilizzatori sono coloro che hanno l’idea di innovare.

È il momento di investire? Sicuramente se le cose dovessero andare bene, comprare oggi può permettere un ritorno corposo, ma non ci sono elementi certi che possano assicurare che questa adozione avverrà. È un rischio non indifferente e raccomandiamo sempre, se si decide di investire, di farlo in modo responsabile.
Un investimento di questo tipo è ad altissimo rischio. Il mercato delle criptovalute è già di per sé un mercato ad alto rischio, mentre la DeFi, è un mercato ad altissimo rischio all’interno di un altro mercato ad alto rischio. È necessario documentarsi correttamente ed acquistare ricordando che è possibile perdere anche più del 90% del capitale.

In virtù di questo ricordiamo che molti investitori che avevano deciso di utilizzare la piattaforme di lending e sulla stablecoin di Terra, hanno perso anche il 100% del capitale.