Ogni tanto mi capita di leggere sul web, ma anche su testate giornalistiche di una certa importanza, sia nazionali che internazionali, approfondendo questo o quell’altro argomento generazionale, una classificazione delle generazioni per anno di nascita.
Si fa un riassunto generale, di quelle che sono le caratteristiche di una generazione, i suoi pregi, i suoi difetti, i trend famosi, i motivi di tutte queste peculiarità per via delle situazioni economiche, politiche e sociali comuni in quel periodo specifico. Si tratta spesso di etichette storiche per le vecchie generazioni, ma di marketing per le generazioni che sopravvivono, lo standard utilizzato fa riferimento perlopiù alla popolazione statunitense.

Ma facciamo un riepilogo, quali sono queste generazioni e perchè vengono chiamate in questo modo? Il modello di riferimento di cui parleremo, si riferisce ad una questione statistica, la fetta grossa di una popolazione vissuta in un determinato periodo, avrà vissuto certe dinamiche generazionali, ma ci saranno sempre state le eccezioni che confermano la regola.
Oggi, ignorando le eccezioni, prendiamo in esame questa classificazione e alcune delle valutazioni scritte di seguito saranno strettamente personali.
Greatest generation e generazione silente
La greatest generation e la generazione silente, sono ritenute rispettivamente le generazioni di persone nate dal 1901 al 1927 per la prima, e dal 1928 al 1945 per la seconda. Nonostante siano state importantissime anche per la situazione attuale, non saranno motivo di approfondimento dell’articolo trattandosi comunque delle generazioni degli attuali over 80.
Baby boomer
I baby boomer sono i nati tra il 1946 e il 1964. Cronologicamente è la generazione che segue la generazione silente. Questa è la generazione dalle nascite più numerose, un vero e proprio boom demografico, da qui il loro nome.
É la generazione che vive i maggiori cambiamenti storico-culturali, grazie all’industria bellica e all’innovazione. Si vive un periodo di grande ripresa dopo la seconda guerra mondiale, tutto deve essere ricostruito e vengono stanziati enormi fondi di investimento per creare lavoro, ed aumentare il livello di istruzione rispetto alla precedente.
Grazie all’ European Recovery Program, famoso anche come piano Marshall, l’Europa ebbe una ripresa che fu già evidente nel 1948.

L’ondata di ottimismo fu percepita anche in Italia, dove ci fu un esplosione di natività, negli anni successivi questa generazione diede vita alle più grandi rivoluzioni economico-sociali che cambiarono profondamente i ruoli sociali.
É la prima generazione in cui le donne iniziano a potersi permettere di andare all’università o di poter lavorare nelle fabbriche, molti di loro sono ancora oggi impiegati nei posti di lavoro che hanno ottenuto durante la loro gioventù o sono ai primi anni di pensione.
Trattandosi della più numerosa, vissuta durante un periodo di grande opportunità economica con ottime prospettive di una vita migliore rispetto ai loro genitori, hanno avuto il potere di cambiare le regole in famiglia, nella società e nel lavoro. Per il marketing questa è una delle generazioni più appetibili a livello economico, trattandosi dei detentori della maggior parte dei risparmi del paese.
In loro è molto forte la cultura del lavoro, dell’impegno e del patriarcato. Avendo vissuto l’intera età adulta durante il periodo in cui il lavoro era retribuito per impegno e competenze, la maggior parte di loro, ha un’idea molto standardizzata dello studio e dell’impiego.
Nella maggior parte dei casi, non in maniera assoluta, nella famiglia che nasce tra gli anni 60 e gli anni 80 è l’uomo a lavorare e a portare la fetta grossa di reddito, la donna è stata più spesso impegnata nella crescita dei figli o nel ruolo di “guardiano del focolare”. É proprio da questo dato di fatto e da questo concetto, che nascono le note lotte femministe dagli anni 60 in poi.
Generazione X e Millennial
Generazione X, è il termine usato comunemente per indicare i nati dal 1965 al 1980, millennial invece, i nati dal 1981 al 1994. Seppure che di queste due generazioni se ne parli con grande differenza, si tratta più di una scala di grigi che non di una netta differenza.

I componenti della X-GEN che sono nati nella prima parte del lasso temporale attribuito a questa generazione, in pratica i nati negli ultimi dei ’60 e nei primi ’70, hanno potuto sfruttare quel che era rimasto del boom economico, la loro concezione del lavoro e della famiglia è molto simile a quella dei baby boomer ed in parte, hanno avuto delle possibilità molto simili.
Per chi di loro è nato invece nella seconda parte di questo lasso temporale, ha vissuto una realtà molto più simile a quella dei millennial.
I millennial (aka generazione Y), si sono trascinati dietro gli ultimi arrivati della generazione X, per quanto si faccia a mio avviso, questa erronea divisione. Questa è una generazione che vive il cambiamento dettato dalla tecnologia.
Questa fascia generazionale, condivide appieno i ricordi dell’infanzia vissuta dalle due generazioni precedenti. Nell’infanzia dei millennial della prima decade, non c’è tecnologia invasiva della quotidianità, non esistono ne cellulari e ne social network, i bambini giocano ancora per le stradine secondarie a nascondino, o a palla al grido di “MACCHINA” per avvertire il gruppo del sopraggiungimento di un’auto.
Tuttavia, è la prima generazione ad essere agile e veloce nell’uso della tecnologia, dei computer, dei cellulari, degli smartphones, di internet e dei social network, hanno insegnato ad usarla alla vecchia generazione ed alle nuove generazioni, nonostante questo, hanno conosciuto anche il mondo prima dell’instant gratification.
Gli ultimi della X-GEN ed I millennial degli anni 80, sono molto spesso i figli dei baby boomer della decade dei ’50, proprio per questo motivo sono cresciuti con i valori insegnati da questi ultimi, ma allo stesso tempo diventano adulti proprio all’inizio di una grande recessione economica; questo ridurrà di molto la qualità della realtà di questa generazione, la realizzazione derivata dall’impegno e dallo studio è estremamente più bassa rispetto a quelle che sono state le aspettative dei giovani millennial, cresciuti ed educati dall’etica dei baby boomer.

Per quanto i nati nella prima parte dei ’90 vengano comunque definiti millennial, in moltissimi non condividono questa infanzia, queste radici pregne di convinzioni che non trovano riscontro nella realtà odierna e che spesso sono motivo di disagio sociale.
Contraddizioni tra valori e mutazione della società
Gli ultimi della Generazione X e i Millennial, appartengono a quel periodo storico in cui si ha, o si può avere apparentemente tutto. A parole, moltissimi media e personalità della politica, hanno pubblicizzato questa tendenza degli ultimi anni del puntare sui giovani.
I millennial nella stragrande maggioranza dei casi sono usciti tardi di casa, hanno avuto la possibilità di studiare ciò che desideravano, ed hanno potuto puntare alla carriera che più hanno preferito, nella maggior parte dei casi, sostenuti dai genitori.
Ma è davvero così? A questa generazione, inconsciamente radicata ai valori di chi non conosce l’economia e la società odierna, è stato insegnato che con l’impegno e lo studio è possibile ottenere qualsiasi cosa, una stabilità economica, un buon lavoro, una casa, una famiglia. Prima o poi sarebbe arrivata la situazione giusta, quella migliore, ma la realtà in cui si sono imbattuti quando è arrivato il loro turno, è ben diversa.
Questa generazione ha imparato e sta imparando tuttora, a sdoganare un altro tabù che proviene da queste radici ingombranti. Il peso del senso di fallimento e dell’impotenza, di fronte alla necessità assoluta di “produrre successo” che ha causato un fenomeno generazionale di rilievo per la psicologia. All’alba di questo impasse, ai millennial è stato tolto il diritto di poterne parlare, perché come dichiarava anche un ministro del welfare italiano, considerati troppo schizzinosi e choosy, viziati e senza voglia di lavorare ed imparare. Questa citazione è un esempio reale per esprimere una mentalità esistente e proveniente dalle generazioni precedenti, che ha creato una paura di parlarne per il conseguente e scontato iniquo confronto generazionale.

É indubbia l’importanza sociale della condivisione, un tassello fondamentale per superare momenti difficili e stressanti che possono inevitabilmente sfociare in patologie mentali, vedi ansia e depressione, che sembrano essere dilaganti in questa fascia generazionale, a causa della profonda contraddizione socio-economico-culturale della realtà a confronto con i valori ereditati dalle precedenti generazioni
Provenendo da nuclei familiari costituiti perlopiù da boomer, nonché nipoti dei silent, è la prima a dover scardinare altre colonne portanti dei valori trasmessi da queste radici, un nucleo familiare tradizionale.
L’impatto di questi preconcetti trasmessi di generazione in generazione, in una società che non li rispecchia più, consegue in altri disagi sociali e la sensazione di aver fallito ulteriormente.
Non si vuole insinuare che i millennial siano stati i primi ad avere a che fare con l’instabilità coniugale, era cosa già nota anche ben prima della legge sul divorzio del 1970, ma in una società che fino a soli 40 anni fa permetteva il “delitto d’onore” o il “matrimonio riparatore” (quei due istituti di legge che permettevano di rapire una donna, violentarla e poi dirsi disposti a sposarla così come ucciderla se era venuta meno ai doveri di fedeltà coniugale praticamente con il favore dalla legge), quei cambiamenti che nel presente sono riscontrabili nella realtà, all’epoca erano poco più di qualche eccezione.
Sempre in questa generazione, si possono toccare con mano i risultati di decenni di lotte femministe. Le donne hanno scardinato i meccanismi dei ruoli che erano a loro stati assegnati, contendendosi oggi, posizioni di rilievo che prima erano ad appannaggio esclusivo dell’uomo, nonostante sia andato perso questo patriarcato istituito, in molte circostanze ancora oggi sussistono delle differenze lievi ma sostanziali tra generi, come la disparità salariale, questo fenomeno di parità non parità, rende instabile l’odierno già fragile nucleo familiare di qualsiasi tipo. Sebbene il patriarcato istituito sia un ricordo del passato, la percezione nei confronti del ruolo maschile è rimasta invariata rispetto a 50 anni fa, ci si aspetta che l’uomo della fascia generazionale in questione, faccia come i suoi predecessori, assumendo un ruolo di perno familiare da “persona che porta il pane a casa“, ma ammesso e non concesso che qualcuno lo volesse, il maschio di questa generazione il patriarcato non può permetterselo.

Generazione Z
La generazione Z è definita dai nati dal 1996 al 2010, sono i primi nativi digitali in assoluto dal momento che è la generazione che nasce dopo l’invenzione di internet. La coorte più anziana di loro si sta affacciando ora al mondo del lavoro, tutto ciò che per i millennial è un valore trasmesso dalle radici boomer, per i Z-GEN è già sdoganato e l’impatto della loro idea della realtà è molto meno condizionato da preconcetti provenienti dal passato rispetto a chi li ha preceduti.
Non condividono l’infanzia delle precedenti generazioni, non conoscono un mondo senza mezzi di comunicazione rapidi e senza instant gratification. Sono più a conoscenza dei problemi relativi all’ambiente perché sono i primi a studiare queste tematiche già durante l’istruzione primaria.
Per il momento, le tendenze dei nativi digitali non sono dettate da cambi di ruolo essenziali nella società e nel lavoro, o da eventi economici, ma da tendenze comunicative e social. Dovranno probabilmente avere a che fare, più di chiunque altro, con la dualità della tecnologia, che migliora la comunicazione in senso pratico, ma spesso la impoverisce dal lato umano, e con una socialità sempre più individualista che ha i suoi enormi vantaggi, ma anche moltissimi svantaggi.
Sarà con molta probabilità, la generazione che più di ogni altra avrà da insegnarci sul valore della diversità. Le particolarità di una generazione vengono dalla sua storia e sicuramente questa, avrà molto da raccontarci in futuro insieme alla generazione alpha.


