In Spagna il governo sta preparando una nuova legge che vieterà l’accesso ai social network ai minori di 16 anni, obbligando le piattaforme a introdurre rigidi sistemi di verifica dell’età e rendendo i dirigenti responsabili dei contenuti illegali e d’odio pubblicati online. L’iniziativa nasce con l’obiettivo dichiarato di proteggere i più giovani da un ambiente percepito come “Far West digitale”, caratterizzato da pornografia, violenza, odio e algoritmi che amplificano contenuti dannosi. (Il Fatto Quotidiano – “Anche la Spagna vieterà l’accesso ai social media per gli under 16. L’annuncio di Sanchez che attacca Musk: “Ha creato disinformazione”“)
Cosa prevede la nuova norma in Spagna
Il premier Pedro Sánchez ha annunciato che verrà presentato un disegno di legge che inserirà il divieto per gli under 16 all’interno di un più ampio pacchetto di misure sulla protezione digitale dei minori. Le piattaforme come TikTok, Instagram, YouTube, X, Snapchat e altre dovranno implementare sistemi di verifica dell’età “non solo caselle da spuntare”, capaci di bloccare realmente l’accesso ai più giovani.
La norma punta anche a introdurre responsabilità personali per i vertici delle aziende social in caso di contenuti illegali o d’odio e a perseguire la manipolazione algoritmica che amplifica materiale illecito. La misura si inserisce in una più ampia linea europea che guarda a un innalzamento dell’età minima per i social a 16 anni, sostenuta da una risoluzione del Parlamento europeo che chiede una soglia comune e maggiori tutele contro pratiche digitali addictive.
Altri Paesi e obiettivi della legge
La Spagna segue l’esempio di Paesi come l’Australia, che a fine 2025 ha deciso di vietare l’uso dei social ai minori di 16 anni, e di Stati europei che hanno già alzato l’asticella delle tutele, come la Francia, dove è necessaria l’autorizzazione dei genitori per i minori di 15 anni. Anche Regno Unito e Danimarca stanno discutendo o hanno annunciato limiti severi. Londra valuta un divieto sotto i 16 anni con sistemi di verifica molto efficaci, mentre Copenaghen punta a una soglia nazionale di 15 anni per alcune piattaforme.
Questo tipo di leggi mira a tutelare la salute mentale e fisica dei ragazzi, riducendo l’esposizione a contenuti violenti o sessuali, al cyberbullismo, alla disinformazione e ai meccanismi di dipendenza progettati dagli algoritmi. Secondo il Parlamento europeo, un quarto dei minori mostra già un uso “problematico” dello smartphone, dato che alimenta la richiesta di regole più severe e di un’età digitale più alta.(Adnkronos – “Social vietati ai minori di 15 anni, dall’Australia al Regno Unito: cosa fanno gli altri Paesi“)
La posizione dell’Italia
In Italia, oggi i minori sotto i 14 anni possono aprire un account social solo con il consenso dei genitori, mentre dai 14 anni in su non è più necessario il permesso, in linea con il quadro europeo attuale. Roma non ha ancora avviato un percorso legislativo per vietare del tutto i social agli under 16, ma parte del dibattito pubblico e politico guarda con interesse a quanto sta accadendo in Francia e Spagna, e alle proposte del Parlamento europeo per fissare a 16 anni l’età minima di accesso. Il tema potrebbe quindi entrare nei prossimi mesi nell’agenda politica italiana, tra le richieste di maggiore protezione dei minori e i timori di limitazioni eccessive alla libertà di espressione online. (Senatora Ragazzi – “Disposizioni per l’accesso dei minori alle piattaforme social“)


