Il mio viaggio di scoperta e documentazione prosegue tra i vicoli, le cavità e le cisterne di Matera, la città dei Sassi. Sono nata e cresciuta a Matera e, nonostante gli anni trascorsi lontano, mi ha sempre affascinato la sua dimensione storica secolare, in cui il tempo sembra essersi fermato nella pietra calcarea che custodisce memorie, gesti quotidiani e tracce di chi ha vissuto questi luoghi.
L’unicità storica, rurale e culturale di Matera venne riconosciuta nel 1993, quando i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri furono iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Un riconoscimento che rappresentò per la città un momento di rinascita e riscatto, restituendo prestigio internazionale a un paesaggio culturale straordinario, modellato dal rapporto continuo tra uomo e natura.
Matera viene oggi considerata uno dei più importanti esempi di continuità abitativa del Mediterraneo, con testimonianze che vanno dal Paleolitico fino ai giorni nostri. Qui il rapporto tra ambiente, tradizioni e ingegno umano è ancora chiaramente leggibile nella struttura urbana e nel territorio circostante.

Il frutto dell’ingegno umano nella civiltà contadina
Ma cosa rende Matera così unica?
Uno degli elementi più sorprendenti è il suo antico sistema di raccolta e gestione dell’acqua, sviluppato nei secoli in una terra dove questa risorsa era scarsa e preziosa. Tra tutte le opere idriche della città, il simbolo più affascinante è senza dubbio il Palombaro Lungo, la grande cisterna sotterranea situata sotto Piazza Vittorio Veneto.
Più che una semplice opera idraulica, il Palombaro Lungo racconta il rapporto millenario tra la città e l’acqua: una testimonianza concreta di resilienza, adattamento e intelligenza collettiva. In un territorio difficile, i materani seppero trasformare un limite naturale in una risorsa essenziale per la sopravvivenza della comunità.
Come nasce il Palombaro Lungo
Il Palombaro Lungo non fu costruito in un solo momento, ma nacque dall’unione e dall’ampliamento progressivo di cavità preesistenti, sviluppandosi in più fasi tra età moderna e Ottocento.
Si presenta come una grande cisterna ipogea scavata nel tufo, composta da ambienti comunicanti tra loro. Le pareti, dalle forme arrotondate, sono rivestite in cocciopesto, un antico intonaco impermeabile ottenuto da frammenti di terracotta e malta, utilizzato per impedire la dispersione dell’acqua nella roccia.
Grazie a questo sistema, l’acqua piovana veniva raccolta, conservata e mantenuta disponibile per l’uso quotidiano della popolazione.
Le dimensioni sorprendenti
Visitare il Palombaro Lungo significa trovarsi davanti a uno spazio davvero inatteso.
La cisterna misura circa 50 metri di lunghezza, raggiunge una profondità di oltre 15 metri, con alcuni punti ancora più profondi, e aveva una capacità complessiva di circa 5 milioni di litri d’acqua.
Numeri che ne fanno una delle più imponenti cisterne ipogee urbane d’Europa e uno degli esempi più straordinari del sistema idrico storico materano.

Come funzionava l’approvvigionamento
L’acqua arrivava al Palombaro attraverso un articolato sistema di canalizzazioni, cisterne minori e percorsi di raccolta collegati alle aree circostanti della città.
Una volta accumulata nella grande riserva sotterranea, veniva prelevata dagli abitanti attraverso aperture presenti sulla piazza sovrastante. Da lì le famiglie calavano secchi e contenitori per rifornirsi di una risorsa indispensabile alla vita quotidiana.
Con l’arrivo dell’Acquedotto Pugliese, tra la fine degli anni Venti e gli anni Trenta del Novecento, il Palombaro perse progressivamente la sua funzione originaria.
La riscoperta di un mondo nascosto
Per molti anni questo luogo rimase dimenticato sotto la città moderna, finché fu riscoperto e valorizzato.
Oggi il Palombaro Lungo è visitabile e rappresenta una delle esperienze più suggestive di Matera. Scendendo al suo interno si incontrano silenzio, pietra viva, riflessi d’acqua e spazi enormi che ricordano una vera cattedrale sotterranea.
Il simbolo della memoria materana
Il Palombaro Lungo è oggi uno dei simboli più significativi della città, perché unisce storia, identità e memoria collettiva.
La sua riscoperta ha riportato alla luce un mondo nascosto che per secoli ha garantito la sopravvivenza di un’intera comunità. Visitandolo si comprende come l’ingegno dei materani abbia trasformato una necessità pratica in un patrimonio culturale di valore inestimabile.
Per questo il Palombaro Lungo non è soltanto una cisterna: è il simbolo di una città che, da sempre, ha saputo trasformare la fragilità in bellezza e la difficoltà in straordinaria intelligenza.


