Fuga dal lavoro tossico, una scelta o un rischio?

Di questi tempi, molti di hanno dovuto fare i conti con l’insoddisfazione causata dal nostro posto di lavoro, e a riflettere sulla possibilità di cambiare o di abbandonare, alle volte anche senza un piano B.
Questo accade per le più disparate motivazioni, che possono essere le più giuste e le più discutibili, ma in ogni caso la cosa migliore da fare è sempre riflettere sulla situazione personale e, se non siamo convinti di quello che stiamo facendo, cercare il confronto con qualcuno che possa darci un buon consiglio.
Dare le dimissioni senza aver trovato un altro impiego è una decisione complessa che può avere implicazioni profonde a livello personale, economico e sociale. Spesso nasce da situazioni di forte insoddisfazione lavorativa e stress, ma la validità di questa decisione dipende molto dal contesto e dalle risorse personali di chi la prende.

Quando può essere una buona idea

Può succedere che nel corso degli anni, si sia seguita una strada nella convinzione che fosse la propria, in un crescendo di esperienze e corsi di formazione tutto nella medesima direzione.
È possibile scoprire anni dopo che non ci si riconosce più nel ruolo, o che la realtà inseguita non rispecchia le aspettative.
Quando ci si trova in una condizione simile, lasciare il lavoro che non si riesce più a sostenere può essere una valida opzione, oltre che per soddisfazione personale, anche per ricollocazione e nuova formazione, per imboccare una nuova via più in linea con quello che siamo oggi.

Dare le dimissioni volontarie senza aver correttamente valutato la propria situazione come spese strutturali o impreviste, obblighi, tasse e tributi, senza stimare correttamente il periodo necessario in base alle proprie esperienze, alla propria posizione e alle proprie caratteristiche il tempo necessario per trovare una nuova posizione lavorative, può metterci in condizione di ansia e stress.

L’idea di lasciare un lavoro senza un’alternativa può diventare opportuna in presenza di condizioni lavorative particolarmente tossiche o insostenibili, come ambienti stressanti, mancanza di riconoscimento, carichi eccessivi o, come detto sopra, semplicemente un percorso professionale fuori strada rispetto alle proprie aspirazioni.
In questi casi l’abbandono può rappresentare una necessaria pausa per preservare la salute mentale e fisica, dandosi anche il tempo per riflettere e riorientarsi. Tuttavia, è fondamentale valutare le proprie risorse economiche e il supporto sociale per affrontare il periodo di disoccupazione che seguirà, altrimenti il rischio di ansia e insicurezza può aumentare, soprattutto qualora i tempi di attesa dovessero dilatarsi.

Quando non conviene

Nonostante negli ultimi anni l’opinione più comune sia sempre positiva quando si tratta di cambiamento, ci sono anche delle situazioni in cui cambiare può non essere una buona idea.
La frustrazione e la sensazione di non essere nel posto giusto, può derivare anche da questioni personali irrisolte, e si potrebbe pensare che si stia sprecando il proprio tempo perché i propri progetti erano diversi. Se i nostri progetti comunque non sposavano in maniera coerente la realtà che abbiamo conosciuto, questo senso di frustrazione potrebbe richiedere di raddrizzare il tiro.
Licenziarsi senza altra offerta non è quasi mai consigliabile se non si dispone di un solido piano finanziario o di prospettive concrete di ricollocamento rapido. La mancanza di introiti può aggravare la situazione, portando a difficoltà economiche e psicologiche.
Inoltre, per chi ha una storia professionale con poche esperienze o in settori poco dinamici, il periodo di ricerca di un nuovo lavoro può essere molto lungo e frustrante.
Il fenomeno della disoccupazione volontaria rischia così di trasformarsi in un circolo vizioso, dove l’emergere di difficoltà contribuisce ad alimentare ulteriore stress.

Burnout e decisione di licenziarsi

Spesso chi lascia il lavoro attribuisce al licenziamento volontario la responsabilità di un disagio che, in realtà, si è accumulato nel tempo.
Il burnout, uno stato di esaurimento mentale e fisico causato da pressioni lavorative croniche, è uno dei fattori principali che spinge a questa scelta. La decisione di dimettersi appare all’individuo come la causa del sollievo, ma è più corretto considerarla l’effetto di uno stress lavorativo protratto e irrisolto. Spesso questo processo è accompagnato da una percezione di mancanza di alternative e dalla sensazione di essere arrivati a un punto di rottura.
In ogni caso è necessario comprendere che il burnout, la sensazione di dare di stomaco all’idea di tornare sul posto di lavoro e la sensazione di non poter resistere, non è per forza un effetto del fatto che non ci troviamo bene, ma potrebbe essere addirittura una causa.
Come detto precedentemente, prima di prendere decisioni affrettate è necessario comprendere appieno la propria situazione.

Differenze generazionali e prospettive sociologiche

Il grafico evidenzia il picco 34-44 anni (~45% totale), con ~78-79% tra 29-44 anni. Trend stabile, lieve calo totale 2024 (-3,1%), ma fasce centrali costanti per struttura demografica (età primo figlio ~33 anni). (Fonte: INPS – Relazione annuale…)

Le motivazioni e le modalità con cui le diverse generazioni affrontano il licenziamento volontario sono variabili.
La Generazione Z e i Millennial mostrano maggiore propensione a lasciare il lavoro in cerca di un miglior equilibrio tra vita e benessere, rifiutando spesso contesti lavorativi percepiti come nocivi o privi di senso. Per loro la flessibilità e la ricerca di significato sono fondamentali, anche a costo di periodi di instabilità.
Le generazioni più mature invece tendono a essere più cauti, valutando con attenzione le implicazioni economiche e di carriera.
Sociologicamente, il fenomeno riflette cambiamenti culturali nel rapporto al lavoro, con una crescente attenzione alla qualità della vita e al rifiuto di ruoli percepiti come alienanti.
Licenziarsi senza alternativa è una scelta crescente che segnala crisi lavorative profonde.
Secondo l’Osservatorio INPS sul Precariato, nel primo trimestre 2025 le dimissioni volontarie dai contratti a tempo indeterminato sono calate del 7% rispetto al 2024, ma restano elevate rispetto al 2021 con un +57.000 unità complessive.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro rileva che nel 2023-2024 le dimissioni volontarie rappresentano il 97,4-97,9% delle convalide totali, con 61.079 nel 2023 e 59.454 nel 2024, concentrate tra i 34-44 anni dove madri e padri dimettono maggiormente (INPS – “Relazione annuale sulla convalida delle dimissioni…“).

Dal punto di vista emotivo, la scelta di licenziarsi senza alternative è spesso accompagnata da sentimenti contrastanti, come la liberazione iniziale seguita da ansia e insicurezza.
È una decisione che va calibrata attentamente, tenendo conto delle proprie condizioni e prospettive realistiche, per evitare che l’atto liberatorio si trasformi in fonte di nuove difficoltà.

Ultimi articoli

Educare all’autostima attraverso gli albi

Ci sono momenti, nella vita adulta, in cui mi...

La perdita e l’assenza spiegata ai bambini

Tempo fa, durante una passeggiata pomeridiana al parco, ho...

Albi illustrati, leggere oltre le parole

Quando le immagini educano lo sguardo Il mio rapporto con...

AI e mercato dell’intenzione, gratis davvero?

L’AI è entrata nelle nostre vite con il fascino delle...

Newsletter

Resta aggiornato, ricevi le novità direttamente sulla tua mail!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

spot_img

Da non perdere

06 – Lo sapevi che

Vignetta settimanale di Lucio Ciro Martis per Superchio, “06...

Biscotti rustici al pistacchio

Il secondo appuntamento con Ipimaio Stop torna con una...

Esperienza e benessere generale della vita

Nell'ottobre di quest'anno compirò 37 anni. Insieme ai miei...

Scuola, famiglia e consulenza pedagogica: partnership fondamentale

Manca un ponte Il 21 novembre, alle ore 11, nelle...

Didattica, la scuola nell’era digitale

  La lettura del libro è come un’immersione subacquea in...
Daniele Contino
Daniele Continohttp://www.superchio.it
Daniele Contino è un sistemista reti e servizi informatici con esperienza ventennale nell'assistenza tecnica informatica. Ha lavorato sia in ambiti corporate multinazionali che come imprenditore, ricoprendo ruoli che spaziano dall'informatica, all'amministrazione, alla vendita e al commerciale. È autore, webmaster e fondatore di Superchio.it nato dalla passione per la lettura, soprattutto di saggi, e la scrittura, ma anche per la condivisione delle proprie passioni con gli altri. Missione principale del magazine è infatti quella di condividere le proprie conoscenze e tentare di divulgare le proprie competenze.
spot_imgspot_img

Lara Leru, animali come memoria ironica di vita

Nuovo giro nuova mostra al Fondo di Firenze, spazio nato come laboratorio sperimentale di stampa calcografica e incisione dove la mostra personale di Lara...

Navid Sajadi, la forza simbolica della materia

Tra le mostre e gli eventi di primavera in città, siamo approdati nella mostra “Mater ex Mater” di Navid Sajadi presso lo Spazio di...

Palombaro Lungo, cuore sotterraneo dei Sassi

Il mio viaggio di scoperta e documentazione prosegue tra i vicoli, le cavità e le cisterne di Matera, la città dei Sassi. Sono nata...