Scrollando Instagram mi sono imbattuta in due articoli che hanno catturato la mia
attenzione. Il primo Neuroscientist reveals Gen Z first generation in history to be less
intelligent than their parents — insomma, la prima generazione con QI più basso rispetto
ai propri genitori. Il secondo Schools are removing analogue clocks because teenagers
can no longer read them — le scuole rimuovono gli orologi analogici perché i ragazzi non
sono più capaci di leggerli.
Orologi spariti e QI in calo: cosa sta succedendo alla Gen Z?
Allarmante, vero? E allora mi viene spontaneo riflettere da docente: insegno da dieci anni
nella scuola primaria, sia come insegnante di classe sia come docente di lingua inglese.
Sapete bene com’è organizzata la scuola italiana: ferrea, quasi impenetrabile, con materie
rigidamente separate tra loro, ma ai bambini viene continuamente richiesto di costruire
collegamenti.
Tutto normale, vero? E ci stupiamo se i bambini fanno fatica a farlo.
Prendiamo tre esempi: storia, geografia e scienze. Nelle prime due classi di scuola
primaria, la storia si concentra sul concetto di tempo, la geografia si concentra sul luogo e
sugli spazi, mentre le scienze evidenziano l’aspetto naturale dei primi due.
A mio avviso, se vogliamo davvero insegnare ai bambini a fare collegamenti tra le
discipline, sarebbe utile avere una materia che unisca spazio, tempo e natura. In questo
ambito rientrerebbero: stagioni, mesi, giorni della settimana, tempo meteorologico,
riferimenti spaziali e orientamento nello spazio fisico e sociale, i cicli vitali e gli ambienti di
vita degli animali, gli ecosistemi…
Ora, non sto scrivendo per criticare l’organizzazione scolastica italiana, ferma da decenni
ai programmi del dopoguerra; voglio solo spiegare velocemente come è strutturata per
arrivare con chiarezza allo step successivo.
All’interno di questo “spazio-tempo” si dedica anche attenzione alla lettura dell’orologio. Si
parte dall’evoluzione storica degli strumenti per misurare il tempo: l’orologio solare, le
clessidre — che i bambini amano costruire e sperimentare praticamente, attività che
unisce manualità, osservazione e creatività. Questo percorso graduale prepara i bambini
ad arrivare, all’inizio della classe terza, alla lettura dell’orologio analogico. Qui si
consolidano anche concetti matematici: quante ore in un giorno, quanti minuti in un’ora,
problemi su maggiore/minore, calcoli, problemi ecc. L’inglese invece arriva più avanti,
infatti, solo quando il concetto è consolidato in italiano si introduce The time, ovvero in
classe quarta.
Ogni anno, però, mi accorgo che insegnarlo diventa sempre più complesso. I bambini
fanno davvero fatica a leggere l’orologio analogico, indipendentemente dalla lingua.
Psicologicamente, questo può essere spiegato con il fatto che le funzioni esecutive sono
ancora in fase di sviluppo e richiedono esercizio pratico, manipolazione concreta e
interazione con l’ambiente. Di solito, faccio costruire un orologio di cartoncino, con le
lancette che i bambini possono muovere, e sul quale esercitarsi.
È anche vero che ormai vediamo solo orologi digitali, e quindi ci si può chiedere se ha
ancora senso insegnare a leggere le lancette. La mia risposta è assolutamente sì. Non
tanto per necessità pratica, quanto per sviluppare una forma mentis flessibile: leggere un
orologio analogico stimola ragionamento spaziale, sequenze logiche e memoria operativa
— un po’ come studiare latino o greco: lingue morte, ma esercizio per la mente.

A questo punto collego l’argomento al primo articolo: la presunta regressione del QI nella
Gen Z. Gli articoli sottolineano come funzioni esecutive e flessibilità cognitiva stiano
regredendo, imputando la colpa alla tecnologia e agli schermi.
Ma avete mai visto un test del QI? Prendiamo ad esempio la Wechsler Intelligence Scale for Children (WISC-V, 2014).
Questo test è composto da quattro sezioni:
- comprensione verbale: vocabolario, analogie, ragionamento linguistico;
- ragionamento visuo-percettivo/spaziale: matrici, puzzle geometrici;
- memoria di lavoro: manipolazione di informazioni a breve termine;
- velocità di elaborazione: rapidità in compiti visivi semplici.
Ora provate a rispondere: un ragazzo passivo davanti a uno schermo sviluppa queste abilità? Direi proprio di no. E allora, da una parte, sostituiamo gli orologi analogici con quelli digitali per facilitarne la lettura, dall’altra manteniamo test standardizzati che
colpiscono proprio le aree più deboli. Discrepanza evidente. I test andrebbero aggiornati
periodicamente, per restare attuali, riflettere i cambiamenti demografici e correggere bias
culturali.
In conclusione, è giusto togliere gli orologi analogici dalle scuole? Io penso di, no.
Bisognerebbe continuare a insegnarli, sia a scuola sia in collaborazione con la famiglia.
La Gen Z sta davvero invertendo la Curva di Flynn? Sì, ma solo se misurata con strumenti
che non rispecchiano la sua realtà.
Pensiero personale: a questo punto se noi Millennial siamo davvero la generazione più
intelligente della storia… beh, allora siamo fritti.


