Nuovo giro nuova mostra al Fondo di Firenze, spazio nato come laboratorio sperimentale di stampa calcografica e incisione dove la mostra personale di Lara Leru, Aneddoti bestiali, trova una cornice ideale. Un luogo che custodisce il sapere lento della mano, della pressione sul metallo, sul legno o sul linoleum, dell’inchiostro che prende forma sulla carta. Il Fondo non è solo uno spazio espositivo, ma un ambiente di lavoro e di ricerca, dove la tradizione dell’incisione continua a vivere come pratica concreta, fisica e condivisa.

In questo contesto dall’atmosfera accogliente, le opere di Leru sembrano restituire alla stampa il suo carattere più antico: quello di un racconto inciso, stratificato, capace di trasformare l’esperienza personale e bizzarra in narrazione visiva.
La mostra nasce da un progetto autobiografico e insieme corale, in cui i ricordi dell’artista si intrecciano con storie raccolte tra amici e parenti. Ogni stampa illustrata è concepita come un piccolo ex voto laico, un frammento di vita trasfigurato in scena illustrata, dove gli animali diventano protagonisti assoluti di episodi paradossali, spesso irresistibilmente comici. Le frasi, asciutte e taglienti in lingua spagnola, restituiscono un ringraziamento sarcastico rivolto a chi, per caso o per colpa, ha incrociato la loro strada. Emerge un immaginario in cui la natura non è sfondo, ma forza narrativa nonché un mondo abitato da creature testarde, imprevedibili, profondamente umane nel loro modo di reagire agli eventi.
Aneddoti bestiali
Anche il soprannome dell’artista, “Leru“, nasce da uno di questi aneddoti illustrati. Nel 2001, racconta l’artista, fu morsa da un ghiro selvatico che emetteva versi a tratti quasi minacciosi, simili a un inconfondibile “Leruleruleru”. Da quell’episodio memorabile, prende forma un’identità artistica che fa dell’auto-narrazione un apparecchio poetico. Leru costruisce un universo in cui il vissuto si deforma, si traveste, si animalizza, fino a diventare un racconto collettivo.
L’idea del progetto prende corpo durante il suo soggiorno a Valencia, quando l’editore Vicente Ferrer, della casa editrice Media Vaca, le mostra gli ex voto messicani (oggetti votivi sacri e artigianali offerti per ringraziare la divinità o un santo per una grazia ricevuta) e la invita a sviluppare una sua opera personale. È da lì che, a partire dall’illustrazione calcografica più emblematica della sua raccolta EL Lirón rabioso, prende il via una serie di storie strampalate, nate da episodi raccolti nel tempo e trasformati in immagini emblematiche. Le opere esposte presso il Fondo a Firenze mostrano la solidità di un linguaggio capace di tenere insieme humour, memoria e osservazione del mondo animale, con un tratto netto che ricorda la forza narrativa della tradizione popolare, ma la reinventa in chiave contemporanea in continua evoluzione.
Tra le opere in mostra, gli animali appaiono come testimoni e, al tempo stesso, interpreti delle disavventure umane. Uccelli, rettili, piccoli mammiferi e figure ibride popolano scene dal tono surreale, in cui il ringraziamento si rovescia in beffa e l’aneddoto si fa racconto visivo. C’è sempre una distanza ironica tra ciò che viene detto e ciò che viene mostrato, ed è proprio in questo contrasto che il lavoro di Leru trova la sua forza. Le immagini, pur nella loro apparente immediatezza, contengono un mondo di relazioni, memorie e rimandi affettivi che si svelano lentamente, come accade nelle migliori incisioni.
Riflessioni
L’aspetto forse più affascinante del progetto è la sua capacità di tenere insieme leggerezza e precisione tecnica. La linoleografia, con i suoi tempi lunghi, il passaggio dalla matrice alla stampa, la cura del dettaglio e la fisicità del procedimento, non è solo un mezzo espressivo, ma parte integrante del contenuto. In un’epoca in cui la digitalizzazione accelera tutto e l’intelligenza artificiale produce immagini con rapidità crescente, lavori come quelli di Lara Leru e la sperimentazione artistica del Fondo, ricordano quanto sia prezioso il tempo dell’arte manuale.

Difendere e divulgare tecniche antiche come la stampa calcografica e incisoria significa non solo preservare un patrimonio, ma anche rendere visibile un processo per comprendere come nasce un’immagine, riconoscerne l’unicità e sentire il peso del gesto umano dentro ogni segno. Forse proprio nella resistenza lenta e necessaria di un’arte che continua a raccontare il mondo senza smettere di interrogare il presente che risiede l’aspetto più attuale e profondo.


