La perdita e l’assenza spiegata ai bambini

Tempo fa, durante una passeggiata pomeridiana al parco, ho assistito ad una conversazione tra madre e figlia. Quest’ultima le parlava della difficoltà di non saper come affrontare il tema della perdita, con la sua bambina di cinque anni per aiutarla a comprendere la prematura perdita di un suo amichetto.

Alle perplessità della ragazza, la mamma di circa sessant’anni aveva subito fatto notare che non era poi così difficile parlare di argomenti così forti. A suo dire, bastava semplicemente parlare con sincerità senza giri di parole raccontando le cose per quelle che erano realmente.
Questo, secondo la signora, avrebbe contribuito a spiegare in maniera diretta il concetto di morte senza traumi aggiunti. 

Una doppia pagina di Io e il mio amico vuoto di Azam Mahdavi, illustrato da Maryam Tahmasebi (Emme Edizioni). Attraverso immagini essenziali e potenti, l'albo racconta il vuoto lasciato da una perdita, trasformandolo in una presenza da conoscere e accogliere.
Una doppia pagina di Io e il mio amico vuoto di Azam Mahdavi, illustrato da Maryam Tahmasebi (Emme Edizioni).
Attraverso immagini essenziali e potenti, l’albo racconta il vuoto lasciato da una perdita, trasformandolo in
una presenza da conoscere e accogliere.

Di ritorno a casa, ho pensato e ripensato a quanto le parole siano armi potenti che possono trasformare certe informazioni in proiettili distruttivi, soprattutto nella vita dei bambini. Concetti e risposte emotive che nell’infanzia molto spesso si sottovalutano e che, creano in loro turbamenti manifesti a lungo termine visibili in piccoli segnali spesso ignorati.

Ci sono temi che nell’infanzia, come spesso nell’età adulta risultano difficili da trattare ma soprattutto da elaborare perché la perdita come l’assenza o la paura, se non adeguatamente spiegate e poi processate, possono generare risposte comportamentali quali chiusura e ansia difficili da esternare.

Per questo credo che tematiche delicate per i bambini, così come per gli adulti, devono essere trattate in ogni modo parsimonioso affinché un lutto, una perdita o una mancanza di qualsiasi tipo, possano avere un peso diverso sui sentimenti e nella vita di tutti i giorni.

La perdita della rassicurazione, le immagini del vuoto

La perdita generalmente crea un vuoto che può attivare nella psiche umana una risposta complessa, fatta di sensazioni contrastanti come tristezza, shock, rabbia, senso di colpa, confusione, insonnia e bisogno di ritirarsi in uno spazio proprio fuori dal mondo esterno. Così il vuoto prende il sopravvento non solo nella mente ma anche nel corpo, nello stomaco, con un peso al petto come se qualcosa di essenziale ci fosse stato tolto e il quotidiano fosse sospeso. 

Ma in che modo possiamo parlare ai bambini di mancanze, perdita e di ciò che in loro è ancora astratto, silenzioso o difficile da nominare? In che modo possiamo raccontare la perdita di quel legame?

La verità è che ai bambini la perdita di una persona cara, di un animale a cui ci si era affezionati o di un oggetto perduto non va spiegata solo come un fatto, ma come una trasformazione del vivere quotidiano. La perdita segna una vera e propria rottura, e come tale, un cambiamento che scandisce il ritmo delle giornate, con cui vengono meno delle abitudini. Per questo parlare di assenza significa anche parlare di orientamento, di presenza che non c’è più e di quel senso di vuoto che può occupare pensieri e invadere il corpo e l’immaginazione.
Nel linguaggio infantile, il vuoto può diventare una pancia che fa male, una nuvola oscura, una presenza amica invisibile che segue ovunque, oppure un buco che non si riesce a colmare con nessun oggetto né distrazione.

Per questo l’albo illustrato è prezioso perché non si limita a spiegarlo a parole ma si impegna a mostrarlo. In questo modo il bambino può riconoscere fuori da sé qualcosa che sente dentro, senza esserne travolto.
L’assenza tradotta in immagine, diventa meno astratta e più condivisibile. 

Nei racconti illustrati, le metafore visive aiutano a dire che il dolore esiste, senza imporre un linguaggio adulto troppo diretto o traumatico.

L’assenza come esperienza negli albi illustrati

Tanti sono gli albi che parlano di assenza e di quel vuoto che ci pervade quando viene a mancare qualcuno o qualcosa a noi caro.

Un'illustrazione tratta da L'anima smarrita di Olga Tokarczuk, con le tavole illustrate di Joanna Concejo (Topipittori) Un'opera poetica e malinconica che invita a rallentare, ad ascoltare il silenzio e a ritrovare quella parte di sé che il dolore e la frenesia possono far smarrire.
Un’illustrazione tratta da L’anima smarrita di Olga Tokarczuk, con le tavole illustrate di Joanna Concejo (Topipittori)
Un’opera poetica e malinconica che invita a rallentare, ad ascoltare il silenzio e a ritrovare quella parte di
sé che il dolore e la frenesia possono far smarrire.

Tra i titoli che ho trovato efficaci nel trattare queste tematiche, c’è Il buco di Anna Llenas, dove la protagonista sente un vuoto nella pancia che prova a riempire in ogni modo, finché non impara ad attraversarlo e a riconoscerlo come parte della propria esperienza emotiva.
Io e il mio amico vuoto di Azam Mahdavi, dà invece un volto al vuoto lasciato dalla morte della madre con una presenza amica ma ingombrante che accompagna la bambina ovunque, ma che lentamente si trasforma in spazio che si riempie di ricordi e nuove relazioni da vivere.
Tra gli albi sulla mancanza mi ha colpito anche Nuvola di Alice Brière-Haquet e la poetica illustrata da Monica Barengo che racconta, con leggerezza, il peso della malinconia come una giornata storta, una nuvola interiore che passa, ma che intanto chiede di essere riconosciuta con pazienza e attenzione. 
Altro albo che tratta il tema ma soffermandosi sulla fatica emotiva è L’albero rosso di Shaun Tan. Incentrato sul senso di smarrimento avvertito dalla protagonista bambina che, spinta dallo sconforto e dalla solitudine, trasforma il disagio interiore in immagini potenti, ricordandoci che anche nel vuoto più profondo del difficile mondo interiore, può germogliare una piccola speranza.

Ma uno degli albi che più di tutti merita una menzione speciale per il suo modo limpido di raccontare la morte, ma senza semplificarla né renderla spaventosa, è L’anatra, la morte e il tulipano di Wolf Erlbruch.

Erlbruch riflette sull’esistenza. Racconta la morte con un tono pacato attraverso l’incontro tra l’anatra e la morte, offrendo al piccolo lettore, l’immagine della morte come parte della vita. Senza immagini traumatiche, ma con grande verità emotiva.

Qui con grande delicatezza l’autore non addolcisce il lutto, ma lo traduce in un linguaggio accessibile, fatto di immagini sobrie, dialoghi brevi e simboli che lasciano spazio al lettore. Tra tutti il tulipano, in particolare, diventa un segno poetico di bellezza fragile, contrappunto alla presenza della morte. Contrasto che aiuta a parlare di assenza, cambiamento e addio con misura e rispetto.

Questi albi ci mostrano come anche le domande esistenziali più impegnative, possano essere accolte con immagini semplici che non servono solo a spiegare ai bambini cosa succede, ma servono a dare forma a ciò che non si riesce a nominare direttamente. 

Paura e ansia nei piccoli

La perdita, talvolta nei piccoli, come nei grandi, può generare un turbinio di ansie e paure a causa della rottura del legame affettivo che li fa sentire al sicuro. Quando viene meno una figura o una routine importante, il bambino perde legami e teme che molte altre cose a lui care, possano sparire.

Una selezione di albi illustrati dedicati ai temi dell'assenza e della perdita: Due ali di Cristina Bellemo e Mariachiara Di Giorgio (Topipittori), L'albero rosso di Shaun Tan (Tunué), L'anima smarrita di Olga Tokarczuk e Joanna Concejo (Topipittori), Nuvola di Alice Brière-Haquet e Monica Barengo (KITE), e Che difficile! di Raúl Nieto Guridi (KITE). Libri che, attraverso il linguaggio dell'illustrazione, offrono strumenti preziosi per dialogare con i bambini sulle emozioni più difficili.
Una selezione di albi illustrati dedicati ai temi dell’assenza e della perdita:
Due ali di Cristina Bellemo e Mariachiara Di Giorgio (Topipittori),
L’albero rosso di Shaun Tan (Tunué), L’anima smarrita di Olga Tokarczuk e Joanna Concejo (Topipittori),
Nuvola di Alice Brière-Haquet e Monica Barengo (KITE), e Che difficile! di Raúl Nieto Guridi (KITE).
Libri che, attraverso il linguaggio dell’illustrazione, offrono strumenti preziosi per dialogare con i
bambini sulle emozioni più difficili.

Per questo, oggi, gli albi parlano di sentimenti che turbano anche i più piccoli, sentimenti che però non hanno ancora gli strumenti per descriverli. Perciò gli albi che parlano di paura e ansia sono utili anche quando non parlano direttamente di lutto o perdita. Questi albi aiutano a nominare il tremore, l’incertezza, la timidezza, il blocco, e la paura di non essere all’altezza.
In questa direzione si muove l’albo illustrato da Guridi Che difficile! edito da Kite Edizioni, che mette al centro la fatica di esprimersi e di farsi ascoltare, invitando a riconoscere la sensibilità altrui e rispettarla.

Albi illustrati, libri per ogni età 

Il potere degli albi illustrati sta nel loro modo di avvicinarsi ai temi forti senza cancellarli e senza renderli troppo brutali. Una buona storia illustrata non toglie il dolore, ma lo rende abitabile, consentendo al piccolo lettore di guardarlo e farne esperienza da fuori, per sentirsi meno solo e meno sbagliato.

Gli albi illustrati aiutano sia nei piccoli, che nei grandi, a veicolare argomenti difficili da spiegare a parole, perché grazie alle metafore ricorrenti, ci aiutano a vedere la perdita, la malinconia e la paura da un altro punto di vista, nominando l’indicibile con delicatezza. La metafora trasforma emozioni astratte troppo dolorose, in immagini che possono essere viste e condivise senza timore.

La grandezza dell’albo illustrato, risiede proprio nella sua natura di essere strumento conoscitivo ed educativo. Aiuta per mezzo di immagini a comprendere temi complessi come la perdita o il cambiamento, senza spiegazioni traumatiche. 

La metafora perciò rende l’esperienza visiva accessibile, traducendo il vuoto in un buco, la malinconia in una nuvola, la paura in un’ombra o in un mostro gentile. In questo modo il bambino può riconoscere le sue emozioni, ma a una distanza emotiva sufficiente per non esserne travolto.

L’immagine sposta leggermente il punto di vista e rende il dolore meno rigido, trasformando gli albi illustrati in vere e proprie mappe emotive fatte di percorsi visivi che non cancellano la fatica di vivere le emozioni. Aiutano a orientarsi dentro di esse facendo sentire che quelle emozioni possono essere nominate senza essere negate.
L’illustrazione va oltre la spiegazione scritta ed è proprio lì, nella semplicità dell’albo, che si apre spesso una possibilità di consolazione, comprensione e cura.

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Sonia Tralli
Sonia Trallihttp://www.soniatralli.it
Sonia Tralli è un’artista visiva italiana nata a Matera nel 1988. La sua espressione artistica, ha inizio sin da piccola formandosi poi presso il liceo artistico e più tardi conseguendo gli studi accademici in Decorazione e Illustrazione per l’editoria presso le Accademie di Bari e di Bologna.
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