Tassa sull’oro, la novità nella manovra 2026

La manovra finanziaria 2026 include una proposta di tassa sull’oro da investimento, una misura volta a introdurre un’aliquota agevolata del 12,5% sulle plusvalenze relative al possesso di oro fisico come lingotti, placchette e monete da investimento.
Questa tassa riguarda esclusivamente l’oro detenuto senza documentazione fiscale che ne attesti il valore di acquisto, offrendo ai detentori la possibilità di regolarizzare la propria posizione fiscale entro il 30 giugno 2026, pagando l’imposta entro il 30 settembre dello stesso anno.
La proposta nasce dall’esigenza del governo di reperire risorse aggiuntive, stimando un gettito tra 1,67 e 2,08 miliardi di euro.
La nuova aliquota del 12,5% rappresenta un incentivo fiscale rispetto all’ordinaria tassazione del 26%, con l’obiettivo di favorire l’emersione di patrimoni in oro poco o non dichiarati (TG24 SKY – “Manovra 2026, ipotesi tassa sull’oro: come funziona e chi dovrebbe pagarla“).

Lo stato dell’arte

Al momento, la tassa sull’oro non è ancora stata definitivamente approvata.
La misura è allo stato di proposta e viene discussa nel contesto della legge di bilancio 2026. I diversi passaggi parlamentari sono in corso e vi è un dibattito tra maggioranza e opposizione, con alcune perplessità riguardo agli effetti e alla giustizia fiscale della norma.
Il governo continua a sostenere l’importanza della tassa come strumento per incrementare le entrate senza gravare ulteriormente sulle imposte tradizionali.
L’approvazione potrebbe avvenire entro la fine del processo legislativo previsto nei prossimi mesi, ma restano ancora margini di possibile modifica o revisione della norma (TG LA7 – “Manovra 2025, il governo propone la tassa sull’oro al 12,5%: cosa significa e come funziona“).

Possibili risultati e conseguenze

Le conseguenze dell’introduzione di questa tassa saranno multiple.
Da un lato, lo Stato potrebbe ottenere un incremento significativo delle entrate fiscali derivanti dalla regolarizzazione di una parte dell’oro da investimento attualmente non dichiarato, stimato complessivamente in 133-166 miliardi di euro di valore sul territorio nazionale. Dall’altro lato, si tratta di un incentivo per i cittadini a dichiarare e normalizzare il possesso di oro fisico, beneficiando di una tassazione agevolata rispetto alla più alta aliquota ordinaria. Tuttavia, il successo della misura dipenderà dall’effettiva adesione al meccanismo di regolarizzazione, su cui permangono dubbi considerato il rischio che molti detentori preferiscano mantenere la posizione attuale. Inoltre, la tassa riguarda solo l’oro da investimento e non i gioielli o l’oro di uso comune in casa, limitandone così la portata (TGCOM24 – “Manovra, allo studio una tassa sull’oro: gettito oltre 2 miliardi, tgcom24.mediaset.it“).

Dubbi sull’efficacia e sulla correttezza

In conclusione, la tassa sull’oro nella manovra finanziaria 2026 rappresenta un tentativo del governo di trovare nuove fonti di entrate fiscali attraverso strumenti innovativi che favoriscono l’emersione e la regolarizzazione di patrimoni tradizionalmente difficili da tracciare. L’attenzione è posta sull’oro da investimento senza documentazione, con l’obiettivo di evitare aumenti generalizzati della pressione fiscale. La discussione parlamentare è ancora aperta, e la misura potrebbe subire modifiche prima dell’approvazione definitiva. Restano aperti anche i dubbi sull’efficacia e sulla giustizia di questa tassazione in termini di adesione dei contribuenti e impatto sociale (TG24 SKY – “Manovra 2026, ipotesi tassa sull’oro: come funziona e chi dovrebbe pagarla“).

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