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L’impatto economico dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale (IA) sta rapidamente trasformando l’economia e il mercato del lavoro in tutto il mondo, e l’Europa, insieme all’Italia, non fanno eccezione.
Pur partendo con un certo ritardo rispetto a colossi tecnologici come Stati Uniti e Cina, l’Unione Europea ha messo in campo un ambizioso piano di investimento da un miliardo di euro per accelerare l’adozione dell’IA nei settori produttivi e infrastrutturali chiave, mirando a rafforzare la sovranità economica e competitività tecnologica del continente.

L’adozione dell’IA nelle imprese europee è oggi ancora limitata (13,5% delle imprese europee, solo 8,2% in Italia, “ISTAT – Imprese e Ict – Anno 2024“), ma la crescita prevista è notevole. Questo cambiamento promette di rivoluzionare il modo di lavorare, automatizzando mansioni ripetitive e a basso valore aggiunto, ma solleva anche importanti questioni su impatti occupazionali, disuguaglianze e necessità di formazione e riqualificazione del capitale umano.

Il contesto europeo e Italiano sull’adozione dell’IA

L’Europa si trova nel mezzo di un’importante transizione digitale.
La Commissione Europea ha evidenziato la necessità di diminuire il divario tecnologico rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, promuovendo un “ecosistema sovrano” di IA che possa garantire innovazione sostenibile e indipendenza tecnologica.
Le principali sfide, riguardano soprattutto alcuni aspetti piuttosto critici relativi alla diffusione e alla corretta introduzione di questi nuovi mezzi tecnologici all’interno del territorio, delle istituzioni e delle aziende.

Dati estratti dal World Economic Forum – Future of Jobs Report 2025. Il grafico evidenzia i ruoli destinati al maggiore calo entro il 2030, sulla base delle stime di riduzione occupazionale fornite dai datori di lavoro globali.

Queste criticità riguardano problematiche come la frammentazione della digitalizzazione tra i paesi dell’Unione Europea e tra le regioni interne delle singole nazioni. Questo è solo il primo dei punti critici che è difficile affrontare e che conosciamo perfettamente anche in Italia, dove alcune aree territoriali sono estremamente mal fornite, anche in termini di infrastrutture (come le connessioni in fibra ottica FTTH). Oltre la carenza strutturale, molte aree manifestano anche una certa resistenza all’accettazione di queste nuove tecnologie rispetto ad altre più predisposte all’innovazione.
Un altro punto estremamente importante, riguarda la difficoltà che le piccole-medio imprese dovranno affrontare negl’investimenti per tenere il passo con lo sviluppo del metodo di produzione innovato e, per tenere il passo occorrerà formare il personale. L’accesso ai capitali non è di certo dei più semplici.
Ed ancora, i costi di formazione e di assunzione di personale qualificato a causa della certa carenza di competenze digitali e nello specifico riguardo l’intelligenza artificiale.

In Italia, la situazione è particolarmente critica, con un tasso di adozione IA tra i più bassi in Europa. Il tessuto produttivo è infatti dominato da micro, piccole e medie imprese meno propense all’innovazione radicale e l’infrastrutturazione digitale fa fatica a raggiungere il sud e territori meno sviluppati.

Il piano UE mira a investire oltre 1 miliardo di euro entro il 2027 per promuovere formazione, ricerca, sviluppo industriale e creazione di poli di innovazione digitali, con un’attenzione particolare al supporto delle PMI e delle startup.

Automazione dei lavori e impatto occupazionale

L’introduzione dell’IA porterà a una significativa automazione dei lavori meno specializzati e più ripetitivi, spostando la domanda verso profili professionali più qualificati o specificamente formati.
La tipologia di mansioni facilmente sostituibili comprendono i lavori di produzione manuale e assemblaggio industriale, ovvero l’operaio comune non specializzato, attività di logistica e magazzino come la movimentazione o la gestione scorte, oppure le attività amministrative semplici e ripetitive, come l’inserimento dati o gestione documentale.

Dati ricostruiti dal World Economic Forum – Future of Jobs Report 2025. Il grafico mostra le professioni con la maggiore crescita prevista entro il 2030, valutate secondo la variazione percentuale netta indicata dalle aziende intervistate.

Gli effetti previsti sono duplici. Questo porterebbe certamente ad una trasformazione dei posti di lavoro tradizionali, un significativo numero di posizioni a bassa qualifica sarà automatizzato o ridotto.
Dall’altra parte, se determinati ruoli lavorativi andranno ad estinguersi, ne verranno sicuramente creati di nuovi altamente specializzati. Aumenterà certamente la domanda di sviluppatori di IA, data scientist, esperti di cybersecurity e manager dell’innovazione.

In Italia, circa il 20% della forza lavoro è esposta ai cambiamenti tecnologici indotti dall’IA, con un impatto stimato positivo sul PIL che varia tra lo 0,9% e l’1,8% nei prossimi 10 anni, grazie anche all’aumento di produttività (ISTAT – “Imprese e ICT – Anno 2024″).

Conseguenze economiche e sociali

L’intelligenza artificiale produce un impatto complessivo molto rilevante sull’economia europea, traducendosi principalmente in un incremento significativo della produttività aziendale e in una riduzione dei costi operativi.

Le imprese possono così migliorare l’efficienza dei loro processi produttivi, diminuendo gli sprechi e ottimizzando l’impiego delle risorse, con un effetto positivo sui margini di profitto e sulla sostenibilità economica.
Questo significa che le aziende, anche quelle più piccole, dovranno impegnarsi ad allineare il loro metodo di produzione con quelle che sono le ultime tecnologie.
Parallelamente, l’innovazione portata dall’IA, permette di elevare la qualità dei prodotti e dei servizi offerti, sviluppando soluzioni più personalizzate e avanzate che accrescono il valore per i clienti.

Questo circolo virtuoso contribuisce anche a rafforzare la competitività internazionale delle imprese europee, che si trovano così in una posizione più solida nel contesto globale.
Quelle aziende che non dovessero stare al passo in questa trasformazione digitale, rimarranno indietro e verranno certamente surclassate dai concorrenti più rapidi ad innovarsi, a produrre di più e più velocemente a costi nettamente inferiori.

Soluzioni possibili

Per affrontare queste sfide e massimizzare le opportunità derivanti dall’adozione dell’intelligenza artificiale, è necessario mettere in campo un insieme coordinato di interventi. È indispensabile innanzitutto investire concretamente nella formazione continua con programmi mirati a fornire nuove competenze digitali e abilità di innovazione, così da preparare il capitale umano a inserirsi efficacemente in un mercato sempre più tecnologico.

Contestualmente, occorre garantire un sostegno finanziario specifico per le PMI, affinché dispongano delle risorse necessarie per adottare tecnologie IA senza subire perdite di competitività.
Un ruolo chiave è rivestito anche dalla creazione di ecosistemi di innovazione che mettano in rete università, centri di ricerca e imprese, favorendo l’interazione e la condivisione di conoscenze e risorse.
Le politiche pubbliche devono accompagnare il processo con regole equilibrate e inclusive, che stimolino la crescita tecnologica senza escludere nessuno.

Infine, la promozione di una cultura digitale diffusa, che spinga verso l’accettazione del cambiamento, è essenziale affinché la transizione verso un’economia basata sull’IA sia efficace e condivisa in tutti i settori produttivi e sociali.

 

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Daniele Contino è un sistemista reti e servizi informatici con esperienza ventennale nell'assistenza tecnica informatica. Ha lavorato sia in ambiti corporate multinazionali che come imprenditore, ricoprendo ruoli che spaziano dall'informatica, all'amministrazione, alla vendita e al commerciale. È autore, webmaster e fondatore di Superchio.it nato dalla passione per la lettura, soprattutto di saggi, e la scrittura, ma anche per la condivisione delle proprie passioni con gli altri. Missione principale del magazine è infatti quella di condividere le proprie conoscenze e tentare di divulgare le proprie competenze.